“Omero è stato qui” di Nadia Terranova, le storie della Sicilia raccontate ai bambini come mai prima - Tempo Stretto

“Omero è stato qui” di Nadia Terranova, le storie della Sicilia raccontate ai bambini come mai prima

Emanuela Giorgianni

“Omero è stato qui” di Nadia Terranova, le storie della Sicilia raccontate ai bambini come mai prima

mercoledì 29 Maggio 2019 - 08:09
“Omero è stato qui” di Nadia Terranova, le storie della Sicilia raccontate ai bambini come mai prima

L’apprezzatissima Nadia Terranova, candidata al premio Strega, ha presentato il suo nuovo libro “Omero è stato qui”, nel Salone delle Bandiere del Comune di Messina. Con lei Lucilla Risicato e Giovanna Manetto.

Miti, storie e leggende della Sicilia come non li si aveva mai letti prima. Un libro per bambini che solo per bambini non è assolutamente. Sono gli splendori della nostra terra e i valori delle sue storie, che hanno sempre qualcosa da raccontare, in un libro che fa sorridere ed emozionare sin dalla prima pagina.

Nadia Terranova, autrice messinese poliedrica e tra le più apprezzate, candidata al premio Strega col suo “Addio fantasmi”, ha presentato, nel Salone delle Bandiere del Comune di Messina, grazie all’evento organizzato dalla libreria Bonanzinga, il suo ultimo lavoro intitolato “Omero è stato qui”. In dialogo con Lucilla Risicato e con Giovanna Manetto a leggere alcuni brani.

Un tavolo pieno di donne, il consigliere comunale Antonella Russo apre l’incontro ricordando la storia del Salone delle Bandiere, oggi gremito di gente, in cui nel 1955 avvenne l’importante Conferenza di Messina, e lascia la parola a Daniela Bonanzinga che si augura questo luogo possa essere propizio per la vittoria al premio Strega di una brillante autrice messinese che ha portato nel mondo la sua Messina, a 360 gradi.

Grandi emozioni, poi, danno avvio alla discussione. Giovanna Manetto, insieme agli incredibili attori della sua associazione teatrale che mette insieme i talenti di ragazzi portatori di disabilità e normodotati, fa vivere il libro dinanzi ai presenti, leggendone un brano mentre i suoi giovani intonano l’affascinante canto delle sirene. Un momento magico, onirico, indimenticabile.

Con una candidatura per lei totalmente inaspettata, ma non tale per i suoi lettori, e tante nuove idee da sviluppare, Nadia Terranova ha raccontato in “Omero è stato qui” le storie della sua Sicilia così come le ha ascoltate da piccola, con gli stessi protagonisti, arricchiti da mille sfaccettature e dalla sua incredibile immaginazione. Si parte da Omero e si torna ad Omero, ma nel mezzo troveremo Scilla e Cariddi, descritte come due ragazze pericolose; Mata e Grifone, la cui storia d’amore dimostra che gli opposti si attraggono; la fata Morgana che porta Re Artù, suo fratello, in rifugio sull’Etna e, a volte, per confondere gli aggressori fa apparire la Sicilia e la Calabria tanto vicine, mentre Artù si impegna a trattenere le eruzioni del vulcano ma nostalgico, a volte, ritorna in Gran Bretagna, lasciando l’Etna senza controllo; incontriamo, ancora, Dina e Clarenza per dimostrare il coraggio delle donne; Cola pesce che, salvatore della Sicilia, porta sulla spalla il peso di una delle tre colonne ormai consumata dal tempo ma, costretto qualche volta a spostarla da una spalla all’altra, genera i terremoti; I fantasmi del terremoto, di cui lo stretto è pieno, le tre storie di Capo Peloro e, infine, quelle delle Sirene di Ulisse.

