Dall'Atm (l'unica municipalizzata) all'Ato3, da Messinambiente all'Istituzione dei Servizi Sociali, e poi Feluca e le altre: come coprire il buco nero delle casse comunali
E’ un Comune sull’orlo del dissesto finanziario, le casse sono vuote, le società partecipate sono un buco nero… Sono frasi che abbiamo sentito e scritto più volte negli ultimi mesi, e fotografano una realtà, quello della crisi finanziaria di Palazzo Zanca, che non può essere dimenticata e che numeri alla mano rende proibitivo il compito di chi deve far quadrare i conti. Come detto e come risaputo, sono le società partecipate il “male assoluto- del “portafogli- comunale, oltre a quei maledetti debiti fuori bilancio sui quali prima o poi bisognerà fare chiarezza.
Le partecipate, dicevamo, sono quelle che costano di più e al tempo stesso, nella maggior parte dei casi, rendono di meno, creando disservizi troppo frequenti ai cittadini. Non è un caso che con cadenza periodica i lavoratori di Atm, Messinambiente, Feluca e Servizi sociali incrocino le braccia paralizzando, così, settori cruciali della città. Non è nemmeno un caso che tutto ciò avvenga in un Comune che negli ultimi cinque anni ha visto alternarsi due sindaci e due commissari, per poi veder tornare al “comando- quel Buzzanca che nel 2003 aprì questo strano balletto. Inquieta il pensiero che a novembre il Tar di Catania tornerà a pronunciarsi sulle elezioni di Messina, ma qui bisogna agire ora e subito, perché novembre è lontano mentre i problemi sono vicini e attuali.
I GUAI DELL’ATM
L’Atm è l’azienda messa probabilmente peggio tra quelle che compongono l’arco delle collegate al Comune. A differenza delle altre questa è una municipalizzata, che alle casse di Palazzo Zanca costa circa 13 milioni l’anno. L’azienda trasporti, pensata con una logica che andrebbe ormai superata, “campa- sulle spalle delle istituzioni pubbliche, come del resto nella maggior parte dei casi in Italia: senza i contributi comunali e regionali, infatti, l’Atm potrebbe chiudere bottega domani stesso, e abbiamo potuto constatare come, nel momento in cui qualcosa si blocca nel flusso di questi fondi (con il commissario Sinatra al timone di Palazzo Zanca è accaduto spesso), è crisi nera in via La Farina. Ma come abbiamo più volte sottolineato, il caso Atm non è solo finanziario, ma diremmo quasi “strutturale-. Con cadenza periodica ci ritroviamo a dover denunciare sempre le solite carenza: mancanza di un piano industriale, gestione del personale che continua ad essere poco funzionale e piena di lati “oscuri-, assenza di una pianta organica, e soprattutto nessuna percorso tracciato che lasci intravedere qualcosa di concreto per il futuro (non si parla più, ad esempio, di trasformazione in Spa). Non può bastare l’aumento dei controllori, per quanto corretto, stabilito dalla commissione commissariale che ha gestito l’azienda nei mesi scorsi, così come non può bastare l’ordinaria amministrazione della quale si occupa l’attuale commissario Manna in attesa del nuovo Cda. E’ probabile che a settembre l’Atm diventi nuovamente terra di conquista della politica, finendo per accogliere quanti non hanno trovato spazio altrove. Una logica puntuale ad ogni cambio di amministrazione e che ha contribuito non poco alle disgrazie dell’azienda. Azienda che oggi si ritrova con una quarantina di autobus in giro, con 7-8 tram in servizio, con un’officina letteralmente “sprecata- e con una prestazione generale nei confronti di un’utenza di 250mila abitanti che rasenta ogni giorno l’interruzione di pubblico servizio.
