Nota di Burrascano e Spicuzza: «Le modalità di affidamento contrastano i principi di trasparenza, pubblica evidenza ed economicità»
Deve ancora guardarsi dal -fuoco amico- il presidente dell’Ato3 Antonio Ruggeri. Sempre che il termine amico debba considerarsi appropriato. Dopo l’esposto in Procura di Melazzo, Pergolizzi e Canfora, che gli è costato un avviso di garanzia e, in sostanza, la poltrona di capo di gabinetto, rimessa due giorni fa nelle mani del sindaco, oggi altri due esponenti del centrodestra, i consiglieri della corrente Germanà del Pdl Angelo Burrascano e Nino Spicuzza, prendono di mira Ruggeri. Stavolta, però, nelle vesti di presidente dell’Ato3. Oggetto dell’attacco l’affidamento dei cosiddetti -servizi aggiuntivi- a nove cooperative (tutte coperte -politicamente-), determinato qualche settimana fa per un totale di 527mila 400euro.
Secondo Burrascano e Spicuzza (il cui fratello, Enrico, è stato per qualche mese amministratore delegato dell’Ato3, sotto la gestione Sinatra) sarebbe stata violata «la normativa sugli appalti e sui servizi». Viene citato un recente pronunciamento del Consiglio di Stato, secondo il quale «la trattativa privata è una deroga al metodo competitivo ed è un’eccezione ai principi di libera concorrenza e par condicio dei potenziali interessati». Le stazioni appaltanti non possono «frazionare artificiosamente» i lavori da assegnare, «con l’unico obiettivo – aggiungono i due – di eludere la norma sul limite».
Gli esponenti del Pdl sostengono che «le modalità di affidamento contrastano i principi di trasparenza, pubblica evidenza ed economicità, poiché la gara d’appalto risulta essere attualmente lo strumento principale attraverso cui la società (ente pubblico) arriva alla gestione di un servizio determinando risparmi ed economicità». Meglio una gara ad evidenza pubblica, secondo Burrascano e Spicuzza, che passano la palla al sindaco Buzzanca e ai vari soggetti interessati, chiedendo che si prendano i provvedimenti adatti.
Foto Dino Sturiale
