Ecco il verdetto definitivo, per 4 la sentenza è stata annullata. La retata nel 2017
Sono definitive le condanne dell’operazione Fiori di Pesco, scattata nel 2017 tra Messina e Catania, con al centro le estorsioni portate avanti dal clan Brunetto nella zona di Taormina e della Valle dell’Alcantara. La Corte di Cassazione ha respinto i ricorsi di quasi tutti i difensori, cristallizzando le condanne decise in appello nel marzo dello scorso anno. Per quattro di loro però, la Suprema Corte ha annullato con rinvio la sentenza, che torna alla Corte d’Appello di Messina per ridefinire i quantum delle pene.
La sentenza d’appello
In primo grado le condanne, nel 2020, erano state 18. Due anni dopo i giudici di secondo grado ne avevano confermate 13, 8 delle quali rideterminate. Eccole: 12 anni e 9 mesi di reclusione Angelo Salmeri, 8 anni ad Antonio Monforte, 7 anni per a Salvatore Scuderi e Daniele Nicolosi,10 anni a Filippo Scuderi, 2 anni e 8 mesi ad Antonino Salanitri e Antonino Mollica, un anno per Carmelo Crisafulli. Confermate le condanne di primo grado per Vincenzo Pino, Vincenzo Lomonaco, Carmelo Caminiti, Carmelo Pietro Oliveri e Alfio Di Bella.
L’indagine dopo una denuncia sindacale
A base della retata dei Carabinieri c’è la denuncia di un dirigente sindacale UIL, nel 2013, per un atto estorsivo nei suoi confronti. Alla vittima, socio di una cooperativa agricola della Valle dell’Alcantara, qualcuno bruciò 2 auto sotto casa. Indagando, i militari scoprirono che dietro c’era il clan Brunetto di Catania, legato ai Santapaola -Ercolano, che per conto della mafia catanese teneva sotto scacco le imprese agricole della zona intorno a Taormina.
Alcuni di questi imprenditori, residenti nella Valle dell’Alcantara, avevano spesso ricevuto “visite” da parte dei sodali del gruppo con pressanti richieste di denaro o di assunzione per i propri parenti. Da ulteriori approfondimenti è poi emerso come il Clan Brunetto operasse attivamente anche nelle zone di Malvagna, Mojo alcantara e Roccella Valdemone.
