Il caso “fiducia sì, fiducia no”: il deputato messinese lascia Idv e va nel nuovo gruppo con Calearo e Cesario. Esposto di Di Pietro sulla presunta compravendita di voti
Sarà ancora indeciso, ma intanto Domenico Scilipoti, deputato nazionale messinese fino a ieri tra i più battaglieri dell’Italia dei Valori, ha lasciato il partito di Antonio Di Pietro e si accodato a Massimo Calearo e a Bruno Cesario nel trentesimo gruppo parlamentare alla Camera, con un nome che ha tutto un programma: “Movimento di responsabilità nazionale”. L’attenzione è puntata, ovviamente, su quale sarà la conseguenza di questa “responsabilità nazionale” in termini di voti il 14 dicembre prossimo, il giorno della fiducia a Silvio Berlusconi. Se da un lato Cesario, ex Pd ed Api, è più propenso verso la fiducia e dall’altro Calearo, anche lui ex Pd e Api, sembra indirizzato verso l’astensione, il più indeciso è Scilipoti. Lui ha ribadito che dirà no, ma i bene informati di Montecitorio punterebbero tutto sul suo sì alla fiducia.
Intanto sulla presunta compravendita di voti la procura di Roma ha aperto due inchieste. Dopo il fascicolo in “atti relativi”, e cioè senza ipotesi di reato e senza indagati, aperto qualche giorno fa sulla base di un articolo di stampa, analogo procedimento sarà avviato sulla base dell’esposto presentato questa mattina da Antonio Di Pietro, dopo gli addii ad Idv di Antonio Razzi (passato a “Noi Sud”) e dello stesso Domenico Scilipoti. Dovrà essere valutata la sussistenza di un’ipotesi di reato (in questo caso puo’ essere configurato solo quello di corruzione), «fermo restando – spiegano fonti della procura, citando alcuni precedenti giurisprudenziali – «che, in assenza di una prova certa di avvenuta corruzione, un parlamentare non ha alcun vincolo di mandato ed è libero di cambiare casacca mille volte».
