Ha gestito l’Ente nel biennio 2007-2008, coadiuvato da Igor Germanà: così Giuseppe Grazia difende il suo operato, come già messo nero su bianco in una lettera inviata a Comune, Provincia e Regione nell’agosto 2009
Giuseppe Grazia non ci sta ad entrare nel calderone delle gestioni “disinvolte” dell’Ente Fiera dipinte da Giovanni Bitto, dipendente dell’Ente e segretario aziendale Cisl (dal quale il sindacato avrebbe preso le distanze) nella lettera-denuncia inviata nei giorni scorsi alla Regione. E lo fa sia in una nota sia in una lettera inviata, insieme all’ex vicecommissario Igor Germanà, a Comune, Provincia e Regione in tempi non sospetti, nell’agosto 2009. Grazia parte dal maggio 2007, da quando, cioè, divenne commissario dell’Ente Fiera: «Al tempo – afferma – il bilancio dell’ente segnava 2 milioni e 800 mila euro circa di debiti, oltre un milione, contratto nei confronti dell’Autorità Portuale, non esposto in bilancio. Affiancato dal vicepresidente, Igor Germnà, posi in atto ogni strategia aziendale e di mercato per ridurre il debito iniziale. Tra le le prime ci fu la riduzione del personale: da 25 dipendenti a 18 (furono cancellati anche sette co.co.co). Tra le strategie di mercato, oltre alla tradizionale fiera campionaria, ho organizzato due fiere della sposa, due manifestazioni florovivaistiche, una fiera della Birra, una manifestazione del cinema, teatro e musica, un’altra denominata Arte Fiera, una di slow Food, il villaggio Milan e due di antiquariato. Manifestazioni, queste, che hanno avuto, tutte, un denominatore comune: grande qualità. Sempre nel periodo della mia gestione, a fronte del disagio dei visitatori registrato nella Campionaria 2007, ho provveduto a climatizzare, per la Campionaria 2008, due padiglioni dello spazio fieristico (250 mila euro la spesa) ed acquistare gli arredi di tutti gli stand (100 mila euro la spesa). Contestualmente ho avanzato richiesta di fideiussione alla Regione di 2 milioni di euro, al fine di risanare parzialmente il debito trovato al mio arrivo. Un finanziamento di 500 mila euro è pervenuto nelle casse dell’Ente Fiera di Messina nel maggio 2009, vale a dire 5 mesi dopo la scadenza del mio mandato (dicembre 2008) , già nella gestione D’Amore».
«Pertanto – evidenzia Grazia – ricordo che è sulla scorta della mia richiesta di fideiussione che si è basata la successiva erogazione». Dunque dai 2,8 milioni del suo arrivo in Fiera si passò ai 2,3 milioni del suo addio. «E il tutto senza mai screditare il lavoro di quanti mi abbiano preceduto nel difficile, pur se prestigioso, “mestiere” di gestire un ente fieristico. Mi piace inoltre aggiungere che, a parte la serena e valente collaborazione del vice-presidente, avvocato Germanà, non mi sono mai avvalso di figure esterne, manager o quant’alto, per gestire la difficile vita dell’azienda fieristica. Concludo, senza timore di smentita, che nei 17 mesi della mia gestione, ogni mattina, puntualmente, ero seduto alla scrivania di viale della Libertà, trasferendo al pomeriggio quelli che erano i miei personali impegni di lavoro». Questo il bilancio che Giuseppe Grazia fa del suo biennio trascorso in Fiera. Un bilancio che, precisa l’ex commissario, era già stato fatto, in forma più ampia, in una lettera inviata dallo stesso Grazia e da Germanà nell’agosto 2009 al sindaco Giuseppe Buzzanca, al presidente della Provincia Nanni Ricevuto e agli assessori competenti dell’epoca, Bufardeci e Di Mauro (ne riportiamo il testo integrale negli approfondimenti).
Sulla Fiera in generale i due osservavano, in quella lettera: «Siamo convinti che l’attuale struttura di ricezione non sia più funzionale a un moderno impegno fieristico, come ci è stato più volte segnalato da diversi espositori: così come siamo anche convinti che l’attuale zona debba essere, come sollecitato dai più sensibili esponenti del mondo politico locale, riconsegnata ad una fruibilità diretta e totale della cittadinanza. Rimane tuttavia, da un lato, il tema di come utilizzare gli impianti oggi presenti sulla cittadella (alcuni dei quali coperti da una tutela architettonica) e, dall’altro, l’esigenza di trovare un sito adeguato per localizzazione e fruibilità sul quale trasferire la nuova Fiera, che difficilmente però – concludevano Grazia e Germanà – avrà quelle caratteristiche di gradevolezza ambientale un impegno significativo e costante per la loro realizzazione».
