Roma Tre Orchestra incanta il pubblico del Palacultura - Tempostretto

Roma Tre Orchestra incanta il pubblico del Palacultura

giovanni francio

Roma Tre Orchestra incanta il pubblico del Palacultura

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martedì 17 Gennaio 2023 - 10:00

Per la stagione dell'Accademia Filarmonica, la versione per ensemble da camera di Titano

MESSINA- La prima orchestra universitaria romana, Roma Tre Orchestra, si è esibita sabato 14 gennaio al Palacultura, per la stagione concertistica dell’Accademia Filarmonica, proponendo un interessante e ambizioso programma: il Concerto per violino e orchestra op. 12 di Kurt Weill e la celeberrima Sinfonia n. 1, “Der Titan” (Il Titano), di Gustav Mahler.

Ottima performance dell’Orchestra Roma Tre nella versione per ensemble da camera del Titano di Mahler

L’orchestra, diretta dall’ottimo Pietro Borgonovo, ha iniziato la serata con il concerto di Weill. Il compositore tedesco, famoso soprattutto per la sua produzione musicale teatrale, ha composto un esiguo numero di brani sinfonici, fra i quali questo concerto per violino e orchestra di fiati. Si tratta di un concerto in tre movimenti – “Andante con moto”; “Notturno Cadenza-Serenata; “Allegro molto, un poco agitato”, che contrappone i temi per lo più melodici del violino, (un eccellente Gabriele Pieranunzi, alle prese con una partitura difficile e complessa) ai ritmi degli strumenti a fiato, vivaci, a volte quasi jazzistici, spesso dissonanti. Ne viene fuori una composizione del tutto armonica e unitaria, che ricorda da vicino la musica di Igor Stravinski, indiscusso padrone del ritmo nella musica novecentesca. Molto bravi i fiati di questa orchestra, che hanno eseguito il concerto con la brillantezza e precisione che il brano richiede.

La Sinfonia n. 1 in re maggiore di Gustav Mahler “Der Titan”, eseguita nella seconda parte della serata, deve il suo appellativo al fatto che l’autore si ispirò ad un romanzo, “Il titano”, di Jean Paul. L’intenzione iniziale era quella di comporre un poema sinfonico, una musica a programma a cui lo stesso Mahler poi non diede seguito. La Sinfonia, in quattro movimenti, pur se estesa, è la più breve delle nove composte da Mahler, tutte di enormi proporzioni.

Il primo movimento “Langsam, Schleppened, Wie ein Naturlaut; im Aanfag sehr gemachlich; belebtes Zeitmass” (Lentamente, trascinato, come un suono della natura; all’inizio molto tranquillo), rievoca i suoni della natura, ed ha come tema principale una canzone popolare già utilizzata da Mahler in uno dei suoi “Leider eines fahrenden Gesellen” (Canti di un giovanotto errante), e precisamente il secondo “Ging heut morgen ubers Feld” (stamattina sono andato sul campo).

Dopo un secondo movimento “Kraftig, bewegt, doch nicht zu schnell; Trio, Recht gemachlicht” (Fortemente mosso, ma non troppo presto; Trio, Molto tranquillo), dal carattere più classico, ecco il fulcro dell’intera Sinfonia, il terzo movimento “Feierlich und gemessen, ohne zu schleppen” Maestoso e misurato, senza trascinare). Si tratta di una marcia funebre, costruita sul tema della canzone popolare francese “Frere Jacques”, in forma di canone, di grande impatto emotivo, dall’andamento molto cadenzato e dall’atmosfera misteriosa. Infine il quarto movimento “Sturmisch bewegt, Energisch” (Impetuosamente mosso), ricco di motivi popolari, ma anche di spunti altamente drammatici, e ritmi di marcia, tutti elementi che connoteranno la produzione sinfonica del compositore boemo.

Gustav Mahler era famoso in vita soprattutto come direttore d’orchestra, esperienza di cui fece tesoro nelle sue sinfonie, veri capolavori di orchestrazione, secondo il modello di Wagner, del quale il musicista era un grande ammiratore. Proprio per questo, la trasposizione della sinfonia n. 1 per orchestra da camera non è apparsa troppo convincente, risentendo troppo della carenza in particolare degli archi (solo un quartetto d’archi nell’organico), a discapito della resa maestosa e solenne che tale capolavoro richiede.

Buona comunque la prova dell’orchestra, a parte qualche imperfezione avvertita nell’ultimo movimento, una direzione di Borgonovo precisa e attenta, che ha saputo rendere, se pur con mezzi ridotti, la grandezza di questo immortale capolavoro.

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