E' nato un gruppo autonomo ed informale di studenti che intendono, con diverse iniziative, dare un segnale forte di cambiamento nell'Ateneo. "Riprendiamoci le nostre facoltà" è lo slogan, accompagnato dalle prime attività, come la scerbatura e la pulizia di spazi abbandonati.
“Riprendiamoci le nostre facoltà”. Questo lo striscione che un gruppo di studenti ha esposto nel dipartimento di Scienze Umanistiche e Sociali. Una scritta a metà tra l’invocazione e il grido di battaglia. Autori dell’iniziativa un gruppo di studenti della facoltà di Scienze Politiche, che si definisce “informale ed autonomo”, dunque estraneo alle associazioni universitarie già esistenti, ma pieno di voglia di fare. Questi ragazzi hanno, infatti, pulito i giardini della sede di via Malpighi, impegnandosi anche in un’accurata opera di scerba tura, cosa che sembrava non verificarsi da tempo nel cortile della facoltà.
“Un gruppo informale e autonomo di studenti di scienze politiche – raccontano i ragazzi nel comunicato che ufficializza l’azione – che non fanno parte di alcuna associazione universitaria si è riunito ieri, dopo anni di indifferenza da parte delle istituzioni universitarie, per lanciare un segnale alla comunità studentesca, procedendo con la scerbatura dei giardini alla sede di via Malpighi, con l’affissione di cartelloni che vogliono puntare l’attenzione alle carenze di un sistema universitario sempre più in frantumi e con l’esposizione di uno striscione “ riprendiamoci le nostre facoltà” che purtroppo è stato danneggiato e poi tolto, cercando inutilmente di vanificare l’impatto che tale gesto ha avuto sulla coscienza degli studenti del Dipartimento di Scienze Umane e Sociali”.
Cartelloni colorati sono stati disseminati nei corridoi, nel frattempo, per puntare il dito contro le carenze di un sistema universitario pubblico sempre più vessato dai tagli e afflitto dall’incuria. Lo striscione che invitava gli studenti messinesi a riprendere gli spazi e la cura delle rispettive facoltà è stato inspiegabilmente danneggiato, ma gli artefici della manutenzione fai da te di scienze politiche non si sono certo lasciati intimorire e annunciano prossime iniziative: “Questa è la prima di tutta una serie di azioni che questa collettività emergente si prefigge di portare avanti con l’intento di sviluppare una partecipazione degli studenti sempre più ampia, aut organizzata,consapevole e cosciente”.
Un piccolo segnale di risveglio in una comunità universitaria come quella di Messina, vasta – quasi 30.000 studenti – ma atipica e spesso troppo distratta e assente, non solo sul fronte della vita cittadina, ma anche ed inspiegabilmente su quello della stessa università. Dopo l’Onda del 2008 e il Movimento contro la Legge Gelmini che ha visto la mobilitazione di milioni di studenti in tutt’Italia e la creazione anche a Messina di un collettivo di studenti – Collettivo UniMe In Protesta – artefici dell’occupazione del Tetto del Rettorato prima, dell’Aula Cannizzaro ed ex Chimica poi, dopo la chiusura dell’aula occupata gli studenti dell’Università di Messina sono tornati al loro consueto anonimato, fatto di un misto di rassegnazione ed apatia. Ad alzare la voce negli ultimi scandali che hanno investito l’Ateneo, solo qualche membro di qualche associazione universitaria, come i ragazzi di Atreju artefici di uno striscione esposto nel cancello del Rettorato.
Adesso un gruppo di ragazzi sembra aver deciso, in assoluta autonomia, di ritornare ad animare la vita universitaria messinese, puntando sullo sviluppare la coscienza critica di colleghi ed istituzioni sui problemi, anche gravi, che affliggono il mondo dell’università e della ricerca pubblica in Italia in generale ed a Messina in particolare.
Eleonora Corace
