Massaro: «Altri progetti vanno integrati per non nuocere allo sviluppo in nome di una verde oasi nel deserto»
Si è parlato tanto, negli ultimi mesi, del Piano regolatore del Porto: elaborato dall’ex presidente dell’Authority Vincenzo Garofalo e dal suo staff, il progetto si è poi impantanato nelle paludi burocratiche di Palazzo Zanca, prima di esser tirato fuori dal cassetto nell’ultima seduta utile della giunta Genovese per poi essere approvato dal commissario Gaspare Sinatra. S’è parlato tanto, finendo, però, per fare confusione, almeno secondo l’OrSA Navigazione e il suo segretario provinciale, Mariano Massaro. Il quale espone il punto di vista del sindacato sul Prp e sui suoi risvolti, partendo da un presupposto: «E’ fuor di dubbio che un’area tanto pregiata necessiti di un risanamento radicale, ma senza i dovuti accorgimenti si rischia di rifare il trucco alla zona falcata a spese dei lavoratori, dei servizi essenziali e dei rari imprenditori che hanno ancora il coraggio d’investire in questa città».
La disamina parte dal molo Norimberga: «nell’ultima versione del piano regolatore è apparso dal nulla un significativo prolungamento del molo Norimberga teso a favorire, ancora una volta, l’ormeggio delle navi in forza alla flotta privata dello Stretto», formando una sorda di «barriera alle navi di RFI rendendo impraticabili le invasature ferroviarie». Massaro incalza: «A parere dell’Autorità Portuale la rete ferroviaria sarebbe causa di degrado e intralcio allo sviluppo? Alla faccia del corridoio Palermo Berlino e della continuità territoriale. Ci chiediamo cosa ne pensano i 2000 lavoratori e i cittadini che nel corteo dell’Orgoglio Messinese sono scesi in piazza contro i tagli dei treni a lunga percorrenza da e verso il continente e i ferrovieri che con lo smantellamento dei binari vedono minacciato il loro posto di lavoro. Con questi presupposti il p.r.p. si aggiunge ai ripetuti tentativi di isolare la Sicilia dal resto del continente relegandola al trasporto regionale da terzo mondo. In tutto questo RFI si vede rifiutata dalla città e ne ricava l’alibi per coronare l’antico sogno di disimpegno dall’area dello Stretto». Con un paradosso, secondo Massaro: «il progetto viene definito “flessibile- in funzione di un ipotetico ponte sullo Stretto, lo stesso ponte fantasma che ha già provocato palpabili disastri offrendo l’alibi per smantellare il sistema di trasporto pubblico».
Il segretario dell’OrSA passa poi ad analizzare l’aspetto delle attività produttive: «Gli oltre 1500 lavoratori impiegati nell’indotto del trasporto marittimo non possono restare appesi alle aleatorie proposte del Prp che non fa alcun riferimento specifico sulla ricollocazione dell’attività cantieristica. Nella Relazione Generale si legge l’obiettivo, demagogico, del piano di “definire uno sviluppo dei traffici marittimi e del loro indotto soprattutto per i riflessi occupazionali- ma nei fatti il cantiere navale Savena è costretto a spostare l’attività a Palermo».
Dunque Massaro si concentra sul ruolo che avranno i due maggiori enti interessati, la stessa Autorità portuale e il Comune di Messina. «Il diporto – afferma – è escluso dalle competenze dell’Authority in quanto non conduce ad una movimentazione delle merci. A dispetto della normativa il Prp favorisce insediamenti di varia natura in perfetta antitesi con lo sviluppo del traffico merci; alberghi, giardini, residenze e porticcioli turistici a gestione privata hanno preso il posto delle attività cantieristiche e delle strutture portuali che dovrebbero trasformare il porto di Messina in un centro europeo per lo smistamento delle merci via mare». E su Palazzo Zanca: «Il Commissario Sinatra, appena insediato, si è sostituito alle istituzioni democraticamente elette approvando, d’imperio, un progetto che per il prevedibile impatto sulla città non rientra certo nell’ordinaria amministrazione».
«Il piano regolatore del porto redatto dall’ex presidente Garofalo – conclude Massaro – non è il Vangelo, vi sono ottime proposte che vanno preservate ed attuate in tempi brevi, la metropolitana del mare in primis, altri progetti vanno modificati e integrati in modo da non nuocere allo sviluppo in nome di una verde oasi nel deserto che in assenza dell’indotto produttivo resterebbe fine a se stessa».
