Non condiviso il rammarico di Scoglio per l'incertezza del finanziamento regionale
La città deve crescere, ma è proprio necessario cancellare il passato? Una nota della Federazione provinciale dei Verdi torna oggi sulla vicenda Stu (Società di trasformazione urbana) Tirone. La Società sta da anni portando avanti (lentamente) un progetto edilizio nell’area del quartiere Tirone, dove rimangono alcune strutture settecentesche e successive.
«Il restauro della scalinata Santa Barbara, del Palazzo degli Elefanti così come di ciò che nel Tirone resta di semplici ma antichi insediamenti abitativi – spiegano i Verdi -, va a nostro avviso inteso come opera di restituzione alla città di ciò che è stato messo a repentaglio dal tempo e dagli uomini. Ci domandiamo e giriamo l’interrogativo all’intera cittadinanza: per recuperare e restituire alla città ed ai suoi abitanti un’area importante del tessuto urbano a lungo dimenticata ed abbandonata è proprio indispensabile realizzare un centro commerciale, un edificio di ben 15 piani (sebbene destinato ad uffici) e due edifici residenziali?»
Gli interventi previsti dal progetto della Stu sono in linea con le politiche post-terremoto, che hanno impedito alla città di avere oggi un centro storico «inteso quale insieme organico di relazioni storicizzate tra edifici appartenenti a quello che era il nucleo originario della città». «Il restauro di ciò che oggi resta del Tirone è indispensabile – continua la nota -. E lo è non tanto per realizzare un’operazione a ritroso quanto invece per rendere fruibile e sottoporre alla nostra percezione attuale una delle rare testimonianze presismiche ancora disponibili. L’impressione che raccogliamo è che la nostra comunità cittadina, in specie al livello dei suoi massimi rappresentanti istituzionali, sottovaluti se non addirittura guardi con fastidio il rinvenimento di tracce del passato remoto della nostra città.»
E il riferimento va anche ai ritrovamenti di questi ultimi anni, le strutture greco-romane nell’area accanto al Palazzo della Provincia, quelle ancora più antiche di Palazzo Colapesce. Sembra che «i frequenti rinvenimenti di antichissime testimonianze storiche nel nostro sottosuolo vengano di fatto visti, per lo più, come ostacolo alla compiuta realizzazione di progetti di edilizia privata».
Del resto, ricordano i Verdi «la circostanza che il progetto non sia ancora passato alla fase esecutiva a causa della mancata sottoscrizione dell’Accordo di programma, da parte della Giunta Genovese prima e del commissario Sinatra poi, evidenzia come le perplessità da noi manifestate siano divenute evidenti a molti».
Non stupisce, dunque, che i Verdi non condividano l’allarme lanciato la settimana scorsa dall’assessore ai Lavori pubblici Gianfranco Scoglio riguardo la possibilità che il finanziamento regionale per il progetto della Stu non sia più erogato.
Infine la proposta: «Non sarebbe quanto meno ragionevole rimettere in discussione l’opportunità di avvalersi ancora dello strumento della Stu? Se veramente risulta imprescindibile l’apporto dei privati, stante l’impossibilità del Comune ad investire proprie risorse economiche, perché non definire soluzioni che prevedano sì un coinvolgimento dei privati, ma diretto alla realizzazione di interventi le cui finalità siano esclusivamente pubbliche? Ed inoltre, perché non puntare a forme di progettazione partecipata che mirino ad una riqualificazione e fruizione pubblica dell’intera area? Si ritiene ancora funzionale agli interessi della collettività cittadina la realizzazione di interventi attraverso l’ennesima deroga al Prg? O non sarebbe invece auspicabile a questo punto, piuttosto che intestardirsi nella realizzazione di un progetto ai più incomprensibile, riazzerare il tutto e -concertare- con associazioni, ordini professionali, imprenditori il quadro di interventi più appropriato per la nostra città?»
