Tra il tragico e il paradossale: spese e saldi bloccati per evitare lo sforamento del patto di stabilità, mentre tre aziende hanno già inviato all’Ente lettere di diffida per la mancata liquidazione di somme previste da accordi sottoscritti (all’interno tutti i dettagli). La questione è ormai politica e verrà affrontata mercoledì in consiglio. Qualcuno ha certamente delle responsabilità per quello che sta accadendo: se le assuma
Da una parte la linea dell’austerity intrapresa da qualche settimana, dall’altra la necessità di dovere corrispondere a chi ha lavorato quanto concordato e oggi dovuto. La Provincia regionale di Messina si trova ad un bivio: procedere sulla strada della riduzione quasi totale della spesa o pagare alcuni importanti impegni cedendo però il passo agli smottamenti finanziari che minacciano ormai dai mesi la stabilità economica dell’Ente. Una scelta non facile da prendere, soprattutto se al contempo cominciano ad arrivare “in sede” lettere di diffida di pagamento per la mancata liquidazione di somme previste da contratti di appalto sottoscritti. E’ già il caso di tre aziende che hanno -bussato alla porta- dopo aver eseguito lavori su mandato della Provincia e non hanno ancora ricevuto il compenso pattuito per quanto effettuato.
COGISA S.r.l. Lo studio legale D’Alessandro & Associati scrive nell’interesse della Cogisa S.r.l. per un contratto stipulato il 28 gennaio 2010 avente ad oggetto l’esecuzione dei lavori di adeguamento per la messa in sicurezza dell’Istituto d’Istruzione Superiore “Antonello”. Un caso grave, visto che l’azienda arriva addirittura a tirare in ballo l’ipotesi di appropriazione indebita. Il progetto, approvato con le determinazioni n.86 e 126 del 2009, è stato finanziato dall’INAIL. Il contratto subordina il “pagamento all’effettivo accreditamento da parte dell’Ente finanziatore”, che provvede a sua volta, dietro presentazione dei certificati di pagamento, corredati dallo stato di avanzamento dei lavori.
«Come già comunicato dall’istante con nota del 4 ottobre – si legge nell’atto legale -, sono stati emessi ben due stati di avanzamento lavori. Conseguentemente la Cogisa ha emesso fatture, inevase, per un totale di 221.884euro. A tutt’oggi però, l’Amministrazione provinciale non ha eseguito alcun pagamento, creando grave danno e rendendosi inadempiente rispetto al confronto d’appalto sottoscritto. Ma vieppiù! La Provincia Regionale, che ha già incamerato le somme da parte dell’Ente finanziatore, non le ha utilizzate per gli scopi per cui le aveva percepite. Non è superfluo sottolineare come tale condotta, ove materialmente si fosse consumata, potrebbe essere sussulta nella fattispecie criminosa dell’appropriazione indebita».
Anche per questo l’azienda attraverso il proprio avvocato ha chiesto all’INAIL di «voler corrispondere le somme ancora da accreditare direttamente in capo alla società istante, stante anche il paventato pericolo di sospensione di tutti i pagamenti da parte della Provincia a causa delle proprie critiche condizioni finanziarie. Contestualmente è stata anche allertata l’Autorità per la Vigilanza sui Contratti Pubblici di Lavoro, Servizi e Forniture».
FRAMICH S.r.l. – Discorso analogo per le strade. Scrive all’Ente l’avvocato Giuseppe Bivona per tutelare gli interessi della Framich S.r.l. di Valverde (Ct), in merito all’appalto per i “lavori di ammodernamento, adeguamento e messa in sicurezza per il miglioramento della percorribilità e valorizzazione degli interventi del Pit e polituristici lungo la Sp 157 Tortoriciana dalla Ss 113 in prossimità del casello di Rocca di Caprileone fino alla Ss 116”. Il legale annuncia che il suo cliente è «costretto a sospendere la prestazione per l’inevitabile mancanza di risorse», spiegando che la «condotta dell’Amministrazione non si esaurisce nel mero ritardo di pagamenti causati dalla mancanza dei relativi fondi, ma l’Ente, pur nella giuridica disponibilità di risorse destinate al pagamento dello specifico appalto, ha indirizzato le stesse al pagamento di altri e diversi capitoli di spesa».
