Al Teatro Vittorio Emanuele parlano Buzzanca, Ricevuto, il sottosegretario alla protezione civile e il governatore della Sicilia, che assicura: 300 milioni per i danni del maltempo. Messaggio dal Capo dello Stato Napolitano
Dal palco dove un secolo fa, alle 20 circa del 27 dicembre 1908, risuonavano i versi dell’Aida, oggi le figure istituzionali più importanti di Messina e della Sicilia hanno lanciato i loro messaggi, durante l’incontro che è parte integrante della lunga maratona dedicata al centenario del terremoto che rase al suolo le città dello Stretto. In un gremito teatro Vittorio Emanuele (presenti diversi sindaci della provincia, parlamentari regionali e nazionali, e rappresentanti di molte associazioni di volontariato), introdotti dal “padrone di casa-, il sindaco Giuseppe Buzzanca, hanno partecipato al ricordo il sottosegretario alla Protezione civile Guido Bertolaso, il presidente della Regione Sicilia Raffaele Lombardo, l’assessore regionale alla Protezione civile Giovanni Ilarda, il presidente della Provincia Nanni Ricevuto e il direttore generale del Dipartimento regionale della Protezione Civile Salvatore Cocina.
Il sindaco Buzzanca ha voluto chiarire che «questo non deve essere solo il momento del ricordo, ma anche della prospettiva. La speranza è che si realizzino gli obiettivi, che il sacrificio delle vittime di cento anni fa non resti vano. I giovani devono avere la possibilità di rimanere a Messina, e perché ciò accada è necessaria la vicinanza dei governi regionale e nazionale. Finiamola con le speculazioni, ho già avuto modo di dire che Messina ha qualche “organo- malato ma il corpo è sano, e dunque va curato quell’organo, se è il caso espiantato, ma non tutto il corpo. Dobbiamo rialzare la testa – ha concluso il primo cittadino – lo abbiamo fatto cento anni fa, lo possiamo fare oggi, senza genufletterci, con la forza delle idee che ha fatto grande Messina».
Buzzanca ha anche letto il telegramma inviato al presidente della Regione dal Capo dello Stato Giorgio Napolitano. Nel suo messaggio il presidente della Repubblica ha parlato di «profonda emozione per l’immane tragedia», in occasione della quale «il Paese seppe dar vita ad uno straordinario sforzo collettivo», manifestatosi nei soccorsi e nella ricostruzione. Napolitano esprime «riconoscenza nei confronti delle Marine russa e inglese», che diedero i primi aiuti, e «agli altri Paesi che successivamente si adoperarono», dando vita alle «prime forme di cooperazione internazionale».
Il presidente della Provincia Ricevuto ha voluto citare alcuni passi di un racconto dell’epoca, affidandosi alle sempre suggestive parole che rievocano quei drammatici istanti. Ricevuto ha anche ricordato le recenti alluvioni che hanno interessato la provincia messinese, in particolare quella di Falcone. «Questo evento – ha affermato – è un’occasione per approfondimenti, ma non per piangersi addosso. La gente vuole concretezza e operatività, non appiattimento».
Anche il direttore generale del Dipartimento regionale della Protezione Civile Cocina ha voluto sottolineare come ci sia «bisogno di sicurezza», e che al tempo stesso ci vogliono «i soldi per poter fare gli interventi giusti».
Nel suo intervento Guido Bertolaso ha fatto una sorta di bilancio di questo 2008 che, per la Protezione civile, è stato «un anno delicato», prima di entrare nel merito del centenario. Il 28 dicembre 1908 «non è una data come le altre» in quanto la cosiddetta “storia delle catastrofi- italiane viene fatta risalire proprio al terremoto che devastò lo Stretto. «Cos’è cambiato in questi cento anni?» si chiede Bertolaso, denunciando che mentre il Paese si è sviluppato entrando a parte dei primi otto al mondo per industrializzazione, «nel campo della gestione delle emergenze non abbiamo fatto significativi passi avanti». Nel 2009, il numero uno della protezione civile italiana, andrà consolidato il fondamentale «gioco di squadra» fra tutte le componenti, dalle istituzioni alle associazioni di volontariato. Quella che manca, però, «la cultura delle prevenzione, finché non ci sarà quella saremo sempre i migliori nel garantire i soccorsi (ricordati gli aiuti al sud est asiatico dopo lo tsunami di quattro anni fa) ma non avremo risolto il problema a monte».
Ha concluso i lavori il governatore della Sicilia Lombardo, che ha esordito riprendendo una domanda fattagli da alcuni giornalisti prima dell’incontro: avete dimenticato? «No, non abbiamo dimenticato» ha risposto il governatore siciliano. «Abbiamo un’ottima organizzazione di protezione civile che non è solo sulla carta ma è anche “sperimentata-» da eventi disastrosi come quelli di alcune settimane fa per i cui danni, ha assicurato, arriveranno 300 milioni grazie ai fondi Fas. C’è un “ma- nel discorso di Lombardo: «Altre cose le abbiamo dimenticate, e ce lo dicono le montagne violentate, le spiagge edificate, i grattacieli più alti delle onde di cento anni fa. Ci vuole una svolta che punti sulla custodia del territorio, ci vuole un’attenzione diversa, dobbiamo dotarci di una legge di protezione civile ma anche di salvaguardia dell’ambiente, e pensarci quattro volte prima di rilasciare autorizzazioni, concessioni edilizie, collaudi di strade. I disastri si possono prevenire – ha concluso Lombardo – il che significa ridurre i rischi e accrescere la protezione della comunità».
(nelle foto Bertolaso, Lombardo e Napolitano)
