Il 29 Novembre il Parlamento discuterà la mozione di sfiducia del PD contro il Ministro dei Beni Culturali
E’ importante guardare a questa ridicola e patetica pantomima quotidiana, alla quale ci hanno abituato i nostri politici, senza lasciarsi troppo coinvolgere in inutili chiacchiere che rischiano di portare fuori strada, come quando, al Bar Sport, il tifo prevale sull’analisi tecnica.
Sforzarsi a guardare alle vicende di casa nostra con un certo distacco è un tentativo di mantenere una visione lucida, serenamente ancorata a principi e non sballottata dalle passioni del momento.
O da ragionamenti apparentemente convincenti, ma che mal si conciliano con le regole della democrazia liberale.
Ci riferiamo alla mozione di sfiducia presentata da alcuni deputati del PD contro il Ministro dei Beni Culturali per il crollo della Casa dei Gladiatori di Pompei.
Bondi, nel corso di un’appassionata autodifesa alla Camera, ha tentato di dimostrare come la responsabilità dell’irreparabile danno subito dal Paese derivasse dalla Soprintendenza di Pompei: oltre 500 dipenenti, milioni e milioni di euro derivanti dai finanziamenti pubblici e dalla vendita dei biglietti – Pompei è il secondo sito in Italia per numero di visitatori – che giacciono inutilizzati nelle casse della Soprintendenza.
Un sito archeologico unico al mondo allo sfascio.
Quello che ha detto il Ministro in Parlamento è sicuramente vero: il dolce Sandro non sembra proprio avere una responsabilità diretta per il crollo.
Tutto a posto, allora?
La mozione di sfiducia del PD è una delle tante vili campagne denigratorie condotte dalla Sinistra contro Berlusconi e il suo Governo?
Niente affatto.
A nostro modesto parere, Bondi doveva dimettersi subito, pur non essendo direttamente responsabile dell’accaduto.
Ma è altrettanto vero che la mozione di sfiducia è l’ennesima stupidaggine di un partito (il PD) che, accecato dall’antiberlusconismo, si accoda all’Idv per mostrare muscoli che non ha.
Vediamo perché.
Bondi si doveva dimettere perché chi è a capo di una struttura è sempre responsabile di quanto accade intorno a lui.
E’ una regola non scritta che rappresenta la cartina al tornasole del senso di responsabilità delle istituzioni.
Ma non è solo questa la ragione che ci induce a ritenere doveroso tale gesto. Bondi è anche uno dei coordinatori del PDL, incarico che, soprattutto in questi ultimi mesi, dovrebbe impegnarlo ventiquattrore al giorno, sottraendo tempo prezioso al suo Ministero.
E chiunque conosca il funzionamento dei palazzi romani sa bene che i responsabili (?) dei dicasteri già si recano al loro ufficio quando non hanno altro di meglio da fare.
Nei Paesi seri i ministri, appena nominati, abbandonano ogni altro incarico, di partito o privato che sia, per dedicarsi anima e corpo alle responsabilità governative. Da noi collezionano incarichi, ognuno dei quali, se svolto con impegno e coscienza, richiederebbe dieci ore al giorno per sette giorni la settimana.
Ma i politici sono, evidentemente, più bravi: ministri-sindaci (Matteoli), deputati regionali-sindaci o assessori (c’è bisogno di fare nomi?), deputati-avvocati che, oltre allo scranno parlamentare e la presidenza di commissioni importantissime, svolgono attività professionali di grande rilievo mediatico (Bongiorno), deputati-attori che sbraitano “devo pur fare il mio lavoro!” se i media scoprono che, durante il mandato parlamentare, girano film e serie televisive (Barbareschi); per citarne solo alcuni.
Insomma il doppio e triplo lavoro è una regola nel nostro beneamato stivale.
Anche se fossero individui con capacità lavorative superiori alla media, sarebbe lo stesso evidente che non dedicano a ciascuno dei loro importanti incarichi il tempo che potrebbero e ciò è eticamente riprovevole, pur se legalmente lecito.
Stando così le cose, non ci meraviglia affatto se il Ministro dei Beni Culturali Sandro Bondi, in tutt’altre faccende affaccendato, in due anni non ha avuto il tempo di risolvere una bazzecola come il degrado di Pompei.
E quindi, a nostro modesto parere, avrebbe dovuto dimettersi subito.
Passando alla mozione di sfiducia, siamo pronti a scommettere che si risolverà in un nulla di fatto.
Anzi, che il numero dei contrari, degli assenti e degli astenuti sarà maggiore di quanto ci si possa aspettare.
Dopo essere partito lancia in resta contro Bondi, il PD ha capito che il rischio di causare la caduta del Governo per un fatto relativamente marginale come la sfiducia a Bondi non sarebbe un semplice cerino acceso che resta in mano a Bersani: sarebbe un incendio dalle conseguenze imprevedibili per il Paese e per lo stesso PD. Potenzialmente disastrose sul piano elettorale per chi le ha causate.
In una situazione economica come quella attuale, con l’euro che traballa e la speculazione internazionale che aspetta il momento favorevole per buttarsi sul nostro Paese – boccone molto più grosso e attraente di Grecia, Irlanda e Portogallo -, addossare la responsabilità di un tracollo economico sul PD sarebbe una ghiottissima occasione per chi pensa di poter trarre vantaggi elettorali dalle urne. Infischiandosene del bene comune.
Ancora una volta l’antiberlusconismo viscerale e autolesionistico sembra togliere lucidità ai vertici del Partito Democratico. Col risultato di creare situazioni ridicole: un PD terrorizzato dal successo della mozione di sfiducia che lui stesso ha presentato e i Finiani che sfiduciano Berlusconi, ritirano i loro ministri dal Governo, per poi dichiarare che non voteranno contro Bondi.
Ancora una volta, la situazione è tragica ma non è seria.
