IL FUTURO PASSA DALLO STRETTO. Il turismo, la riqualificazione urbana, la vivibilità e lo sviluppo economico di Messina non possono prescindere dalle scelte risultanti dal dibattito attuale sui trasporti sullo Stretto e sul recupero del waterfront. Scelte che non vengono prese tutte in città, come quella cruciale sulla ripartizione dei fondi Fintecna, e quella dei vertici di Rfi sulle risorse da investire nel traghettamento, ma che per altri versi coinvolgono in prima persona gli enti locali. Su di essi infatti ricade la responsabilità di immaginare le linee di sviluppo della città e di programmare delle stesse.
Responsabilità non sempre onorata, visto che ancora i segnali delle istituzioni riguardo alle prospettive considerate strategiche per il futuro della città sono schizofrenici. Lo ha sottolineato il sottosegretario ai Trasporti Raffaele Gentile durante il recente convegno “Lo Stretto e l’indispensabile-, organizzato dalla Cgil, dichiarando: «Le istituzioni locali non sono compatte nel chiedere al governo maggiori fondi. Qualche settimana fa il ministro stesso [Alessandro Bianchi] ha proposto durante un incontro la creazione di un tavolo permanente sulle problematiche dello Stretto, ma i rappresentanti locali non hanno colto l’occasione e si sono dimostrati indecisi sul da farsi». E lo denuncia oggi in una nota il segretario regionale Or.s.a. Mariano Massaro, mettendo in fila le contraddizioni politiche che caratterizzano le amministrazioni locali: le dichiarazioni del governatore Totò Cuffaro sulla opportunità di costruire il Ponte, il comitato interistituzionale, tenuto in vita dal presidente della Provincia Leonardi, finalizzato a coordinarele strutture cittadine con il progetto Ponte, la presenza di un riferimento a strutture compatibili con l’attraversamento stabile dello Stretto nel progetto “Water Front- dell’Autorità portuale; la persistenza in vita della società “Stretto di Messina-. E poi ci si mettono pure i privati, con la riduzione del personale a bordo dei traghetti Tourist&Caronte, che trova un perfetto corrispettivo nelle linee di Bluvia.
Il progressivo ridimensionamento degli investimenti di Rfi, poi, è un preoccupante capitolo a parte, e riguarda il presente e soprattutto il futuro, se si guarda alle gare di appalto per le navi che verrano acquistate dall’azienda pubblica. Sempre dalla nota dell’Or.s.a. emerge che Rfi sta richiedendo la costruzione di navi più lente e meno capienti delle attuali. E non è solo una questione di investimenti, ma anche di progettualità. In un documento, a firma del presidente Santi Trovato, il consiglio dell’Ordine degli ingegneri ha manifestato la necessità del coinvolgimento della Rete ferroviaria italiana nel progetto di recupero del waterfront: «Non è possibile progettare la piattaforma logistica intermodale a Tremestieri senza il concerto di Rfi, visto che per ipotizzare un approdo ferroviario nella zona sud si dovrebbe preliminarmente verificare la possibilità di prevedere la Stazione marittima passeggeri direttamente collegata agli stessi invasi. […] non si capisce come il nodo cruciale non sia stato affrontato e sciolto con la dovuta determinazione». Ma l’interlocuzione con la società è molto difficile, visto che raramente i suoi rappresentanti frequentano le riunioni, i dibattiti pubblici e i tavoli istituzionali locali a cui vengono invitati.
Insomma, la definizione di “non prioritario- riferita al Ponte non basta, e in effetti è manifestamente ambigua, per abbandonare l’idea e indirizzare i progetti verso alternative nette. Queste le proposte dell’Or.s.a.: «I fondi Fintecna erano destinati alla città di Messina per la realizzazione del ponte, se il ponte non è prioritario, la destinazione delle risorse non può che essere totalmente orientata al potenziamento del servizio di traghettamento per garantire ai cittadini la continuità territoriale e il diritto universale alla mobilità. Le istituzioni cittadine e regionali non possono arroccarsi nell’attendismo per sconfessare quanto stabilito dal governo dell’Unione fin dalla condivisione del programma elettorale. Nel piano industriale di RFI devono essere inseriti i previsti investimenti per l’acquisto di mezzi navali che rendano decoroso e sicuro l’attraversamento dello Stretto. Il comitato interistituzionale istituito dalla Provincia Regionale di Messina e la Società “Stretto di Messina-, senza il ponte, se non modificano la ragione sociale, non hanno più motivo di esistere».
