Palermo. Blitz antimafia all'Arenella, tra i 13 arresti il boss Raffaele Galatolo

Palermo. Blitz antimafia all’Arenella, tra i 13 arresti il boss Raffaele Galatolo

Alessandra Serio

Palermo. Blitz antimafia all’Arenella, tra i 13 arresti il boss Raffaele Galatolo

lunedì 15 Giugno 2026 - 13:04

In manette i vertici dei clan Arenella e Acquasanta. Tutti i dettagli dell'inchiesta della GdF

Palermo – C’è anche il boss Raffaele Galatolo tra i 13 arrestati nel blitz antimafia della Procura di Palermo e della Guardia di Finanza. 75 anni, Galatolo è il capo storico dell’Acquasanta e, secondo gli investigatori, continuava a gestire potere e soldi approfittando dei permessi premio e della semilibertà.

I due boss in manette

Ergastolano, aveva anche ottenuto la possibilità di uscire dal carcere di Secondigliano per andare a lavorare in un’associazione di volontariato. Otto persone in carcere, cinque ai domiciliari. Sono in numeri del blitz del Nucleo speciale polizia valutaria della finanza. L’ordinanza è firmata dal Gip su richiesta della Direzione distrettuale antimafia. In manette anche un altro esponente di spicco, il 78enne Stefano Fidanzati, considerato al vertice della famiglia dell’Arenella. Entrambi i clan sono affiliati al mandamento della Resuttana.

45 indagati in due clan

I reati contestati ai 45 indagati dal procuratore aggiunto Vito Di Giorgio e dal capo Maurizio De Lucia sono associazione mafiosa, favoreggiamento personale, bancarotta fraudolenta, riciclaggio, reimpiego, autoriciclaggio, trasferimento fraudolento di valori, esercizio abusivo di attività di scommesse. Contro di loro le prove raccolte dalla Direzione distrettuale antimafia attraverso pedinamenti, intercettazioni e indagini patrimoniali. Fondamentali anche le dichiarazioni dei pentiti.

I prestanome dei boss di mafia

L’inchiesta ha svelato che una rete di soggetti con la fedina penale immacolata era usata come prestanomi dai mafiosi per continuare a gestire i business. Gli investigatori hanno ricostruito gli anni successivi alla decisione del vecchio capo Giovanni Ferrante di collaborare con la giustizia.

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