L'Atm è al capolinea. L'aut aut di Providenti: «Senza Spa, licenziamenti o taglio del Tram»

L’Atm è al capolinea. L’aut aut di Providenti: «Senza Spa, licenziamenti o taglio del Tram»

Redazione

L’Atm è al capolinea. L’aut aut di Providenti: «Senza Spa, licenziamenti o taglio del Tram»

mercoledì 02 Gennaio 2008 - 11:48

Il commissario Sinatra continua a “non decidere-, conferma la decurtazione dei contributi comunali e chiede il bilancio previsionale 2008. Se nulla cambierà, l'attuale Cda darà le dimissioni

L’affermazione è scontata, trattandosi di trasporto pubblico, ma tremendamente reale: l’Atm è al capolinea. Lo si era capito il mese scorso, quando il presidente Franco Providenti (nella foto) aveva illustrato le difficoltà dell’azienda anche e soprattutto alla luce del taglio del 15 per cento dei contributi deciso dal commissario del Comune Gaspare Sinatra e della mancata trasformazione in Spa, che comporta la rinuncia a 11,4 milioni di fondi regionali. Questa mattina Providenti ha ribadito questi concetti, aggiungendo nuovi e inquietanti particolari, dopo che anche l’ultimo incontro con il commissario, la settimana scorsa, si è rivelato per l’ennesima volta interlocutorio.

Proprio oggi, infatti, da Palazzo Zanca è giunta all’Atm la conferma che i contributi comunali per il 2008 si ridurranno a 10,8 milioni di euro, contro i 13 previsti nel 2007 (che nei fatti poi sono stati 12). Saranno gli unici, inoltre, perché, come detto, essendo l’azienda trasporti di Messina l’unica in Sicilia a non essere divenuta Spa (pare che a Catania siano riusciti a risolvere i loro problemi), dalla Regione non giungerà un centesimo. Sempre stamani, il Comune ha sollecitato l’Atm a presentare il bilancio previsionale 2008. Che stando così le cose, come annunciato da Providenti stamani, offre due alternative chiare e precise per ovviare ai 3 milioni in meno che si riceveranno da Palazzo Zanca: il licenziamento di diverse unità del personale (che attualmente, con 720 dipendenti, costa all’azienda circa 25 milioni di euro) o il taglio di numerosi servizi, su tutti lo stop al Tram, il cui costo di quasi 1 milione, come ricordato oggi, non viene riconosciuto dalla Regione.

«Sono due soluzioni che noi rigettiamo e riteniamo disastrose» afferma Providenti, che però riconosce: «In questo momento non ci sono alternative». O meglio, l’alternativa ci sarebbe, ovvero la trasformazione in Spa dell’azienda, che come più volte detto nelle settimane scorse, passa attraverso il passaggio dal Comune all’Atm degli immobili di via La Farina e del Cavallotti, che rappresenterebbero rispettivamente il patrimonio e il capitale della costituenda Spa. L’operazione era già avviata con l’amministrazione Genovese, ma si è bloccata con la sentenza del Cga. Ad oggi il commissario, nonostante Providenti abbia «aperto subito un dialogo con lui», non ha mostrato segnali in questo senso. Il segnale, a questo punto, lo lancia l’Atm, con quella che è molto più di una provocazione, ma che cela la vera direzione verso la quale si sta andando: se Sinatra rimarrà fermo nella sua posizione, il Consiglio d’amministrazione presenterà le sue dimissioni. «In queste condizioni – afferma Providenti – che ci stiamo a fare qua?».

Situazione incandescente, dunque, anche perché degli stipendi di dicembre, visto il contesto, non si ha traccia. Arriverà, comunque, il momento di rintracciare le precise responsabilità che i vari soggetti coinvolti hanno in questa vicenda: dai Cda che si sono succeduti in questi ultimi anni, incapaci di presentare un piano industriale degno di questo nome o una pianta organica, alla classe politica, che a Palermo non è stata in grado di far modificare una legge che riconosce contributi sostanziosi a autobus e funivie ma non alla tranvia, che costa 3 milioni l’anno. Il commissario è qui solo da tre mesi, e non è, certamente, immaginabile che in 90 giorni si sia creata la situazione disastrosa in cui versa attualmente l’azienda. Naturalmente anche stavolta è stato chiamato in causa il prefetto Francesco Alecci, che però già l’11 dicembre aveva inviato una lettera urgente al commissario non ricevendo, di fatto, una risposta utile. I tempi stringono, e alla fine del tunnel la porta sembra sbarrata.

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