Un provvedimento che scatena reazioni anche oltreoceano, ritirato il provvedimento che prevede l’inasprimento per le pene a carico dei giornalisti che pubblicano dettagli di inchieste. Il deputato Briguglio invita il Pdl al buon senso
Un fiume di reazioni e dichiarazioni, politiche e non, quello che sta seguendo al voto della maggioranza della Commissione giustizia del Senato sul ddl intercettazioni. “Una brutta pagina” così come l’ha definita qualche giorno fa il segretario della federazione nazionale della stampa italiana Franco Siddi, che ha garantito il massimo impegno -affinché possa essere cancellata”. Tra i punti più discussi della normativa quello sull’inasprimento delle pene per i giornalisti che rendono pubblici i particolari di inchieste di interesse sociale, ivi compresa la possibilità del carcere. Un aspetto che ha però spinto la stessa maggioranza che ha precedentemente approvato la legge, a ritirare l’emendamento che prevedeva tra l’altro il raddoppio delle pene detentive e pecuniarie per i cronisti.
Un dietro front che tuttavia non ha soddisfatto a pieno l’ordine dei giornalisti: “Chi parla di carcere e di danaro con tanta leggerezza non si rende conto che un mese dietro le sbarre è poca cosa per i malfattori, non per le persone perbene. Somme di quella entità possono apparire trascurabili a chi guadagna migliaia e migliaia di euro al mese. I politici – e purtroppo anche la stragrande maggioranza dei lettori – non sono consapevoli che ci sono centinaia e centinaia di giornalisti che “guadagnano” anche poco più di due euro per un loro articolo, come emerge dai “dati della vergogna” contenuti nell’inchiesta fatta dall’Ordine e denominata “Smascheriamo gli editori”. E’ come dire che ci sono giornalisti che dovrebbero scrivere cinquemila articoli per mettere insieme l’ammenda che dovrebbero pagare per onorare il loro dovere di informare gli italiani”.
Tra le tante dichiarazioni seguite all’approvazione del provvedimento, anche quella del vicepresidente dei deputati del Popolo della libertà, il messinese Carmelo Briguglio: -E’ tangibile il rischio dell’espatrio delle notizie dall’Italia su giornali e tv straniere. Cosa accadrebbe – si chiede l’esponente finiano – se cio’ che dovesse essere vietato al Corriere della sera, a Repubblica o ai telegiornali Rai e Mediaset dovesse trovare ampia ospitalita’ su Le Monde, sul Times o sui grandi media internazionali a cominciare dal network di mr. Murdoch? Che faremo dinanzi al fenomeno inedito dell’espatrio della notizia? Grideremo al complotto?. Secondo noi – prosegue – va evitato un altro grave errore politico che si chiama voto di fiducia. Lo diciamo con chiarezza e per tempo. La legge sulle intercettazioni, per sua natura, deve avere un percorso squisitamente parlamentare, tormentato quanto si vuole, ma senza rischio di interventi liquidatori e ultimativi da parte del governo-.
Per Briguglio è dunque necessario concedere “al Parlamento, all’opposizione ma anche alla maggioranza, alle categorie interessate, ai cittadini tutto il tempo necessario per discutere e trovare mediazioni sul testo. Non e’ – osserva – una settimana di dibattito in piu’ che puo’ vanificare l’esito finale”. Un’ultima considerazione viene poi riservata alla critica mossa al disegno di legge del Ministro Alfano da dipartimento di giustizia di Washington (vedi approfondimento): “Siamo particolarmente esposti come Paese a particolari attenzioni da parte dell’alleato americano. Putin, Gheddafi e dintorni. Certe nostre relazioni non incontrano il massimo gradimento. La voce critica verso la nuova normativa di un esponente del governo americano in visita in Italia – aggiunge – costituisca motivo di seria riflessione. La legge sulle intercettazioni ha bisogno di altri correttivi. Basta un granello di buon senso. Il Pdl deve adoperarlo-.
Un clima certamente acceso quello che fa dunque da sfondo alle votazioni per il rinnovo del consiglio regionale dell’ordine dei giornalisti per la nomina dei revisori dei conti e dei sette componenti del Consiglio nazionale, in programma domani, domenica 23 maggior, a partire dalle 9.30 fino alle 17.30. I giornalisti professionisti eleggeranno tre consiglieri nazionali, sei consiglieri regionali e due revisori dei conti; i giornalisti pubblicisti eleggeranno quattro consiglieri nazionali, tre consiglieri regionali e un revisore dei conti.
Possono partecipare alle votazioni tutti gli iscritti che non siano sospesi dall’albo e che siano in regola con il pagamento delle quote dovute, sino all’anno 2010 compreso. Coloro che dovessero una o più quote arretrate potranno regolarizzare la loro posizione direttamente nella sede del seggio elettorale, prima di esprimere il voto. In proposito si ricorda che la quota relativa al 2010 è di 110 euro comprensiva del 10 per cento di indennità di mora maturata dopo il 31 gennaio 2010, e che essa può essere versata anche sul conto corrente postale n. 18561902, intestato all’Ordine dei giornalisti di Sicilia.
Sono istituiti tre seggi elettorali, funzionanti con gli stessi orari e modalità: a Palermo presso la sede dell’Ordine, in via Francesco Crispi 286; a Catania presso l’Hotel Excelsior in piazza Verga 39; a Messina presso Jolly Hotel, via Garibaldi 126 (di fronte teatro Vittorio Emanuele). Il diritto di voto verrà esercitato: presso il seggio di Palermo dagli elettori residenti nelle province di Agrigento, Caltanissetta, Palermo e Trapani; presso il seggio di Catania dagli elettori residenti nelle province di Catania, Enna, Ragusa e Siracusa; presso il seggio di Messina dagli elettori residenti nella provincia di Messina. L’iscritto che dovesse trovarsi lontano dal proprio seggio per motivate e documentate ragioni potrà esercitare il proprio diritto di voto presso un altro seggio.
