La generazione sospesa: i giovani a contatto diretto con la politica. Ospite in Fiera l'ex-ministro Fioroni

La generazione sospesa: i giovani a contatto diretto con la politica. Ospite in Fiera l’ex-ministro Fioroni

La generazione sospesa: i giovani a contatto diretto con la politica. Ospite in Fiera l’ex-ministro Fioroni

sabato 18 Dicembre 2010 - 08:35

Nel corso dell'incontro dibattito organizzato dal Pd un gruppo di studenti del collettivo UniMe in protesta sono saliti sul palco per un intervento fuori programma

In un periodo di crisi sociale quale quello che stiamo vivendo, non è facile provare a instaurare un dialogo tra politica e cittadini. E’ quello che si è tentato di fare ieri pomeriggio, nel corso dell’incontro “La generazione sospesa – Le domande dei giovani, le risposte della politica”, organizzato in Fiera dal Partito Democratico di Messina: studenti, ricercatori, docenti sono stati invitati a dire la loro davanti ai segretari provinciale e regionale del PD, Francantonio Genovese e Giuseppe Lupo, e al responsabile nazionale Welfare del PD Giuseppe Fioroni. Tra vere e proprie arringhe ed elenchi di pro e contro del nostro Paese, sono emersi vari punti di vista convergenti verso la medesima finalità: il desiderio di tirar fuori l’Italia dalla situazione stagnante nella quale si trova e proiettarla verso migliori traguardi. «Gli studenti bravi non sono solo quelli che stanno a casa: quelli che protestano nelle strade non sono tutti dei facinorosi», «Desideriamo non essere costretti ad emigrare all’estero per arricchire un altro Paese, ma lavorare per rendere migliore la nostra terra», «Vogliamo una politica che pensi al Paese e non a se stessa». Messaggi chiari, precisi. Poi, a metà incontro, sono intervenuti loro: i ragazzi del Collettivo UniMe in Protesta, che, alla richiesta “Ho una domanda, volete sentirla?” espressa civilmente con cartelli alla mano, sono riusciti catturare l’attenzione della platea e a salire sul palco (con il permesso degli organizzatori) per dire la loro, rivolgendosi direttamente ai dirigenti del partito presenti nel padiglione. «Cos’è la flessibilità? L’altro nome della precarietà. L’unica flessibilità che ci piace è quella di Leonardo da Vinci: vorremmo coltivare tante passioni, non dover indossare un’unica maschera alienante per tutta la vita. La flessibilità voluta da Marchionne, no, la consideriamo una ferita sulla nostra autonomia esistenziale». E, rivolgendosi direttamente all’ex ministro Fioroni: «Doveva cancellare la riforma Moratti, destrutturarne la logica interna con una radicalità tale da impedire la futura riforma Gelmini».

Le risposte dei politici sono arrivate poco dopo. «La riforma Gelmini non dà speranze ai giovani», ha commentato l’on. Francantonio Genovese. «Bisogna fare in modo che si riaccenda la fiammella della speranza dei siciliani e dei messinesi, e sappiamo che non è facile». «Il Governo non è più in grado di lavorare», ha aggiunto Giuseppe Lupo, «L’Italia non è il Paese del bunga bunga, ha bisogno di cambiare». Infine, l’intervento di Giuseppe Fioroni: «Abbiamo il debito pubblico più grande d’Europa. Non si possono più ammettere sprechi, ma è vero anche che nell’università si è tagliato non scegliendo: rispetto agli altri paesi, spendiamo meno rispetto a formazione, istruzione e università. Non bisogna fare tagli lineari: occorre mettere soldi, appunto, per la formazione e l’aggiornamento del personale docente, per la valutazione e il diritto allo studio, i tre requisiti fondamentali affinché il merito possa concretizzarsi». L’ultima battuta dell’ex ministro è sulle scene di violenza verificatesi il 14 dicembre davanti alla sede del Parlamento: «Ragazzi, ricordate sempre che nessuna idea può essere espressa con la violenza: è vergognoso assistere alla scena di uno studente che picchia un finanziere di 22 anni. Non è così che ci si può fare sentire».

Parole necessarie: perché in questi giorni la rabbia sembra aver preso il sopravvento, e i giovani, come è stato detto da più parti, non riescono più a trovare il modo di far sentire la propria voce. Una generazione sospesa, appunto, senza futuro, che a tratti si sente impotente: ma quel futuro, come hanno sottolineato ieri, i giovani hanno tutte le intenzioni di riprenderlo nelle proprie mani. Perché la speranza, si sa, è l’ultima a morire.

Enrico Anastasi

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