Sono passate due settimane da quando il Comune ha chiesto il parere legale alla Regione sul centro socio-riabilitativo per disabili gravi: nessuna risposta. Una cooperativa s’è rivolta al Tar chiedendo la sospensiva dell’attuale gara sugli altri servizi. Il consigliere comunale: «Inefficiente la giunta»
Continua la confusione più totale e l’approssimazione a tutto campo nel settore, quanto mai delicato, dei servizi sociali. La vertenza Futura per alcuni è risolta, per altri (la Cgil) non è stato ottenuto il vero risultato, con un accordo che avrebbe avvantaggiato solo la cooperativa, lasciando i lavoratori con il dubbio che, tempo qualche mese, tutto potrebbe riproporsi. Ma c’è un’altra vicenda che, meglio di tutte, sintetizza la superficialità con cui questa Amministrazione affronta il tema servizi sociali: il Don Orione. Quattordici giorni fa un messo partiva da Palazzo Zanca con colpevole ritardo inviando la documentazione richiesta per ottenere un parere legale sulla possibilità di concedere una proroga all’Istituto che ospita il servizio socio-riabilitativo per 32 disabili gravi. Ad oggi non c’è nessuna risposta, qualcuno avanza il sospetto che ci sia stato qualche errore anche stavolta, il dato è che dal 1. marzo la cooperativa Faro85 opera all’interno del Don Orione senza alcuna certezza su chi, come e quando la pagherà.
Uno scandalo, soprattutto se si pensa che l’origine di tutto, ossia della decisione del sindaco Buzzanca di non concedere la proroga nonostante egli stesso l’avesse annunciata, è un parere del collegio di difesa del Comune di fatto inesistente, o quanto meno di cui nessuno, ma proprio nessuno, ha contezza. Tant’è vero che nemmeno il segretario generale Alligo, nello stendere il suo di parere (affermando che la proroga è possibile e anzi doverosa), non ne ha tenuto minimamente conto. In tutto questo a breve dovrebbero essere espletate le “mini – gare” seguenti i bandi da 5 mesi (record dei record) pubblicati dal Comune. Bandi sui quali pende il ricorso presentato al Tar da una cooperativa sociale: è stata chiesta la sospensiva delle procedure di gara, il che significa che se essa dovesse essere accolta, si dovrà gioco forza procedere nuovamente a proroga a meno di non voler sospendere un servizio pubblico essenziale.
Sulla baraonda dei servizi sociali interviene Paolo Saglimbeni (nella foto), consigliere comunale del Gruppo Misto. «Lo stato comatoso dei servizi sociali a Messina – afferma in una nota – è imputabile esclusivamente all’immobilismo e all’inefficienza dell’amministrazione attiva. Il consiglio comunale, per le proprie competenze, si è sempre prodigato per evitare l’interruzione dei servizi a tutela degli utenti bisognosi sia con varie manovre sugli avanzi di amministrazione o su variazioni di bilancio che, raschiando il fondo del barile, hanno assicurato le risorse necessarie, sia con proposte concrete sul terreno della qualità della programmazione».
Saglimbeni non nasconde il lato politico della vicenda, lo scontro tra il sindaco e l’assessore Pinella Aliberti, dell’Mpa come il suo deputato di riferimento, Cateno De Luca: «Il presunto braccio di ferro tra sindaco e assessore o l’immobilismo del dirigente, per il quale il segretario generale può sempre esercitare i poteri sostitutivi, non possono costituire alibi. E i ricorsi sui bandi di gara o le vicende Don Orione e Coop Futura ne sono la prova lampante. A circa due anni dall’insediamento non si è riusciti neanche a quantificare le risorse necessarie a garantire il mantenimento delle attuali prestazioni e la continuità degli attuali livelli occupazionali, obiettivi unanimemente condivisi dal consiglio comunale ad una sola condizione : bloccare definitivamente il numero degli occupati per evitare i consueti rigonfiamenti degli organici in prossimità del rinnovo degli affidamenti tramite gara, figli delle solite politiche clientelari, data l’attuale difficile situazione finanziaria del Comune. Sono certo che se si fossero quantificate le risorse necessarie il consiglio comunale avrebbe fatto la sua parte, raschiando come sempre il fondo del barile. Per il resto, l’amministrazione attiva, invece di stare a guardare facendo incancrenire i problemi, avrebbe potuto trovare più di una soluzione. Ed invece dopo due anni, esponendo la città al rischio dell’interruzione dei servizi nel caso in cui i ricorsi fossero accolti, si pubblicano bandi di gara per cinque mesi, visto che le risorse non rispettano i parametri di legge e contratto».
«Il caso Don Orione – aggiunge Saglimbeni – è altrettanto emblematico circa l’inefficienza dell’amministrazione attiva che non riesce a sciogliere, in tempo utile, il nodo della modalità di affidamento. Con l’aggravante di chiamare in causa il consiglio comunale, coinvolgendolo subdolamente in una presunta corresponsabilità, solo perché alcuni componenti avevano posto il problema della verifica dei costi, atto dovuto e condiviso sia dall’Istituto Don Orione che dalla Cooperativa. Infine il caso Futura. L’amministrazione attiva non riesce in due anni a quantificare e corrispondere per tempo i crediti della cooperativa, veicolandoli a copertura di compensi e retribuzioni dei lavoratori come prevede chiaramente la legge, unico modo possibile per garantirne il puntuale pagamento. La verità – conclude il consigliere – è che il Comune non ottemperando all’impegno di pagare puntualmente le fatture alle cooperative affidatarie non può attivare i poteri previsti per legge: veicolare i salari o rescindere il contratto».
