Rao: “Uno dei simboli del degrado della città. Tante le destinazioni ipotizzate, chiesto a Ricevuto se ha una strategia concreta in merito”
Può la carenza di risorse giustificare sempre e comunque per decenni interi la mancanza di una pianificazione per la valorizzazione delle realtà infrastrutturali, che non solo non vengono usate come opportunità d’investimenti, ma addirittura vengono lasciate al degrado, con depauperamento costante del valore, ma soprattutto delle mancate opportunità da mettere a disposizione della comunità messinese? E’ la domanda che si è posto il consigliere Provinciale Pippo Rao, introducendo quanto avviene ormai da anni per ciò che riguarda l’Hotel Riviera. Una struttura, come abbiamo testimoniato con le immagini (vedi articolo correlato in basso), giace in condizioni vergognose dopo aver rappresentato per anni il fiore all’occhiello di una città che sembra non esserci più. Il tempo ha assegnato, purtroppo solo nelle intenzioni, svariate destinazioni alla struttura che però a tutt’oggi rimane tra la polvere e l’abbandono.
Per Rao il paradosso è rappresentato dalla circostanza che dopo la sentenza di secondo grado nella causa con i vecchi proprietari della Russottifinance, e le mega parcelle per gli avvocati Lo Castro e Gazzara, con 600.000 euro cadauno, rimane ancora incerto il destino dell’ex albergo. «Negli anni si sono avvicendati dirigenti e funzionari, Assessori e Presidenti, ed ognuno di questi annunciava la sua imminente soluzione – afferma il consigliere -. Solo negli ultimi tempi, durante l’Amministrazione Ricevuto, abbiamo ascoltato ipotesi di vario genere e vario tipo. Prima la alienazione dell’immobile, poi il project financing, poi la ristrutturazione con fondi ministeriali, oppure europei (mancavano solo da invocare quelli della Protezione civile….!), poi altre ancora ipotesi fantasiose. Per non parlare poi delle finalità. Si è passati da sede di uffici della Provincia, a seconda casa dello studente, od a sede del C.S.A. (il vecchio provveditorato agli studi), per ritornare ad albergo da fare gestire a terzi. Insomma di tutto e di più».
Ed intanto l’immobile cade a pezzi, perde valore, ed i costi a carico dei cittadini saranno sempre maggiori. «Ora basta – continua Rao -. Che il Presidente Ricevuto e la sua Giunta ci dicano cosa vogliono fare dell’Hotel Riviera, se hanno un programma in merito, oppure anche in questo caso navigano a vista, come da circa due anni assistiamo costantemente, senza la presenza di capacità progettuale su cui concentrare sforzi ed un minimo di pianificazione che in questo caso sì, potrebbe garantire la possibilità di intercettare risorse aggiuntive. Ma senza tutto ciò, quale realtà privata o pubblica che sia, quale ente od istituzione, darà mai credito ad una amministrazione che non investe in programmazione e progettualità con coerenza e serietà. Il processo di riqualificazione della zona rivierasca a nord della città, con la prospettiva della liberazione della rada S.Francesco dagli approdi, e l’ipotesi di valorizzazione di quella zona per infrastrutture da diporto turistiche, potrebbe aprire interessanti scenari ed ipotesi da studiare e progettare. Ma questo richiede capacità e disponibilità a sinergie proficue e non a chiacchiere, con enti diversi (Autorità portuale innanzitutto, Comune, Regione), e voglia di ruolo per il Piano Regolatore Portuale».
«Ho chiesto al Presidente Ricevuto di venire in aula per spiegarci se la Provincia di Messina ha una strategia in merito, ed ho chiesto la convocazione del Dirigente Calabrò in Commissione, per avere prontezza di tutti gli aspetti per i quali la Provincia di Messina nella querelle Hotel Riviera, da anni spende una marea di soldi senza prospettive, tranne che per gli avvocati – conclude l’ex segretario provinciale del Pd -. Ed a tale proposito si chiederà conto della veridicità di ventilati costi elevatissimi, per un parere richiesto a fronte delle parcelle milionarie su cui ci sarebbe stata una transazione con l’ente. La città ed il territorio aspettano risposte, sperando di non fare la fine dell’Hotel Riviera, o della nave Cariddi, o dell’ex Ospedale Regina Margherita».
