Oltre cinquemila pagine di informativa, ma Lombardo ribatte: «Solo spazzatura». E incassa la fiducia della sua giunta

Oltre cinquemila pagine di informativa, ma Lombardo ribatte: «Solo spazzatura». E incassa la fiducia della sua giunta

Oltre cinquemila pagine di informativa, ma Lombardo ribatte: «Solo spazzatura». E incassa la fiducia della sua giunta

martedì 30 Marzo 2010 - 08:25

L’indagine del Ros dei Carabinieri: secondo l’accusa il governatore e suo fratello tenevano i contatti tramite un “corriere”. Gli assessori regionali fanno quadrato attorno al presidente. Che querela “Repubblica”

Contatti con clan in cambio di appoggio elettorale. E’ l’accusa mossa al presidente della Regione Siciliana, Raffaele Lombardo, e a suo fratello, il deputato nazionale dell’Mpa, Angelo Lombardo, indagati per concorso esterno in associazione mafiosa dalla Procura della Repubblica di Catania, che dalla fine dello scorso anno ha sul proprio tavolo un’informativa di oltre 5 mila pagine consegnata dal Ros dei Carabinieri. Insieme ai fratelli Lombardo sono indagati anche il deputato regionale dell’Udc Fausto Fagone e altri due esponenti politici regionali. Lo “scoop”, come è ormai noto, l’ha tirato fuori ieri il quotidiano “La Repubblica”, svelando i contenuti del fascicolo secretato, sui quali i magistrati non fanno nessun commento. Lombardo non fa una piega, parla di “spazzatura” e nel frattempo incassa la piena fiducia della sua giunta, convocata d’urgenza ieri pomeriggio a Catania. Compresa quella degli ex magistrati Massimo Russo e Caterina Chinnici. Il Pd, che come è noto appoggia il governo Lombardo, chiede l’immediata convocazione dell’Ars affinché il governatore abbia la possibilità di riferire in aula. Reazioni diverse da Italia dei Valori, Pdci e Sinistra e Libertà, che chiedono apertamente le dimissioni del presidente.

Alla sua giunta Lombardo ha garantito di non avere mai avuto alcun rapporto con la mafia e di volere continuare nella sua azione di governo. «Da magistrato, e adesso da amministratore, sono abituato a guardare i fatti, – ha commentato Massimo Russo – e i fatti dicono che ci troviamo di fronte a una fuga di notizie. Questo governo, sotto la spinta di Lombardo, sta lavorando concretamente alle riforme della sanità, dei rifiuti e della formazione e si sa che si tratta di settori particolarmente delicati, dove vi sono grandi interessi, incrostazioni di potere e accertate presenze mafiose». Secondo la Chinnici, il cui padre Rocco è stato ucciso dalla mafia, «è opportuno fare lavorare i magistrati con assoluta tranquillità e serenità. Sono fiduciosa che il presidente Lombardo riuscirà a dimostrare la propria totale estraneità alle accuse. Tuttavia, se nel corso delle indagini dovessero emergere elementi che possano far configurare una qualche responsabilità del presidente Lombardo, non esiterei a considerare chiusa la mia esperienza in questo governo». Non si sbilancia nemmeno l’attuale opposizione. Così Innocenzo Leontini, capogruppo del Pdl all’Ars: «La vicenda giudiziaria non è di nostra competenza, rimangono le nostre preoccupazioni e i giudizi politici».

Intanto Lombardo ha deciso di passare al contrattacco: ha depositato un’istanza, attraverso i suoi legali, con la quale chiede «di essere sentito immediatamente su tutte le circostanze emerse nell’articolo pubblicato oggi (ieri) da Repubblica». Lo ha reso noto l’avvocato Carmelo Galati, difensore di Lombardo, il quale ha aggiunto che il Governatore «è altresì disponibile ad essere sentito su qualsivoglia circostanza, atteso che non conosce il signor Avola che per primo ebbe a dichiarare di presunti incontri che sarebbero avvenuti negli anni ’90, oggi ulteriormente modificate dopo la mancanza di riscontri attraverso le indagini espletate dalla Procura». Lombardo ha inoltre dato mandato ai propri legali di procedere contro i giornalisti di Repubblica per violazione del segreto istruttorio «attese le evidente connessioni – ha detto l’avvocato Galati – con il caso di Trani che ha riguardato il presidente del Consiglio». Lombardo procederà per calunnia «contro qualsivoglia soggetto che a qualunque titolo lo chiama in causa», ribadendo la sua «totale estraneità a qualsiasi ipotesi che lo possa, anche lontanamente, associare alla mafia».

L’INCHIESTA E L’INFORMATIVA DI OLTRE 5 MILA PAGINE

L’indagine è del Ros dei carabinieri e l’obiettivo iniziale era un altro: Vincenzo Aiello, personaggio di spicco della cosca Santapaola, tornato in libertà nel 2005 e ritenuto elemento di collegamento con Cosa nostra di Palermo. Le intercettazioni ambientali e telefoniche dei militari dell’Arma in oltre due anni e mezzo di accertamenti si allargano fino a realizzare un’informativa di circa 5 mila pagine, consegnata alla fine dello scorso anno alla Procura. Il fascicolo è assegnato dal procuratore Vincenzo D’Agata a quattro sostituti: Giuseppe Gennaro, Agata Santonocito, Iole Boscarino e Antonino Fanara. Gli investigatori del Ros sono partiti dalle dichiarazioni di Aiello, ascoltate grazie a delle “cimici”, e di altri decine e decine di indagati che parlano anche dei rapporti con la politica e dell’appoggio fornito a alcuni esponenti durante le campagne elettorali. Agli atti non ci sono intercettazioni di Raffaele e Angelo Lombardo, che, secondo la tesi dell’accusa, avrebbero tenuto i contatti con un “corriere” e mai direttamente, ma soltanto discorsi e racconti di terze persone che parlano di loro raccontando episodi diretti o de relato, che sono al vaglio dei magistrati che devono stabilire anche se ci sia del millantato credito o meno. Come quando uno degli indagati accusa Raffaele Lombardo di «essersi rifiutato di incontrarlo, dimenticando che ci voleva vedere quando non era ancora nessuno».

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