Un viaggio circolare tra i nostri miti e leggende, a bordo di una personalissima Caronte, non più il Caronte traghettatore di anime, ma la nostra nave Caronte, capace di collegare Messina e Reggio. Storie diverse, misteriose, intrecciate fra loro e tutte accomunate da un argomento chiave: l’amore per la propria casa.

Così scrive l’autrice: “so qual è il posto che ho sempre sentito come casa. Quel posto è un grande quartiere formato da un’isola e dalla terraferma, da due città e da un mare soltanto, che però è due mari. I due mari si uniscono in mezzo a due terre che invece non si uniscono mai”.

E quel posto Nadia Terranova è capace di renderlo casa anche per i suoi lettori, grandi o piccoli che siano, con la sua scrittura piacevole, appassionante, col suo amore e la sua curiosità, perché per lei, proprio come per Ulisse, “curiosità e rischio sono forme di conoscenza”.

Afferma, infatti, Lucilla Risicato nel suo dialogo con l’autrice, che lo stile fluido e accattivante delle Terranova “rende la Sicilia, prima ancora di un luogo, una categoria dello spirito, la sicilianità diviene un topos antropologico, ci troviamo in una dimensione sospesa tra sogno e realtà che emoziona di mille emozioni diverse e fa pensare al passato di ciascuno di noi”.

Il pregio dell’avere come primi destinatari i bambini, sebbene poi i lettori dell’autrice siano un pubblico vasto e privo di categorizzazioni, “da 0 a 130 anni” come lei stessa ritiene, è la possibilità di abbandonare ogni remora, “i bimbi sono più intelligenti, curiosi, con loro non si può avere paura, e bisognerebbe invece ascoltarli di più. Ascoltare loro e i giovani; anziché criticare i nostri tempi, riconoscere l’incapacità nostra di comprenderne cambiamenti e novità, e creare nuovi linguaggi ponte, come solo uno scrittore può fare, per permettere alle generazioni future di amare la lettura più delle precedenti” dichiara Terranova.

Una lettura che deve essere capace di scompigliare, di sparpagliare, di dare emozioni, una lettura libera e critica sul mondo. E, così, fa l’autrice.

Da una parte, infatti, il valore divulgativo dell’antologia, che introduce i bambini in questo mitico mondo, conosciuto magari solo come fiaba, ma che ha origini lontane e che è, in realtà, storia, cultura; dall’altra il piacere di una narrazione da divorare subito, che lascia intrappolati in quel mondo e protagonisti di quelle avventure, pronti a nuotare con Cola pesce, a combattere con Ulisse e giocare con la fata Morgana, per rendere questi personaggi amici e compagni di avventura, ben dopo la fine dell’ultima riga.

Il racconto nasce proprio dalle esperienze e dai ricordi di Nadia Terranova, la nonna che la chiamava ripetutamente per la sua eccessiva permanenza in mare che le avrebbe fatto crescere le squame, mentre la piccola Nadia pensava “meglio diventare un pesce tra le acque che una lucertola al sole”, o il ricordo dello zio che mettendola sulle spalle le fece toccare il piede di Mata, cui lei si aggrappò fermamente. La stessa Mata che, adesso, passandole accanto, non sembra più così irraggiungibile.

Una ricerca all’interno delle nostre radici, capace di toccare i cuori di chiunque, perché nessuno di noi potrebbe ritenersi ciò che è, qualora venisse privato della sua casa, della sua storia, delle sue origini. L’autrice scrivendo, infatti, che le storie non si leggono mai una sola volta ma attraversano tutta la vita, consegna questi suoi racconti al lettore, li lascia a sua disposizione e glieli affida, per ascoltarli, assumerli, farli propri, per imparare ad immaginare, a sognare.

“La capacità di sognare ha a che fare non con la capacità di fuggire dalla realtà ma con quella di leggerla, solo l’immaginazione permette alla realtà di trasformarsi. Ho scritto ‘Addio ai fantasmi’ ma i miei fantasmi non li abbandonerei mai” conclude l’autrice.

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