Boccata d’ossigeno da 500 mila euro, ma il “Don Orione” rimane un caso. Come tutti i servizi sociali

Boccata d’ossigeno da 500 mila euro, ma il “Don Orione” rimane un caso. Come tutti i servizi sociali

Boccata d’ossigeno da 500 mila euro, ma il “Don Orione” rimane un caso. Come tutti i servizi sociali

lunedì 15 Novembre 2010 - 11:08

Il consiglio comunale nei giorni scorsi ha approvato il debito fuori bilancio che sana l’attività svolta dall’istituto per disabili da marzo a giugno. Dopo un dibattito che getta ombre sull’intera gestione dei servizi sociali in città

Al Don Orione serviva una boccata d’ossigeno ed è arrivata. L’Istituto che ospita 32 disabili gravi e il cui rapporto con il Comune e con l’Asp è scaduto il 28 febbraio scorso senza che si procedesse ad una proroga, ha ottenuto il riconoscimento di quasi 500 mila euro per l’attività comunque svolta al suo interno dalla cooperativa Faro 85 da marzo a giugno. Sul dopo si vedrà, nel segno di una politica dell’improvvisazione che sembra farla da padrona in tutta la gestione dei servizi sociali, fatta di proroghe più o meno legittime e di scadenza quasi mai rispettate. Il riconoscimento dei 500 mila euro è arrivato grazie all’approvazione di un debito fuori bilancio da parte del consiglio comunale, che una volta tanto và applaudito per il senso di responsabilità dimostrato di fronte ad una delibera che, va detto, ha generato non poche perplessità. Un voto bipartisan, quasi unanime (solo due gli astenuti, tutti gli altri favorevoli) che ha evitato, per dirla col presidente del Consiglio Pippo Previti, una «omissione di soccorso».

Ma sarebbe ingiusto citare solo il voto del consiglio comunale senza ripercorrere il dibattito che c’è stato a monte, e che ha sviscerato alcuni dei nodi cruciali del caso Don Orione e, più in generale, dell’affaire servizi sociali in questa città. Felice Calabrò del Pd, che si è “turato il naso” votando sì alla delibera, individua responsabilità precise: «Dal 28 febbraio ad oggi non si è compreso nulla, l’Amministrazione ha fatto di tutto e di più sull’argomento. E l’unico responsabile di questa vicenda è l’amministrazione Buzzanca. Inoltre, se si stanno riconoscendo fino a giugno i giusti emolumenti a chi sta prestado un’attività lavorativa quasi gratuitamente, logica vorrebbe però che lo si facesse pure per i rimanenti mesi, fino a quando sarà necessario. Ma comunque è il sindaco che deve assumere impegni politici precisi su come si vuole operare per il futuro del Don Orione. L’Amministrazione ha solo “partorito un topolino” che, tuttavia, garantisce a quei disabili la sopravvivenza. A noi il problema di coscienza, chiamati a perseguire il bene comune nonostante l’incapacità, e potrei forse dire,ma non voglio, la “malafede” dell’Amministrazione, di pianificare un percorso definitivo. Un’Amministrazione sempre pronta ad assumersi i meriti quando non ci sono rischi, ma che fa pesare sul consiglio comunale le proprie responsabilità. Occorre chiarezza, mi aspetto che già nella prossima manovra di assestamento si presentino emendamenti per spostare altre somme nell’ambito dei piani economici di gestione di competenza, per riconoscere e coprire i mesi che mancano. Il tempo scade però il 31 dicembre e oltre non si potrà andare con questo sistema: si dovrà preparare il bando e il 3 gennaio dovremo avere le idee chiare».

Non è stato più tenero Giuseppe Melazzo, il quale ha ricordato «le false promesse del sindaco Buzzanca, fatte in occasione della seduta aperta di Consiglio sul Don Orione, e i danni provocati con quella nota inviata all’assessorato regionale. Dovrei esprimere i miei dubbi, poi, sulla buona fede dello stesso Buzzanca, o chiedermi perché non siano state emanate le proroghe o non sivoglia assumere la responsabilità di una vera e propria proposta di transazione della giunta e si preferisca scaricare, come sempre, tutto sul Consiglio. La verità è che su questa vicenda c’è sempre stato il totale disimpegno e l’assessore deve chiarire solo se sia stato volontario, perché legato all’intento di smantellare i servizi sociali a Messina per creare un qualche altro sistema organizzativo».

