Lombardo e il suo colpo di “spugna sporca”. Come cambiano gli scenari politici regionali. Sospesi i dissidenti

Lombardo e il suo colpo di “spugna sporca”. Come cambiano gli scenari politici regionali. Sospesi i dissidenti

Lombardo e il suo colpo di “spugna sporca”. Come cambiano gli scenari politici regionali. Sospesi i dissidenti

sabato 30 Maggio 2009 - 11:38

Il Pdl, spaccato, presenta attraverso i vertici nazionali un disegno di legge al Senato per modificare lo Statuto siciliano introducendo la “sfiducia costruttiva”. Sospesi i designati Cimino, Bufardeci e Gentile (dell'ala ribelle). Udc sul piede di guerra, il Pd resta all’opposizione. Lombardo ci crede, Messina resta ancora fuori

Per alcuni trattasi solo di manovra elettorale di chiara matrice populista-acchiappa voti, mirata al superamento dello sbarramento del 4% necessario per andare in Europa. Per altri è la dimostrazione terminale di una maggioranza troppo instabile per governare, per lo meno lo era e necessitava di uno scossone. Punti di vista, tra chi è d’accordo e chi condanna il colpo di “spugna sporca” di Raffaele Lombardo (un rimpasto a metà). Fatto sta che l’azzeramento e la nomina della nuova Giunta regionale ha nel giro di pochi giorni scombussolato gli equilibri politici della maggioranza nell’Isola e non solo.

“Quando la casa rischia di crollare alla minima scossa, meglio raderla al suolo e ricostruirla”. Queste erano state le dichiarazioni del Governatore siciliano prima del terremoto da lui stesso provocato a Palazzo D’Orleans. Punto e capo. Si ricomincia. Sarà un esecutivo duraturo? Destinato a cambiare dopo le Europee? Presto per dirlo, il dato di fatto è che i venti di guerra soffiano forte sulla barca autonomista, che dovrà remare con forza con tutte le sue componenti se vorrà rimanere in piedi sul timone siciliano. La prima pietra della nuova casa intanto Lombardo l’ha messa, lasciando fuori dalla porta l’Udc e con la finestra socchiusa per fare rientrare gli alleati del Pdl, che al momento devono giocare su due fronti: quello dei rapporti con il presidente della Regione e l’altro al proprio interno. Verso quell’asse Micciché-Scalia orientato a dare fiducia a Lombardo. Da questo punto di vista è ormai evidente la frattura tra i vertici del partito e i “ribelli”, tanto che oggi Gianfranco Bufardeci, Michele Cimino e Luigi Gentile (gli assessori designati del Pdl) sono stati sospesi dal partito in via cautelativa ai sensi dell’articolo 48 dello statuto.

Tutta la situazione viene racchiusa nella nota ufficiale di ieri dei tre coordinatori nazionali berlusconiani, Bondi, Verdini e La Russa: “Gli assessori nominati dal presidente Lombardo non possono accettare l´incarico fino a quando Lombardo stesso non accetterà di sedere al tavolo con tutto il Pdl. L´avallo di ogni diversa decisione smentirebbe la linea di serietà e coerenza che tutto il Pdl vuole darsi e assomiglierebbe alla svendita di valori e regole”. La presa di posizione segue quelle dei coordinatori regionali: Giuseppe Castiglione, che annuncia la proposta di espulsione per chi deciderà di entrare nel governo regionale, mentre Domenico Nania parla di autoespulsione per chi dirà sì a Lombardo. La risposta arriva da Cimino, uomo di Micciché, che fa sapere: “per entrare in giunta basta il decreto di preposizione da parte del presidente Lombardo: non dobbiamo firmare alcuna accettazione. Né, onestamente, abbiamo intenzione di rifiutare”. La sensazione è che l’eventuale espulsione dei due assessori di Micciché (Bufardeci e appunto Cimino), coinciderebbe probabilmente con l’uscita di tutto il gruppo legato al sottosegretario alla presidenza del Consiglio, che potrebbe decidere di cominciare a fare sul serio con Lombardo gettando le basi sulla “Lega Sud”. Insieme a loro potrebbe esserci spazio anche per Pippo Scalia, zona An, che in giunta ha Luigi Gentile.

La battaglia come detto però, si gioca su più fronti, e così il Pdl ha già presentato al Senato, con le firme del capogruppo Maurizio Gasparri, del vice Gaetano Quagliariello e dal presidente della commissione Affari costituzionali Carlo Vizzini, un disegno di legge costituzionale che modifica lo statuto della Regione Sicilia, attraverso l’introduzione della “Sfiducia costruttiva”, ovvero elezione di un nuovo presidente della Giunta regionale espressione della stessa maggioranza uscita dal voto. Il testo del ddl prevede che -una sola volta nel corso della legislatura l’Assemblea regionale può approvare una mozione di sfiducia, che determina la decadenza dalla carica del presidente della Regione e degli assessori, nonche’ l’elezione a presidente della personalita’ indicata dalla mozione medesima, scelta tra gli appartenenti all’Assemblea. La mozione deve essere sottoscritta dalla metà più uno dei deputati appartenenti alla maggioranza che ha eletto il presidente della Regione, deve essere votata decorsi tre giorni dalla presentazione e approvata a maggioranza assoluta dai deputati eletti nelle liste collegate al candidato eletto presidente della Regione-.

Così si tenterà di cambiare le carte in tavola a Roma, visto che è praticamente impossibile che 46 deputati regionali decidano di dimettersi perdendo indennità e pensione (serve la metà del mandato). Lombardo appare deciso più che mai ad andare avanti, anche se il suo governo potrebbe finire muro contro muro con l’Assemblea Regionale. Con il risultato di un’irrimediabile immobilismo.

Impossibile non tornare, anche solo per un attimo, sulla posizione dell’Udc. I centristi si sono sentiti traditi da Lombardo e soprattutto Totò Cuffaro, che stamattina ha dichiarato: “Vuole tutto, paralizzerà la Regione-. Una situazione, quella dell’uscita del partito di Casini, che probabilmente porterà i crociati all’opposizione all’Ars, ma c’è il rischio che vadano a rompersi anche diverse alleanze locali determinate sulla base degli accordi elettorali dello scorso anno. Nessuna alleanza ha invece in mente oggi il Pd, nonostante il governo a “geometrie variabili” più volte tirato in ballo da Lombardo negli ultimi mesi. Il Partito Democratico starà all’opposizione, a ribadirlo anche l’attuale segretario Dario Franceschini.

In conclusione una nota per la nostra provincia. Ancora una volta fuori dalla giunta. I motivi sembrano ancora una volta essere di tipo politico, anche se il sindaco Giuseppe Buzzanca ha parlato di “intelligenze, risorse, capacita’ ed esperienza dei messinesi ignorate”. L’unica possibilità l’avrebbe l’ex assessore al Lavoro Santi Formica, che potrebbe rientrare, pace tra Pdl ed Mpa permettendo, attraverso uno dei tre posti lasciati liberi. Oltre al possibile inserimento di Mario Centorrino nella squadra di super-esperti annunciata da Lombardo. Domani mattina il governatore arriverà in città, in Fiera. Magari sarà l’occasione per conoscere i perché di questa scelta.

EMANUELE RIGANO

Correlati in basso gli articoli con le dichiarazioni di ieri e i componenti della nuova Giunta

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