ATO3, MESSINAMBIENTE E IL PROBLEMA RIFIUTI
Quasi 40 milioni di euro. Questo è l’imponente flusso di denaro che l’anno scorso è partito da Palazzo Zanca con destinazione via Cavalieri della Stella, dove ha sede l’Ato3. Cifra che poi, in buona parte, è stata “girata- a Messinambiente, azienda che tra mille difficoltà continua a occuparsi della raccolta e smaltimento dei rifiuti. Un settore che in coincidenza dell’ultimo commissariamento ha portato più volte all’emergenza totale in città, con le vie stracolme di rifiuti a causa di ripetuti scioperi dei dipendenti. Ma per stessa ammissione del presidente di Messinambiente Nino Dalmazio, anche in condizioni normali l’azienda riesce a malapena a sopravvivere. E’ significativo che uno dei primi atti del governo regionale targato Raffaele Lombardo sia stato rivedere in maniera importante questo settore, mettendo mano e tagliando in particolare gli Ato. A Messina si è discusso tanto, a livello politico, dell’opportunità di avere sul “groppone- due società come Ato3 e Messinambiente che, seppur con mansioni diverse, si occupano dello stesso campo con costi esorbitanti. Con la riforma degli Ato approdata nelle settimane scorse a Palazzo Zanca e che a settembre tornerà in Consiglio comunale, dopo il dovuto passaggio in commissione, questo inghippo dovrebbe essere risolto, riducendosi gli ambiti territoriali a uno per provincia. L’Ato06 che si costituirà in quella di Messina dovrà fare i conti, però, per lo meno nella prima fase, con i contratti ancora “aperti- con le società che gestiscono i rifiuti, come Messinambiente, ed è proprio la fase transitoria, infatti, a preoccupare i consiglieri comunali. Altri nodi rimarranno ancora da sciogliere: il primo, probabilmente quello più importante, riguarda la discarica. Buzzanca è deciso nell’aprirne una in città, perché troppo alti sono stati e continuano a essere i costi del conferimento in provincia (ci sarebbe da chiedersi, però, perché in passato la sua stessa parte politica ha cercato di bloccare quanto oggi si invoca a gran voce). Il sindaco ha parlato di Pace, dove l’idea di creare un “polo- dei rifiuti con l’inceneritore si scontra con le residenze sorte nel frattempo in una zona discretamente abitata. C’è poi da affrontare il tema raccolta differenziata: Messina è in fondo alle graduatorie nazionali in questo campo, e non ha strutture adeguate a migliorare la situazione in maniera significativa. La frontiera potrebbe essere rappresentata dalle nuove tecnologie, come il Thor in sperimentazione a Torrenova e altri meccanismi che in altre città di Italia sono in fase di realizzazione e che non necessariamente rispondono al nome di termovalorizzatore.
SERVIZI SOCIALI IN MEZZO AL GUADO
Il commissario Sinatra, insieme al collaboratore Salvatore Vernaci, aveva sonoramente bocciato l’Istituzione dei Servizi sociali, come del resto avevano già fatto diversi esponenti politici della città, con la differenza che il funzionario della Regione dalla parole era passato ai fatti, sciogliendo la partecipata che al Comune costa 15 milioni annui. Denunciato da Cgil, Cisl e Uil come atto “anti-sindacale-, il tutto è stato annullato da una sentenza del Tar che ha riportato in vita il “carrozzone- per eccellenza di Palazzo Zanca. Nel frattempo, però, il caso era stato già innescato: Sinatra aveva fatto partire l’iter per il CISSA, un consorzio per i servizi sociali con altri comuni della provincia, mentre Buzzanca ha nominato commissari liquidatori dell’Istituzione Coglitore e Mauro, confermando dunque che l’intenzione del Comune è in ogni caso quella di cambiare regime. Proprio parlando di servizi sociali, il sindaco ha avuto il primo approccio con i Confederati: si è concordi sul fatto che il settore va totalmente riorganizzato, e una prima tappa potrebbe essere quella della riduzione delle cooperative, in quanto lo stesso Buzzanca ha «escluso che possa mantenersi questo apparato». Il che potrebbe dare ossigeno dal punto di vista finanziario ma creare grossi problemi da quello occupazionale, visto che anche nelle cooperative la politica ci ha sguazzato a fondo negli anni.
LE ALTRE
Una vertenza in pieno svolgimento d’opera è quella che riguarda Feluca. La società che gestisce la rete civica del Comune di Messina (oltre mezzo milione di euro il costo annuo) non paga i propri dipendenti da sei mesi, portando questi a parlare di “eutanasia di massa-. I lavoratori non si spiegano come, nell’epoca dell’e-government, una società mista che ha in esclusiva la gestione di questo servizio, con un mercato tutt’altro che in crisi, sia destinata a morire. Buzzanca ha dichiarato di volersi far carico della vicenda, ma anche qui nel giro di poche settimane si dovrà passare dalle parole ai fatti. Un’azienda che invece in crisi non sembra essere è l’Amam, grazie al buon lavoro dell’ex presidente Battaglia. Ventiquattro milioni di euro di fatturato, 2 milioni di capitale sociale, novanta dipendenti tutti stabilizzati, nemmeno un centesimo chiesto al Comune. Anche l’azienda che gestisce le acque comunali ha qualche debito e soprattutto deve far fronte a disservizi in certe zone della città (un esempio è Zafferia, dove però le responsabilità della società potrebbero essere poche), ma rispetto alle altre è senz’altro un passo avanti, e non a caso è molto ambita dai politici (la chiedeva Trischitta, l’avrà un esponente di Forza Italia). Le altre società, o “carrozzoni- fate voi, rispondono al nome di Polisportiva Messina, Tirone, Nettuno, InnovaBic, Sogas. Un “organico- troppo ampio per le ristrette finanze del Comune di Messina.
