Aperta un’inchiesta anche sulla fuga di notizie. Il nuovo nome è quello di Giovanni Cristaudo del Pdl Sicilia. Nel pomeriggio vertice autonomista a Mondello. Incontro a Roma tra il Pd siciliano e Bersani: “congelate” le discussioni sull’ingresso in giunta, ma si nega l’appoggio a Lombardo «che dovrà chiarire in aula». La Fp Cgil: «Il governatore si autosospenda»
Le notizie erano ormai in “fuga”, ma una conferma ufficiale ha sempre il suo peso: la Procura della Repubblica di Catania ammette l’esistenza delle indagini dei carabinieri del Ros su esponenti di Cosa nostra e su presunti rapporti con esponenti politici e amministratori. Lo fa con una nota ufficiale, firmata dal procuratore capo Vincenzo D’Agata, nella speranza di «evitare il quotidiano e reiterato stillicidio di notizie con la diffusione di fuorvianti informazioni», senza però fare nomi di eventuali indagati. Nell’inchiesta sarebbero coinvolte circa 70 persone, per la maggior parte presunti mafiosi, e anche una decina tra politici e amministratori. Tra loro il presidente della Regione Siciliana, Raffaele Lombardo, suo fratello Angelo, parlamentare nazionale del Mpa, e due deputati regionali, Fausto Fagone, dell’Udc, e Giovanni Cristaudo, del Pdl-Sicilia.
Quest’ultimo è il quarto politico coinvolto nella vicenda: «Ho appreso la notizia solo leggendo i giornali, sono molto sereno sapendo di avere la coscienza tranquilla». Il procuratore D’Agata conferma anche che sulla fuga di notizie è stata «aperta un’inchiesta», con indagati, per «rivelazione di segreto d’ufficio».
Le indagini dei carabinieri del Ros di Catania, che poi si sono intrecciate con dichiarazioni su politici e amministratori, avevano al centro della loro attività il boss Vincenzo Aiello della cosca Santapaola. Nell’inchiesta si innestano anche le dichiarazioni di almeno due pentiti: Eugenio Sturiale e Maurizio Avola. Il primo è un “colletto bianco” del clan Ercolano da tempo passato, dopo essere transitato alla cosca Laudani, al gruppo storicamente rivale dei Cappello legati ai Cursoti. L’altro pentito, Maurizio Avola, era, alla fine degli anni Ottanta, un giovane sicario del rione Picanello della “famiglia” Santapaola, auto accusatosi di oltre 50 omicidi, compreso quello del giornalista Giuseppe Fava. E’ detenuto dal 1997 perché, dopo essere tornato libero con l’ammissione al sistema di protezione, l’anno prima, assieme a altri tre pentiti, rapinò due banche a Roma, per un bottino complessivo di 140 milioni di lire.
RIPERCUSSIONI POLITICHE
Nessun abbandono, ma qualsiasi discussione sull’ingresso in giunta è “congelata”, in attesa che Lombardo chiarisca all’Ars la propria posizione. E’ questa la linea del Pd, confermata nel corso della riunione tenutasi a Roma tra il segretario siciliano, Giuseppe Lupo, e il leader nazionale Pierluigi Bersani, al quale ha partecipato anche il capogruppo all’Ars Antonello Cracolici. «E’ necessario – dice Lupo – che si faccia rapidamente chiarezza nell’interesse della Sicilia. Valuteremo i fatti».
Più intransigente il segretario generale della Fp Cgil Sicilia Michele Palazzotto: «Lombardo si ravveda e applichi almeno l’autosospensione. Una scelta responsabile e garantista. Per lui e per l’istituzione che rappresenta. Ci auguriamo che dopo la notifica dell’avviso di garanzia il governatore si decida in questo senso. Dopo la precedente inchiesta su Totò Cuffaro – continua Palazzotto – questo è il minimo che il governatore possa fare se davvero, come sostiene, è estraneo alle accuse, se vuole rendere credibile il percorso riformista che rivendica. E se non vuole mostrare al mondo ancora una volta un’isola governata da un uomo su cui pendono accuse così pesanti».
Intanto nel pomeriggio di oggi è stato convocato un vertice autonomista a Mondello. Si discuterà dei prossimi passi da compiere nell’attività amministrativa ma anche dell’indagine. La possibilità di un’eventuale autosospensione, nel momento in cui dovesse arrivare l’avviso di garanzia, attualmente non sembra essere presa in considerazione. Ma non sono esclusi colpi di scena.
SC-ER
