Il presidente dei senatori Udc: «La tragedia che ha colpito Messina deve farci riflettere. Necessarie la sospensione delle attività edilizie nelle zone interessate all'emergenza ed una cabina di regia nazionale»
Stop alle concessioni edilizie nelle aree a rischio emergenza. Dopo il disegno di legge presentato all’Ars da Giovanni Ardizzone, l’Udc va ancora più in alto e ripete la proposta al Governo nazionale, con un analogo ddl presentato dal presidente dei senatori Udc Gianpiero D’Alia. In particolare si chiede di aggiungere al decreto legislativo 3 aprile 2006 il seguente comma: «Nelle more dell’adozione e approvazione dei Piani di assetto idrogeologico (PAI) e dei Piani Paesaggistici da parte delle regioni, i comuni non possono rilasciare concessione edilizie. Sono altresì sospese le concessioni edilizie di opere e manufatti privati che insistono in aree individuate dai comuni come aree a pericolosità elevata (P3) e molto elevata (P4) e quelle a rischio elevato (R3) e molto elevato (R4) anche prima dell’aggiornamento dei relativi Piani di assetto Idrogeologico da parte delle regioni».
Così D’Alia ha spiegato in Senato il senso del disegno di legge: «E’ sufficiente – ha detto – pensare alla tragedia che ha colpito la regione Sicilia nel mese scorso per rendersi conto di quanto sia consistente il problema del rischio idrogeologico nel nostro paese. Il pericolo frane ed alluvioni investe tutto il territorio nazionale. Sono infatti 5.581 i comuni a rischio idrogeologico, circa il 70% dei comuni italiani. Di essi 1.700 a rischio frana, 1.285 a rischio di alluvione e 2.596 a rischio sia di frana che di alluvione. Sono la Calabria, l’Umbria e la Valle d’Aosta le regioni con la più alta percentuale di comuni classificati a rischio (il 100% del totale), subito seguite dalle Marche (99%) e dalla Toscana (98%). Non solo tanti piccoli comuni ma anche molte delle grandi metropoli e delle città italiane sono considerate a rischio idrogeologico. Il ripetersi di eventi calamitosi evidenziano uno sfruttamento intensivo e non programmato del territorio, di cui l’abusivismo, il disboscamento dei versanti, l’urbanizzazione irrazionale, sono le maggiori piaghe. L’antropizzazione in particolare delle zone a ridosso dei corsi d’acqua, sempre più densamente occupate da abitazioni, insediamenti industriali, attività agricole e zootecniche, rappresenta uno dei problemi più rilevanti».
«L’aggressione al territorio – ha aggiunto D’Alia – si manifesta non solo attraverso fenomeni di abusivismo edilizio ma anche attraverso interventi di difesa idraulica che spesso si rivelano inefficaci. In molti casi infatti vengono realizzati argini senza un serio studio sull’impatto che possono portare a valle, vengono cementificati gli alvei e alterate le dinamiche naturali dei fiumi, si assiste a pratiche di escavazione selvaggia. Ne deriva che, a fronte di una fragilità territoriale, bastano semplici temporali a provocare allagamenti e disagi per la popolazione. Ad aggravare una situazione già compromessa concorrono gli effetti climatici. Diminuisce il numero medio annuo di giorni di pioggia, aumenta l’intensità delle precipitazioni che si concentrano in periodi sempre più brevi. Questo provoca effetti devastanti in situazioni già esposte a rischio dove è presente un’eccessiva antropizzazione delle aree di espansione naturale dei fiumi e dove non viene realizzata una corretta manutenzione dei corsi d’acqua».
Secondo D’Alia «piuttosto che ridimensionarsi, con il passare del tempo, i problemi connessi al rischio idrogeologico e al degrado dei corsi d’acqua si fanno più gravi e preoccupanti. Nonostante questa situazione sia sotto gli occhi di tutti, come gli ultimi eventi calamitosi testimoniano, in Italia non c’è ancora una vera e propria presa di coscienza che induca ad una netta inversione di tendenza tale da rendere il territorio più sicuro. Si registrano, tra l’altro, evidenti ritardi nell’approvazione dei Piani di assetto idrogeologico, questo permetterebbe ai comuni di continuare ad autorizzare costruzioni in zone a rischio. Per quanto sopra esposto, il presente disegno di legge, si propone di far fronte ad una vera e propria emergenza, che si è manifestata in tutta la sua drammaticità nella recente tragedia che ha colpito la provincia di Messina, introducendo una norma di salvaguardia e di tutela del territorio comunale al fine di garantirne la sicurezza dei cittadini».
La proposta di D’Alia va oltre: «Si auspica anche l’avvio di una disciplina organica delle procedure di governo e salvaguardia del territorio, attraverso la partecipazione di tutti i soggetti interessati affinché gli stessi possano individuare ed intervenire con tempestività sulle note e diffuse criticità, predisponendo una ricognizione e avviando una corretta gestione degli strumenti a disposizione per la tutela del territorio. La drammaticità dei recenti eventi calamitosi, sintomatici di una più vasta situazione di degrado del territorio nazionale, evidenziano l’urgenza di tale provvedimento e la necessità di rapidi e drastici interventi per scongiurare ulteriori analoghe tragedie».
(foto Sturiale)
