Fasted Messina denuncia: «Pazienti costretti ai viaggi della speranza»
MESSINA – L’associazione Fasted Messina Ets, che rappresenta i pazienti affetti da talassemia, drepanocitosi ed emoglobinopatie, denuncia una «gravissima e ormai intollerabile situazione assistenziale in cui da anni versa l’Unità di Talassemia del Policlinico Universitario di Messina». Secondo l’associazione, la vicenda merita un intervento urgente a tutela dei diritti dei pazienti, poiché le criticità «hanno raggiunto un livello tale da configurare una condizione di rischio concreto per la salute».
Il paradosso della Rete Regionale e le carenze di organico
L’associazione sottolinea con amarezza come Messina sia rimasta indietro rispetto al resto dell’isola: «È inaccettabile e paradossale constatare come Messina è tra gli ultimi della Sicilia, essendo stata la prima Regione in Italia a costituire una Rete Regionale per la Talassemia, indicata come esempio di buona programmazione sanitaria».
Entrando nel dettaglio dei disservizi quotidiani, la Fasted spiega che «si assiste giornalmente a carenza di organico, con conseguente differimento di trasfusioni, procrastinazione di piani terapeutici per farmaci essenziali, totale mancanza di monitoraggio». Una situazione che colpisce anche l’ordinaria amministrazione: «Ad oggi, nel mese di febbraio, non risultano ancora avviati gli esami di laboratorio di routine previsti al primo accesso annuale, normalmente effettuati nei primi giorni di gennaio», controlli definiti «indispensabili per il monitoraggio clinico della patologia».
Casi limite: «Risonanza magnetica cardiaca assente da 13 anni»
La denuncia diventa ancora più circostanziata riguardo agli esami strumentali. L’associazione riferisce di aver appreso «di un caso in cui la risonanza magnetica cardiaca ed epatica — esame fondamentale per la valutazione del sovraccarico di ferro e per la prevenzione di complicanze cardiache ed epatiche potenzialmente fatali — manca da ben 13 anni».
Queste omissioni costringono i malati a una vera e propria diaspora sanitaria: «Questa realtà costringe molti pazienti a rivolgersi a strutture di altre province o addirittura fuori regione; affrontare viaggi estenuanti e incompatibili con una condizione cronica complessa; sostenere costi economici significativi per prestazioni private pur di garantire controlli indispensabili».
Turnover del personale
Per la Fasted si tratta di una chiara «violazione dei Lea (Livelli Essenziali di Assistenza)» e di un «aperto contrasto con i principi di equità del Servizio Sanitario Nazionale e con il diritto alla salute sancito dall’articolo 32 della Costituzione». L’associazione solleva dubbi anche sulla gestione interna del reparto situato al Padiglione C: «Negli ultimi anni si è registrato anche un discreto avvicendamento del personale medico assegnato al reparto, con professionisti entrati in organico che però, nel giro di breve tempo lasciavano l’incarico. Questa circostanza solleva interrogativi circa il clima organizzativo interno».
L’appello finale: «Basta silenzi e promesse»
Dopo mesi di tentativi di mediazione, la pazienza è finita. «Dal mese di novembre fino a metà gennaio abbiamo mantenuto continui contatti con la Dirigenza del Policlinico, ricevendo rassicurazioni verbali circa una imminente risoluzione delle criticità. Ma da metà gennaio ogni interlocuzione si è interrotta senza ulteriori comunicazioni ufficiali, senza aggiornamenti concreti e senza alcuna assunzione pubblica di responsabilità».
«Non possiamo più accettare silenzi, rinvii e promesse prive di riscontro», conclude l’associazione chiedendo l’immediato ripristino degli esami e un piano di riorganizzazione trasparente, ribadendo che continuerà a tutelare i pazienti «in ogni sede opportuna, istituzionale e legale».
Ps: abbiamo girato la nota al Policlinico e siamo in attesa di una risposta.
