Accertata l’approvazione in ritardo del bilancio di previsione. Perplessità sui debiti fuori bilancio e sull’aumento della previsione d’entrata dai permessi per costruire: «La spesa è certa, l’entrata è più incerta…»
Come ogni anno, quasi fossero una la fotocopia dell’altra, arriva l’ordinanza “novembrina” della Corte dei Conti, che dice la sua sulle finanze di Palazzo Zanca. E non è mai un quadro roseo, quello dipinto dalla Corte, pur riconoscendo gli sforzi fatti in riva allo Stretto. Nello specifico la Corte dei Conti, nell’adunanza del 24 novembre scorso, ha accertato «l’avvenuta tardiva approvazione del bilancio di previsione dell’esercizio 2010; la presenza di fattori di criticità tali da poter incidere sui futuri equilibri di bilancio e la necessità di avviare urgenti misure correttive». E inoltre ha invitato «l’ente a completare le procedure di ricognizione dell’oggetto delle società partecipate» e «ad eseguire un periodico e assicurato monitoraggio sull’andamento delle operazioni di finanza derivata al fine di minimizzare i rischi per le finanze comunali». Partecipate, derivati, debiti fuori bilancio, come vedremo: siamo alle solite, senza drammi né patemi d’animo, ma con la consapevolezza che il tempo delle vacche grasse è ancora lontano.
Già dalla relazione del collegio dei revisori dei conti del Comune, inviata alla Corte dei Conti, era emersa «la tardiva approvazione del bilancio di previsione (in data 12 agosto 2010) oltre il termine consentito; il ripetersi, nell’ultimo triennio, di risultati negativi nella gestione di competenza; la previsione di un disavanzo di parte corrente coperto anche mediante il ricorso ad alienazioni patrimoniali». E ancora, i derivati, le cui operazioni in essere «presentano un valore complessivo di estinzione negativo alla data del 31 dicembre 2009 e hanno generato, negli ultimi due esercizi, flussi negativi». Il collegio dei revisori aveva rilevato, inoltre, «un incremento della spesa per il personale», anche se poi la Corte dei Conti ha riconosciuto che «in sede di manovra di riequilibrio gli stanziamenti definitivi sono stati ridotti in modo da contenere consistentemente la suddetta voce di spesa al di sotto dell’importo impegnato nel 2009». Infine, sempre dalla relazione dei revisori di Palazzo Zanca era venuto fuori, secondo la Corte, «il consistente aumento della previsione di entrata a titolo di contributo per permesso a costruire rispetto al trend storico dell’ultimo triennio».
Un punto, questo, che il Comune ha chiarito con le proprie memorie trasmesse alla Corte (nessuno, infatti, «è intervenuto in rappresentanza dell’amministrazione comunale» all’adunanza del 24 novembre). Palazzo Zanca ha precisato che «il notevole aumento della previsione di entrata a titolo di contributo per permesso a costruire è frutto delle recenti decisioni adottate dall’ente in direzione della decisa espansione di tale tipologia di entrata. Nello specifico, sono state attuate apposite misure organizzative per la trattazione delle numerosissime pratiche di condono e di sanatoria giacenti e per un puntuale controllo sulla riscossione dei contributi per permesso a costruire spettanti al Comune». Insomma, è la “storica” piaga degli oneri concessori, che oggi l’amministrazione Buzzanca conta di risanare.
La Corte dei Conti conferma, in definitiva, «alcune delle maggiori criticità oggetto di deferimento. Infatti va osservato che, pur tenuto conto di alcuni provvedimenti adottati dall’ente, volti alla risoluzione delle note difficoltà del Comune, permangono notevoli criticità, quali il ripetersi del disavanzo di competenza, la notevole mole di debiti fuori bilancio (per il cui finanziamento è prevista l’alienazione di beni patrimoniali del Comune) e il rischio rappresentato dall’andamento, in atto non favorevole per l’ente, delle operazioni di finanza derivata». Invita, inoltre, ad usare «grande cautela» nel prevedere grandi entrate dagli oneri concessori, «in quanto mentre la spesa da sostenere è certa, l’entrata presenta di regola un ciclo di realizzazione più lungo e più incerto». Per questo arriva l’invito, che poi è sempre il solito, anno dopo anno: «Procedere ad un deciso contenimento della spesa corrente conginutamente all’adozione di concrete misure finalizzate all’espansione delle entrate proprie dell’ente». Tirare la cinghia, sempre e comunque.