3B srl – Per la 3B srl di Favara invece scrive lo studio legale Emilio Amoroso, sottolineando come, nonostante l’esatta esecuzione delle prestazioni per i “lavori di ammodernamento, adeguamento e messa in sicurezza delle Sp 28 e 29, per il miglioramento della viabilità e la valorizzazione della riserva naturale Monte Scuderi”, non è stata liquidata la somma di 1.626.370,75euro lorde previste in contratto. «L’inerzia – si legge nel documento inviato all’Ente – costituisce pregiudizio e fattore di rischio per sopravvivenza stessa dell’azienda, la quale, ha fatto ricorso al finanziamento bancario esponendosi alle giuste rivendicazioni dell’Istituto di credito. In mancanza di un pronto reintegro della disponibilità finanziaria, le conseguenze sarebbero dirompenti: l’azienda verrebbe assoggettata alle procedure di recupero forzoso, con la plausibile possibilità di essere sottoposta ad iniziative anche in sede fallimentare. Il tutto per non potere disporre di somme cui ha pieno diritto e per il pagamento delle quali la Provincia di Messina ha consapevolmente disatteso le imperative prescrizioni contrattuali, in palese violazione di ogni più elementare regola di correttezza».
LA QUESTIONE DIVENTA POLITICA – A queste sollecitazioni potrebbero aggiungersene altre nei prossimi giorni che renderebbero il quadro nerissimo per gli uffici finanziari di palazzo dei Leoni, solo per queste richieste sotto di oltre 2milioni di euro. L’assessore al Bilancio Antonino Terranova ha inviato lo scorso 30 settembre un atto di indirizzo al neo ragioniere generale Antonino Calabrò, attraverso il quale “invitava” quest’ultimo a «dare corso a tutti i pagamenti afferenti a impegni che gravano sul Titolo “spese correnti”», mentre gli “consigliava” la sospensione dei pagamenti per le “spese in c/capitale” nelle more della «convenzione sottoscritta con una società di factoring per le cessioni di credito alle imprese», ciò per evitare lo sforamento del Patto di stabilità. Una linea di indirizzo che non porta ad alcuna assunzione diretta di responsabilità.
La questione è ormai politica, tanto che è stata affrontata nella seduta di ieri del consiglio provinciale. Il “solito” Pippo Lombardo ha attaccato l’assessore al Bilancio, Antonino Terranova, sottolineando come lo stesso fosse spesso al corrente di numerose iniziative, anche “superflue”, finanziate dalla Provincia e non si sia opposto nonostante conoscesse la situazione economica e la possibilità di non poter così rispettare gli impegni presi con le aziende. Terranova è stato invece difeso dal capogruppo dell’Udc, Matteo Francilia (vedi approfondimento in basso). Alcuni esponenti del consiglio (Natoli e Galluzzo) hanno poi chiesto la presenza dello stesso assessore e dell’attuale Ragioniere generale Nino Calabrò, così come quella del suo predecessore Antonino Torrisi, giudicato da Lombardo “responsabile quanto Terranova della gestione economica dell’Ente”. L’assenza dei tre, così come quella di Ricevuto il cui intervento è stato sollecitato da Pippo Rao (Pd), ha poi portato al rinvio della discussione a domani, mercoledì.
RESPONSABILITA’ – La strada sembra restare comunque irta di ostacoli. Pagare in questo momento le cifre richieste dalle aziende vorrebbe dire mandare palazzo dei Leoni al collasso, anche se Nanni Ricevuto continua a minimizzare nel tentativo di difendere l’Ente e tutelare l’operato dell’Amministrazione. Ma è un cane che si morde la coda, perché al contempo le aziende non possono certamente fallire “solo” perché la Provincia ha deciso, pressata dall’opinione pubblica, di passare da una linea basata sulle spese folli alla chiusura quasi in toto delle uscite di cassa.
Qualcuno ha delle responsabilità per le spese accumulate che hanno quasi portato al crack amministrativo-finanziario che potrebbe derivare dallo sforamento del Patto di stabilità. Dunque venga fuori e se le assuma. Ricevuto ammetta che errori sono stati compiuti e non sono solo le nomine dei due esperti Torrisi e Bernava, che rappresentano la punta dell’icerberg. Probabilmente le colpe non sono (tutte) del Presidente, ma di chi è stato delegato alla gestione delle risorse, di chi male lo ha consigliato, di quei rappresentanti dei partiti o della “società civile” che in cambio dell’appoggio politico hanno chiesto, chiesto e chiesto senza pensare alle conseguenze. Conseguenze che oggi dovrebbe subire anche chi ha lavorato onestamente e chiede solo che ciò che è stato concordato gli venga giustamente riconosciuto.