Ha detto molto, anche se in parte fra le righe, l’assessore ai Servizi sociali, intervenuta a metà dibattito, Pinella Aliberti: «Provo una sensazione di disagio, vorrei dire di sconfitta. In ogni caso, se qualcuno avrà prodotto danno, dovrà rendere conto alla propria coscienza. Sono state fatte tante sedute di commissione su questo argomento. Si è manifestata poi l’impossibilità di concedere la proroga ma da parte di tutti, anche dell’Asp, c’era la volontà di risolvere la questione. Il sindaco ha chiesto un parere legale, giunto dopo due mesi, e poi a luglio è pervenuto l’invito dell’assessorato regionale. Ma l’Asp ha cominciato a fare marcia indietro, decidendo, in un piano di rientro regionale, di tirarsi fuori economicamente. A ottobre abbiamo ricordato all’Asp che comunque altre realtà godono dell’impegno finanziario della Regione, peraltro i funzionari dell’Asp conoscono bene la realtà del Don Orione, e l’hanno accreditato come “casa protetta”. Non credo ci sia la volontà di smantellare i servizi sociali e se qualcuno cercasse di farlo, troverebbe sicuramente un muro».

Un attacco più o meno frontale è arrivato anche da Bruno Cilento dell’Udc (partito che, lo ricorda lui stesso, è ancora al fianco del sindaco): «L’Amministrazione ha precise responsabilità che nascono dalla tempistica, perché avrebbe dovuto affrontare il problema prima della scadenza della convenzione. Purtroppo è ormai un’abitudine ridursi all’ultimo momento, è successo anche per l’illuminazione e per la manutenzione delle strade, perché si preferisce parlare di piano strategico o di Maregrosso, dimenticando invece le scadenze più immediate. Questa è una caratteristica che negli ultimi tempi sta contraddistinguendo l’Amministrazione, della quale il mio partito fa parte».

Nello Pergolizzi di Futuro e Libertà, dopo una chiosa sul caso singolo («Sono emersi dei dubbi relativamente alla congruità della somma, in virtù di pareri espressi dall’Asp e dalla Regione: per questo era necessario un approfondimento con la parte politica»), ha ampliato l’analisi a tutti i servizi sociali: «Stranamente rapporti di tipo precario, a tempo determinato, con società cooperative, stanno diventando rapporti a tempo indeterminato. Ci sono servizi prorogati per almento otto volte, con l’Amministrazione incapace di attivare le procedure che permettano all’Ente di poter risparmiare somme e godere di servizi migliori attraverso lo svolgimento di gare. Né questa, né le precedenti Amministrazioni sono state capaci di agire meritoriamente, così dando pieno significato all’azione amministrativa politica. Come dimenticarsi di un servizio che sarebbe scaduto nel marzo 2010? Cosa si è fatto fino a quel momento? Si addurranno motivazioni collegate ad altri impegni, considerato che il sindaco ha tantissime deleghe, troppe, con risultato che però parlano chiaro: dove non ha deleghe, il sindaco interviene comunque. Determinando, così, quei danni ormai a tutti evidenti. La delibera del debito fuori bilancio dice che l’Amministrazione si è di fatto dimenticata della scadenza del servizio: se ne sono accorti solo l’ultimo giorno, decidendo di far proseguire il servizio alla cooperativa che già operava nello specifico contesto. Non si può continuare in questo modo: in realtà non vi sono più risorse, si racconta da anni la barzelletta delle gare d’appalto, impossibili da fare perché non vi sono somme da impegnare e probabilmente perché non si vogliono nemmeno fare quelle gare. Al consiglio comunale viene scaricato tutto ciò che la giunta non si sente di approvare».

Difese d’ufficio, ma “timide”, da parte dei fedelissimi dell’Amministrazione. Salvatore Ticonosco si chiede: «I servizi sociali da quanti anni si espletano in questa città con il solito meccanismo? Forse si voleva andare in controtendenza rispetto ad un certo sistema? I risvolti, comunque, sono che c’è un ritardo su un servizio indispensabile. E mi vergogno di far parte di un consiglio comunale che, quando si tratta di votare atti deliberativi di grande importanza, presenta i suoi banchi vuoti». Più “diplomatico” Pippo Capurro, capogruppo del Pdl, colui che ha chiesto che nella seduta dell’11 novembre si discutesse la delibera sulla quale si sarebbe dibattutto oggi in commissione Bilancio: «Oggi l’Amministrazione si misura con i pochi fondi che ha in cassa – ha detto Capurro – non è più come in passato, laddove non si spiegano i 18 protocolli d’intesa stipulati quando invece c’era tutta la possibilità di regolamentare il servizio». Duro Pippo Trischitta, di Fli: «Se la proroga non è stata data, evidentemente secondo la giunta il servizio non doveva essere svolto. E se il Consiglio vota, avvalora una proroga che non poteva essere data. Se il sindaco avesse avuto le capacità, avrebbe dato soluzione in prima persona alla questione». A fine seduta, comunque, Trischitta ha votato favorevolmente. Uno dei pochi astenuti Gaetano Gennaro del Pd: «Più volte si è dimostrato che per negligenza politica, incapacità ed anche malafede non si è mai voluto fare chiarezza in ordine alla questione dei debiti fuori bilancio». Una grande verità, che trova responsabili però anche in consiglio comunale: qualcuno si ricorda di quella commissione d’inchiesta sui debiti fuori bilancio istituita su proposta di Ansaldo dell’Udc? Naufragata. Come la città.

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