Operazione Dinamite, spacciatori di Messina verso il concordato

Operazione Dinamite, spacciatori di Messina verso il concordato

Alessandra Serio

Operazione Dinamite, spacciatori di Messina verso il concordato

venerdì 27 Febbraio 2026 - 15:54

Parte il processo d'appello agli operai e grossisti gestiti dai Milanese dalle case-fortino di Giostra

Messina – Entrerà nel vivo il prossimo 23 marzo il processo d’appello per gli imputati dell’operazione Dinamite condannati per traffico e spaccio di cocaina, dopo l’inchiesta dei Carabinieri che ha smantellato il market h24 della droga gestito dai fratelli Milanese nelle case-fortino di Giostra. Agli atti dell’inchiesta anche i rapporti con i grossi trafficanti calabresi, storici fornitori dei principali clan messinesi.

Il processo

Il processo d’appello Dinamite si è aperto oggi con la relazione della giudice Finocchiaro (presidente Giacobello, a latere Crea) ma è stato tutto rinviato alla fine del prossimo mese perché quasi tutti gli imputati hanno annunciato di voler chiedere il concordato. L’udienza è stata quindi aggiornata per passare la parola all’Accusa e ai tanti difensori, che dovranno a questo punto concordare la pena che la Corte d’Appello poi ratificherà, se la riterrà congrua.

L’operazione Dinamite

La sentenza  sul tavolo è quella emessa in abbreviato nell’aprile 2025 dalla giudice Claudia Misale che aveva deciso una pioggia di condanne.

L’operazione costituisce invece un filone dell’inchiesta anti droga che costituisce un filone del maxi blitz con 112 arresti dei Carabinieri scattato il 25 giugno del 2024 tra Barcellona e Messina, che hanno ricostruito il giro di traffico e spaccio di cocaina ma anche nuovi allucinogeni pesanti gestito dalla famiglia Milanese nelle case-fortino di Giostra.

La porta blindata a casa del pusher e il carabiniere ferito

L’operazione Dinamite è scattata dopo il controllo dei Carabinieri al Cep, a casa di un pregiudicato. L’uomo aprì convinto si trattasse di un cliente e, accorgendosi delle divise, richiuse la pesante porta blindata addosso ad un militare, ferendolo. Solo 20 minuti dopo i militari riuscirono finalmente a entrare nell’appartamento. Quel giorno gli investigatori in casa non trovarono nulla ma dopo, per settimane, misero sotto controllo il pregiudicato e l’abitazione, ricostruendo l’attivo giro di spaccio e i canali di rifornimento.

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