Malapolitica: così 400 bambini disabili rischiano di rimanere senza riabilitazione

Malapolitica: così 400 bambini disabili rischiano di rimanere senza riabilitazione

Malapolitica: così 400 bambini disabili rischiano di rimanere senza riabilitazione

martedì 26 Aprile 2011 - 12:29

Il caso Dismed sospeso tra il giudizio del Cga, atteso per il 28 aprile, e la votazione all’Ars sulla Finanziaria, che dovrà avvenire entro il 30. Sullo sfondo quali altri interessi?

«Volete davvero staccare la spina a 400 bambini disabili?». E’ il grido di dolore di una donna, di una mamma, che da anni è costretta a lottare per dare al proprio figlio, affetto da una forma di cerebropatia molto grave, un’esistenza che definire normale è una grossa forzatura. Il suo è uno degli oltre 400 bambini che hanno trovato nel Dismed, a Messina, «a casa» e non in chissà quale altro angolo del mondo, una speranza, un centro dove trovare assistenza e riabilitazione. Questo è la Dismed Onlus, l’Associazione per la disabilità nel Mediterraneo, un centro che è un piccolo grande gioiello nel campo della riabilitazione e che oggi, a causa di una serie di cavilli giuridico-burocratici, rischia di chiudere battenti, come spiegato stamani nel corso di una conferenza stampa alla Provincia. Compromettendo il futuro di quelle 400 vite. I prossimi saranno giorni decisivi: il 28 aprile il Cga si pronuncerà sul ricorso presentato dal Dismed, entro il 30 l’Ars, l’Assemblea regionale siciliana, dovrà votare la Finanziaria, nel cui immenso calderone degli emendamenti ce n’è uno che riguarda proprio il Dismed. Ma occorre, a questo punto, riepilogare i fatti. Il 2 aprile 2003 la Dismed Onlus presentava alla Regione istanza di accreditamento e di iscrizione all’albo regionale delle strutture socio-sanitarie-assistenziali, con tanto di autorizzazione sanitaria rilasciata dall’Asl. Pochi mesi dopo, il 1. agosto, l’Ispettorato regionale sanitario accoglieva l’istanza iscrivendo, con apposito decreto, la Dismed Onlus all’albo per 114 prestazioni ambulatoriali giornaliere e 95 prestazioni domiciliari giornaliere. L’8 settembre di quell’anno l’Ausl, non potendo provvedere direttamente all’erogazione di tutte le prestazioni sanitarie richieste, deliberava di approvare uno schema di convenzione con la Dismed, la quale si impegnava ad erogare 76 prestazioni giornaliere ambulatoriali e 57 domiciliari. Una settimana dopo, il 15 settembre, il centro Dismed iniziava la propria attività.

Il 21 novembre 2005, come previsto dalla legge, la Onlus presieduta da Filippo Livio (ex presidente del consiglio comunale in quota Forza Italia) avviava la pratica per l’accreditamento istituzionale e il 13 ottobre 2006 l’unità operativa per l’accreditamento esprimeva parere favorevole, cosicché nella Gazzetta Ufficiale del 27 aprile 2007 la Dismed Onlus figurava ufficialmente nell’elenco delle strutture ammissibili all’accreditamento quale Centro ambulatoriale di riabilitazione. Oggi, però, la Dismed Onlus non risulta tra gli enti accreditati, nonostante ne possegga i requisiti. Motivo? Pare che tutto sia legato al fatto che alla Dismed venga chiesta un’autorizzazione del giugno 2002, senza tener conto del fatto che l’associazione è nata nel 2003. La Dismed ha presentato ricorso al Tar di Palermo, che dopo aver inizialmente accolto la richiesta cautelare di sospensiva, ha poi respinto la stessa. Adesso la battaglia s’è spostata al Cga, che dovrebbe pronunciarsi il 28 aprile.

Parallelamente si conduce un’altra battaglia, tutta politica, all’Ars. Perché basterebbe un emendamento alla Finanziaria regionale, che peraltro non comporta impegno di spesa, per salvare capre e cavoli. L’emendamento, già presentato, prevede che «le autorizzazioni alle prestazioni sono rilasciate dalle Asp territorialmente competenti purché i relativi costi non comportino espansione degli specifici aggregati di spesa e i presupposti per l’assolvimento dei richiesti requisiti di legge siano accertati, anche sulla base del riscontro di apposita dichiarazione autocertificata, esistenti alla data di entrata in vigore della legge regionale 14 aprile 2009 n. 5». Un emendamento finito, però, in mezzo alle migliaia di altri emendamenti già presentati, nonostante sia stato già approvato all’unanimità dalla commissione Sanità. «Alla presenza dell’assessore Russo», ha sottolineato Livio. Un’osservazione non secondaria, perché se avesse voluto Russo avrebbe potuto inserire il caso Dismed nel maxiemendamento presentato dal Governo, senza lasciarlo alle forche caudine dell’aula. «La politica e l’amministrazione sono fatte per superare le difficoltà, non per offrire pannicelli caldi», ha rimproverato il presidente della Provincia Nanni Ricevuto, intervenuto anch’egli alla conferenza stampa di ieri. «Parteciperò con tutto me stesso, dal punto di vista umano e politico», ha garantito. Stesso proposito l’aveva fatto il 14 ottobre scorso, all’indomani della decisione del Tar. «Ho già rivolto – disse – un appello all’assessore Russo, affinché l’equivoco possa essere risolto». Appello rimasto, evidentemente, inascoltato.

Perché? C’è chi sussurra di interessi “superiori” nell’ambito della riabilitazione in Sicilia, di una volontà circa la nascita di un consorzio che inglobi tutto portandosi armi e bagagli nella “solita” Catania. I fatti dicono che Messina è sempre trattata come una Cenerentola, anche in questo campo: Catania ottiene 75 milioni per la riabilitazione, Messina appena 15, meno di Enna, Caltanissetta. Meno di quanto servirebbe. «I parlamentari messinesi inizino finalmente ad occuparsi di Messina», l’appello rabbioso di Livio. Ma possono i destini di 400 bambini disabili essere travolti dallo squallore di una qualsiasi querelle politico-territoriale? Purtroppo è quello che si teme stia accadendo. «Sono indignata – dice una mamma – anziché chiudere strutture come il Dismed, se ne dovrebbero aprire di altre. Ma finora dai politici sono arrivate solo parole. Tutte disattese».

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