Piano spiagge: un nuovo flop del Comune di Messina. Ma almeno si salvi il salvabile

Piano spiagge: un nuovo flop del Comune di Messina. Ma almeno si salvi il salvabile

Piano spiagge: un nuovo flop del Comune di Messina. Ma almeno si salvi il salvabile

mercoledì 28 Luglio 2010 - 09:12

Muscolino (Udc) e altri sette consiglieri comunali analizzano con amarezza l’arrivo dell’ennesimo commissario e invitano il sindaco a concordare con lui i passaggi chiave del piano.

Che fine ha fatto il Piano spiagge? Quella più prevedibile: la città non è stata capace di provvedere da sé a questo strumento di pianificazione e si vedrà scavalcata da un commissario ad acta. Eppure le linee guida per la redazione del Piano l’assessorato al Territorio ed Ambiente della Regione Sicilia le ha approvate il 25 maggio 2006, ben quattro anni fa! Ad evidenziare i ritardi e a chiedere di tentare quantomeno di non spogliarsi totalmente delle proprie prerogative sono Giorgio Muscolino dell’Udc e altri sei consiglieri “bipartisan”: Mario Rizzo, Tanino Caliò, Pippo Capurro, Paolo David, Paolo Saglimbeni e Simona Contestabile. «Il Piano – ricordano Muscolino e gli altri – è il documento di pianificazione che individua le modalità di utilizzo del litorale marino e ne disciplina gli usi sia per finalità pubbliche, sia per iniziative connesse ad attività di tipo privatistico regolamentate mediante rilascio di concessioni demaniali marittime in conformità alle vigenti disposizioni in materia di pubblico demanio marittimo».

Ma il Piano spiagge «deve guardare anche alla salvaguardia di quelle piccole economie che nel recente passato hanno trovato opportunità di crescita, garantire la libera fruizione delle spiagge per la balneazione, difendere i titolari di licenze da pesca che utilizzano piccole e medie imbarcazioni, favorire e ottimizzare la nautica da diporto e la pesca sportiva come elementi di spinta economica e mantenimento delle tradizioni che caratterizzano i luoghi con i suoi abitanti ed il rapporto con il mare, affrancare i naturali da eventuali aggressioni che il territorio potrebbe subire a causa di scelte non adeguate, garantire una stretta osservanza delle norme che regolamentano e disciplinano l’accesso alle spiagge dalle strade comunali o provinciali o in prossimità di fondi privati e chiusi». Tutte finalità che rendono l’idea di quanto importante sia il Piano spiagge.

Eppure, siamo ancora poco oltre lo zero, con un commissario inviato da Palermo. «La mancata predisposizione del Piano nei modi e nei termini previsti della sopra citata norma di legge – evidenziano Muscolino e i colleghi – o l’inosservanza reiterata delle prescrizioni o indicazioni fornite dall’Assessorato regionale del territorio e dell’ambiente della Regione siciliana, determinano, da parte dello stesso ente regionale, la nomina di un commissario ad acta». E infatti «pur avendo il Comune istituito un tavolo tecnico di progettazione con risorse interne allo stesso Comune, non ha ottemperato alla predisposizione del Piano spiagge nei termini previsti, l’assessorato al Territorio ed Ambiente ha provveduto alla nomina di un commissario ad acta nella persona del dott. Mario Tomasino, nomina che purtroppo non gratifica il Comune di Messina che rischia di vedersi scavalcato nella predisposizione di un Piano fondamentale e strategico per lo sviluppo di una risorsa vitale per la città: l’affaccio a mare».

A questo punto si salvi il salvabile. I consiglieri chiedono al sindaco di procedere «ad una serie di incontri per procedere in sinergia con il commissario alla stesura del Piano in modo da non spogliare totalmente il Comune dalle proprie facoltà di scelta», ma anche «di procedere nelle more dell’approvazione del Piano, nelle forme di legge, alla revoca, di concerto con le autorità competenti, delle concessioni rilasciate dopo la data del 2007 in quanto in netto contrasto con l’attuale quadro di riferimento normativo». Non solo, le nuove concessioni andrebbero rilasciate «previa sottoscrizione di apposita clausola con la quale il concessionario si impegni ad adeguare la propria struttura alle previsioni del piano nei modi e nei termini in cui sarà approvato dall’assessorato regionale per l’Ambiente ed il territorio, e di non vantare alcun diritto al rinnovo del titolo concessorio ove l’attività e/o struttura che ne forma oggetto non risulti più prevista nel piano stesso o non sia più comunque compatibile con questo».

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