Rapine con ipnosi a Barcellona. Arrestati sei palermitani - Tempostretto

Rapine con ipnosi a Barcellona. Arrestati sei palermitani

Rapine con ipnosi a Barcellona. Arrestati sei palermitani

venerdì 03 Agosto 2018 - 07:05

I carabinieri di Barcellona hanno eseguito gli arresti nelle province di Messina, Palermo e Bergamo

Avvicinavano le vittime, soprattutto anziane, in chiesa o nei bar, in pieno giorno, anche in zone popolate, col pretesto di una finta compravendita di gioielli. Poi le ipnotizzavano facendo loro respirare un particolare "profumo" e con altre tecniche di manipolazione. Così le inducevano in confusione e le convincevano a recarsi a casa o in banca per prendere i soldi da consegnare ai malfattori.

La Procura di Barcellona ha richiesto il carcere per una banda di rapinatori composta da sei persone, ritenute responsabili di rapina aggravata in concorso, mediante l'ipnosi delle vittime. Proprio per questo, l'operazione è stata denominata Hypnose. I carabinieri del Comando provinciale di Messina hanno eseguito stamani l'ordinanza emessa dal giudice del Tribunale di Barcellona, nelle province di Messina, Palermo e Bergamo. Gli investigatori sono risaliti agli indagati ascoltando vittime e testimoni ed esaminando le riprese della videosorveglianza e i tabulati telefonici.

IL MODUS OPERANDI

Agivano sempre in tre per volta in modo consolidato. Uno ricopriva il ruolo di marinaio straniero intenzionato a vendere gioielli, un secondo complice fingeva di essere interessato all’acquisto ed il terzo faceva il gioielliere in grado di valutare la merce e, talvolta intenzionato a sua volta a comprarla. Il marinaio straniero avvicinava la vittima, dicendo che doveva vendere dei gioielli per i quali viceversa avrebbe dovuto pagare delle pesanti tasse doganali. Poi arrivava un finto acquirente, che si allontanava temporaneamente, e tornava con un finto gioielliere. Le vittime venivano così convinte ad acquistare i gioielli.

LE TECNICHE IPNOTICHE

Le vittime erano persone in pieno possesso delle proprie capacità mentali e fisiche. Tutte hanno descritto uno stato di confusione più o meno marcato, si sono dimostrate alquanto stupite per aver compiuto delle azioni del tutto estranee al proprio modo di operare ed hanno evidenziato una perdita della cognizione del tempo evidenziando meraviglia per aver trascorso delle ore con soggetti estranei senza un motivo plausibile. Quale unica spiegazione possibile hanno dato una momentanea scissione dalla realtà ed una sospensione della normale capacità di lettura critica degli accadimenti del mondo reale. L'azione dei malfattori è stata descritta in modo analogo dalle vittime: un approccio funzionale all’instaurazione di un atteggiamento empatico, con la richiesta di aiuto e poi l’inizio di un discorso volto a creare un clima di complicità, dei ricercati contatti fisici sotto forma di abbraccio o di stretta di mano e, in almeno due casi, l'emanazione di uno strano profumo la cui persistenza è stata descritta come avente un effetto rassicurante. Una vera e propria tecnica ipnotica volta a superare ogni tipo di meccanismo di difesa da parte delle vittime, alle quali riuscivano a far compiere ogni tipo di dazione di denaro prescindendo da qualsiasi valutazione, quantomeno dubitativa, circa la convenienza, l'affidabilità, l'effettività dell'operazione; nessuna delle vittime si è posta minimamente il problema della verità della vicenda narrata, della possibile falsità dei gioielli, elemento che appare davvero inusuale per vittime di diverse condizione sociale, età ed esperienza.

LE ESIGENZE CAUTELARI

Le indagini, infatti, hanno disvelato la concreta ed attuale pericolosità sociale degli indagati evincibile dalle modalità delle condotte e dalle concrete circostanze dei fatti, dalla frequenza degli episodi, nonché dalla personalità degli stessi soggetti coinvolti; si tratta di condotte che denotano una spiccata professionalità, una forte capacità di adattamento alle diverse situazioni, affrontate con una particolare metodicità e spregiudicatezza da lasciar ipotizzare una vera e propria struttura organizzativa.

Gli indagati, verosimilmente, vivono di questi espedienti e sono talmente spregiudicati da tornare più volte negli stessi luoghi, tanto che qualcuno è stato rivisto da alcune vittime nei giorni successivi. Si tratta, del resto, di soggetti che, oltre ad essere gravati da numerosi precedenti, anche specifici, risultano denunciati in molte zone della Sicilia e d’Italia e sono stati arrestati in diverse occasioni per fatti similari.

CASI PIU' EMBLEMATICI DI RAPINE

Un settantenne di Barcellona, avvicinato in via Roma, è stato ipnotizzato fino a farsi consegnare la somma di 3mila euro in cambio di un anello di nessun valore. Il cassiere della banca ha chiesto il motivo del prelievo ma l'uomo non ha fornito spiegazioni.

Tremila euro sottratti anche a una 45enne di Barcellona, che ha prelevato la somma da casa in contanti.

GLI ARRESTATI

Sono palermitani: il 27enne Giovanni Salafia, il 59enne Michele Faija, il 51enne Gaetano Talamanca, il 38enne Domenico Immesi e il 68enne Giuseppe Immesi, mentre il 49enne Matteo Li Causi è residente nel Bergamasco.

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Un commento

  1. Adesso potranno respirare la salubre aria del carcere.

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