La denuncia di Renato Accorinti: «Scuola non a norma e senza servizi essenziali». L’indignazione di Cgil e Cisl: «Si accertino le responsabilità». In fotogallery tutte le immagini
Uno scandalo. Non si può definire altrimenti l’indecoroso spettacolo offerto dall’istituto comprensivo Enzo Drago, i cui lavori di ristrutturazione, costati poco meno di 3 milioni di euro (!), sono stati ultimati circa due mesi fa. La denuncia è di Renato Accorinti, che fa parlare soprattutto le immagini, di cui vi rendiamo partecipi attraverso la fotogallery. Non vogliamo tralasciare nulla dello scempio: «Dietro una facciata “ben rifinita” e colorata – spiega Accorinti – ecco cosa si cela: non ci sono aule a norma; non esiste una palestra ma un cantinato umido che illegalmente vorrebbero destinare all’attività motoria; non esiste una biblioteca; non esiste un auditorium; non esistono spazi ricreativi per i bambini della scuola materna ed elementare; le entrate delle suddette scuole sono sprovviste di scivoli per i disabili, sono sprovviste di pensilina e di citofoni; l’unico ascensore esistente, quello della scuola media, ad oggi non è operativo per motivi burocratici; i bagni della scuola materna consistono di un’unica stanza che accoglie dieci gabinetti, tutti a vista, per maschi e femmine senza alcuna separazione per il rispetto della privacy; i bagni sono sprovvisti di buttatoi necessari per riempire i secchi per le pulizie dei locali e la mancanza di rubinetti a filtro costringe in caso di un guasto anche minimo a chiudere l’intera fornitura di acqua per tutto i bagni; le porte sono sprovviste di chiavi o passetti per la privacy; le porte delle aule non aprendo a 180° risultano non a norma, pericolose e poco resistenti; molte serrande (a causa della bassa qualità della loro manifattura), dopo appena un mese dall’avvio delle attività scolastiche, sono già rotte; in varie aree della scuola già ci sono infiltrazioni d’acqua; le luci non sono a basso consumo energetico; l’arredo scolastico è insufficiente e in condizioni fatiscenti: banchi e sedie rotti, attaccapanni inesistenti, ecc.».
Uno scenario che purtroppo la nostra pessima abitudine all’inciviltà ci ha portati anche a sopportare nei fatiscenti istituti scolastici della nostra città, ma che non si può accettare in una scuola dove la ristrutturazione, durata anni, si è conclusa poche settimane fa ed è costata, alle tasche dei messinesi, la bellezza di quasi 3 milioni di euro. «Le dimensioni della struttura – afferma ancora Accorinti – hanno reso impossibile la realizzazione di palestre, auditorium, biblioteca, spazi ricreativi e hanno condizionato l’ampiezza delle aule che non risultano a norma anche dopo la ristrutturazione. Proposi al Comune, in tempo utile, un progetto alternativo che comprendesse l’unificazione con il plesso della Pirandello e la ristrutturazione dell’intera area. Tale soluzione avrebbe permesso di ottenere ampi spazi per costruire una vera scuola dotata di tutte le strutture sopracitate. Nonostante la mia proposta avesse raccolto soltanto consensi, l’assessore alla Pubblica Istruzione, Liliana Modica, ed il sindaco, Francantonio Genovese, rifiutarono ogni confronto sulla revisione del progetto. E così dopo trent’anni di attesa, dopo aver sperperato tre milioni di euro, alla consegna dei lavori nel settembre 2009 (con un anno e mezzo di ritardo rispetto alla data preventivata!) i risultati sono fallimentari e scandalosi».
Secondo Accorinti «è doveroso aprire un’inchiesta per verificare le colpe di questo fallimento e sperpero di milioni di euro che ricadono non solo sull’amministrazione Genovese, colpevole dell’approvazione di un progetto inutile, ma anche su quella Buzzanca, colpevole di non aver controllato i lavori in corso d’opera e ancora più grave aver consegnato la struttura pubblica senza tutti i requisiti di regolarità previsti dalla legge». Dura la reazione anche dei sindacati, presenti stamani alla conferenza stampa in cui Accorinti ha illustrato le immagini. Per Lillo Oceano, segretario generale della Cgil di Messina, «aver speso tre milioni di euro per avere una struttura vergognosamente insicura per bambini e operatori, significa vivere in una città dove l’amministrazione della cosa pubblica oltre a sperperare i soldi di tutti mette contemporaneamente rischio l’incolumità e la salute dei nostri figli e nega il diritto ad un futuro di speranza. La Cgil ritiene che sia doveroso accertare tutte le responsabilità di tanto sfascio ed affermare il diritto di avere scuole sicure e a norma, idonee alla crescita umana, culturale e sociale delle nuove generazioni».
Sulla stessa scia Mariella Crisafulli della segreteria provinciale della Cisl: «Si tratta dell’ennesimo esempio di spreco ai danni della collettività. Non basta solo indignarsi, ma occorre accertare responsabilità politiche e tecniche, dalla progettazione alla direzione lavori ed eventualmente chiedere anche l’esecuzione in danno per i lavori non eseguiti a regola d’arte. Manca responsabilità politica ma anche sociale, sino a quando ciascuno, dal semplice cittadino sino a chi riveste un incarico pubblico, non si rende conto che ogni sua scelta, ogni suo comportamento inciderà su tutta la comunità, il risultato è quello di continuare a perpetrare sprechi».
