La Cgil di Messina partecipa alla manifestazione del 2 Ottobre. Oceano: «Lo Stato nega risorse necessarie con il miraggio del Ponte»

La Cgil di Messina partecipa alla manifestazione del 2 Ottobre. Oceano: «Lo Stato nega risorse necessarie con il miraggio del Ponte»

La Cgil di Messina partecipa alla manifestazione del 2 Ottobre. Oceano: «Lo Stato nega risorse necessarie con il miraggio del Ponte»

giovedì 30 Settembre 2010 - 09:26

Il segretario generale della Cgil di Messina spiega i motivi dell’adesione: «Mentre la nostra provincia ha già perduto oltre 11.000 posti di lavoro e molti altri rischia di perderne, il Governo nazionale si fa beffa della Sicilia con i ripetuti annunci sulla grande opera. Nel frattempo non viene presa alcuna misura per arrestare il continuo peggioramento delle condizioni economiche e sociali»

Per la Cgil di Messina i provvedimenti adottati dal Governo nazionale depredano le risorse del Mezzogiorno attraverso il taglio dei trasferimenti correnti, la cancellazione di migliaia di posti di lavoro precari, l’utilizzo di una parte dei fondi Fas che dovrebbero aiutare il nostro territorio. «Il tutto – scrive Lillo Oceano, segretario generale della Cgil di Messina – per finanziare le esigenze di altre aree del Paese, e un’altra parte dei FAS destinati alla Sicilia, ben 4 miliardi, è ancora oggi oggetto di un vero e proprio scippo, mentre Per mistificare questo sottrazione di risorse e la mancata realizzazione di interventi più importanti e urgenti, il Governo ricorre continuamente all’annuncio della imminente realizzazione del Ponte sullo Stretto, un vero e proprio specchietto per le allodole che prospetta come vera la costruzione di un’opera faraonica che in realtà non sarà realizzata».

Oceano spiega poi le motivazioni che spingono la Cgil di Messina a partecipare alla manifestazione del 2 ottobre, «Le difficoltà tecniche oggi esistenti non consentiranno la costruzione dell’opera Ponte e si sommano alla mancanza di convenienza di un business plan nel quale i ricavi non potranno mai remunerare l’investimento, ragione per cui non saranno mai disponibili risorse private, mentre al di là delle chiacchiere non ci sono risorse pubbliche per la realizzazione del manufatto. I soldi disponibili bastano a malapena per qualche sondaggio geognostico, alcuni studi collaterali e pochi espropri, insieme a un po’ di movimentazione terra, capace sicuramente di soddisfare alcuni specifici interessi economici, mentre stravolge un territorio già ferito da un profondo dissesto idrogeologico e a forte rischio sismico».

«Mentre la nostra provincia ha già perduto oltre 11.000 posti di lavoro e molti altri rischia di perderne il Governo nazionale si fa beffa di Messina e della Sicilia con i ripetuti annunci del Ponte – continua Oceano -. Nel frattempo non viene presa alcuna misura per arrestare il continuo peggioramento delle condizioni economiche e sociali di un territorio a cui vengono sottratti diritti e opportunità, a cui vengono negati, sempre di più, i presupposti fondamentali per un naturale sviluppo. L’inopportuno insistere con la chimera della costruzione del Ponte, per il quale ad oggi, oltre gli annunci non esistono né progetto, né certezze, né fondi sufficienti, mostra inequivocabilmente la pervicace volontà di negare non solo le infrastrutture e i servizi veramente necessari per avere sviluppo e occupazione ma, con i continui tagli che colpiscono questa parte del paese, anche la garanzia di quei diritti costituzionali, come il diritto all’istruzione, alla salute, al lavoro, che sono alla base della democrazia e condizione necessaria ad assicurare un futuro alle nuove generazioni.»,

«Realizzare infrastrutture realmente utili a migliorare la mobilità di persone e merci, come il raddoppio delle linee ferroviarie, il completamento della rete stradale e autostradale, le reti materiali e immateriali. La salvaguardia del territorio e la sua sicurezza dal punto di vista idrogeologico, la sicurezza sismica del patrimonio edilizio pubblico, scuole, ospedali, uffici, etc, e privato – spiega ancora il segretario -. Un sistema sanitario efficiente, capace di assicurare la tutela della salute al pari delle altre regioni più ricche. Scuole pubbliche che siano luoghi di cultura e di saperi, sicure, capaci di incoraggiare la crescita umana e sociale, università dove si riconoscono e si promuovono le competenze. Investire nella ricerca scientifica per avere un paese capace di tenere il passo dell’innovazione e del progresso, per una Sicilia capace di essere punto di riferimento, partner ed interlocutore privilegiato dell’intenso processo di sviluppo dei paesi che si affacciano nel Mediterraneo. Combattere il malaffare e la criminalità organizzata, liberare il sistema economico dal giogo delle estorsioni, garantire la sicurezza dei cittadini, il rispetto della legalità e l’imparzialità delle pubbliche amministrazioni. Salvaguardare l’ambiente, ricorrere alle energie rinnovabili, rilanciare l’agricoltura, creare le condizioni di uno sviluppo turistico moderno, pensare e realizzare una politica industriale checrei condizioni di effettivo sviluppo e buona occupazione, sicura e duratura. Sono queste le condizioni indispensabili a garantire un futuro alla nostra terra e alla nostra gente. Condizioni che richiedono impegno leale da parte delle classi dirigenti nella rappresentanza dei bisogni e delle necessità del territorio che le esprime».

«Le tragedia di Giampilieri, Scaletta, Itala, Briga con il carico di lutti e distruzione, le frane ed il dissesto dei comuni dei Nebrodi, sono il prodotto della mancata cura e dell’abbandono di un territorio fragile anche dal punto di vista idrogeologico – conclude Oceano -, dell’assenza di prevenzione e da una assoluta mancanza di attenzione all’ambiente. I lutti, i danni prodotti, i rischi che quotidianamente corriamo, devono trovare una risposta immediata a prescindere da qualsiasi altra considerazione e rivendicazione in termini di interventi di ricostruzione e di messa in sicurezza di quei territori».

Per la Cgil di Messina, a questo territorio già desertificato dall’insipienza delle scelte politiche, ancor più lacerato dagli effetti della crisi, mortificato nel diritto al lavoro e in quello di cittadinanza, lo Stato non può continuare a negare, con la complicità di una parte della nostra classe dirigente, risorse e servizi necessari offrendo in cambio solo e soltanto il miraggio di un’opera a tutt’oggi definita “inutile e dannosa”.

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