Fra dieci giorni Pdl a rapporto, l’incognita Udc, i mal di pancia Mpa: il confuso quadro politico dei due palazzi

Fra dieci giorni Pdl a rapporto, l’incognita Udc, i mal di pancia Mpa: il confuso quadro politico dei due palazzi

Fra dieci giorni Pdl a rapporto, l’incognita Udc, i mal di pancia Mpa: il confuso quadro politico dei due palazzi

martedì 05 Ottobre 2010 - 08:06

I consiglieri comunali pidiellini hanno chiesto un confronto con i parlamentari: si discuterà di rimpasto e vertici provinciali del partito. Ma anche del momento politico: che vede l’Mpa fuori dalla giunta Buzzanca e in bilico alla Provincia. E l’Udc pronto a fare da ago della bilancia

Si parla di rimpasti, tanto al Comune quanto alla Provincia, praticamente dal giorno dopo l’insediamento di Giuseppe Buzzanca e Nanni Ricevuto. Di fatto, però, nulla è mai cambiato, nonostante scosse, veri e propri terremoti e trasformismi regionali. Oggi, però, il quadro sembra diverso. A Palermo Raffaele Lombardo ha definitivamente rotto con il Pdl, con tutto il Pdl, sia quello “lealista” di Castiglione (che a Catania ha già consumato la sua “vendetta”, cacciando l’Mpa dalla Provincia) e Alfano, sia quello “sudista” di Miccichè. E al suo fianco, oggi, ha l’Udc di Casini, non tutto l’Udc, perché l’ala di Cuffaro e Romano non ne vuol sapere di Lombardo e già lavora per fare terra bruciata al leader dello scudocrociato. C’è un ulteriore tassello da aggiungere al mosaico: per l’ingresso nella giunta regionale, l’Udc ha mandato a trattare con Lombardo Gianpiero D’Alia, in quanto è Messina, è ormai evidente (vedi la convention di due settimane fa in Fiera), la nuova roccaforte dell’Udc in Sicilia.

Di fronte a tutto questo, è difficile immaginare una lunga vita per due giunte che si mantengono ben salde solo grazie ai numeri dell’Udc e, in parte, dell’Mpa. Diciamo in parte perché a Palazzo Zanca l’Mpa è fuori dall’esecutivo di Buzzanca da tempo: gli autonomisti hanno ufficialmente comunicato di non riconoscere Pinella Aliberti come loro assessore, in quanto espressione di Cateno De Luca, che con l’Mpa non ha ormai più nulla da spartire. Con l’addio di Fortunato Romano, dunque, Buzzanca s’è liberato in maniera “soft” dell’Mpa, quasi nessuno s’è accorto, ma tra i consiglieri comunali la mancata sostituzione di Romano non è passata inosservata. Discorso diverso alla Provincia dove sono due gli assessori lombardiani, Gaetano Duca e Daniela Bruno, con quattro consiglieri in aula. Motivo per cui l’area De Luca, che può pure contare su quattro rappresentanti del costituendo gruppo -Sicilia Vera-, tornerà presto a battere cassa. Ma il vero nodo è l’Udc. Nove consiglieri comunali e altrettanti consiglieri provinciali pesano e fanno emergere un dato: senza l’Udc come alleato, salta il banco. Ecco perché tanto Ricevuto quanto Buzzanca ci pensano due volte prima di cacciare dalle proprie giunte gli assessori scudocrociati. Anche se poi devono fare i conti con qualche mugugno. Esempi? Alla Provincia, solo tra i corridoi, mai ufficialmente, ha tenuto banco il grande “gelo” su alcune scelte tra il presidente e l’assessore Udc Nino Terranova. Al Comune, invece, la contestata delibera di giunta che prevedeva l’assunzione di otto nuovi dirigenti non è stata votata dagli assessori casiniani. Piccole mosse, nulla più. Ma contano.

In ogni caso, Ricevuto e soprattutto Buzzanca dovranno fare i conti col partito centrista: l’input di Angelino Alfano è chiaro, bisogna verificare caso per caso come agire. E anche l’Udc è pronta a chiedere una verifica di maggioranza a Palazzo Zanca, dove dopo l’addio di Giovanni Ardizzone lo scudocrociato ha perso una quota rispetto alla spartizione decisa in campagna elettorale: le soluzioni indicate dai casiniani sono due, o si toglie un assessore Pdl e si riequilibrano così le proporzioni, oppure se ne aggiunge uno dell’Udc e si ripristinano le condizioni iniziali. Facile a dirsi, complicato a farsi.

Di rimpasto si parlerà in casa Pdl il 15 ottobre: per quella data il capogruppo comunale Pippo Capurro insieme agli altri consiglieri ha convocato un incontro con i parlamentari nazionali e regionali. Obiettivo: «discutere le problematiche relative al programma presentato e votato dai nostri elettori». Tradotto: mini-rimpasto, vertici provinciali e strategie nelle alleanze. Il mini-rimpasto potrebbe essere davvero mini: i più danno in uscita Pippo Rao e in entrata il “recuperato” Roberto Nicolosi. Se poi Buzzanca dovesse decidere di ascoltare l’Udc e di eliminare un’altra testa pidiellina, a rischiare potrebbe essere Elvira Amata, ma è un’ipotesi al momento lontana. Per quanto riguarda i coordinatori provinciale e comunale del partito, i giochi sono pressoché fatti da tempo: il primo ruolo verrà ricoperto da Roberto Corona, il secondo da Vincenzo Garofalo. Più aperta la partita dei vice, che dovrebbero essere due ex An. Anche se non è escluso che in questo quadro possa essere a sua volta recuperato Rao. Si complica il discorso alleanze: tutti sanno che la convivenza con l’Udc è necessaria per salvare la tenuta dell’Amministrazione. Senza i centristi, il rischio sarebbe quello di dover governare senza una maggioranza in consiglio comunale (che già oggi “vacilla”). La peggiore delle ipotesi: il ritorno alle urne. Con un fattore non da sottovalutare: il probabile ritorno al voto anche per il parlamento nazionale. Dove, non è un mistero, ambisce di sedere proprio Buzzanca, il quale avrebbe già un posto in lista assicurato. Dal suo mentore Domenico Nania? Pare di no. E’ qui la sorpresa: l’ultimo treno è quello di Rocco Crimi.

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