Ponte sullo Stretto. «I numeri che sbandiera De Luca sono banalità» - Tempo Stretto

Ponte sullo Stretto. «I numeri che sbandiera De Luca sono banalità»

Redazione

Ponte sullo Stretto. «I numeri che sbandiera De Luca sono banalità»

lunedì 11 Febbraio 2019 - 07:05
Ponte sullo Stretto. «I numeri che sbandiera De Luca sono banalità»

Il Movimento No Ponte commenta l’analisi costi benefici pubblicata da De Luca all’interno del suo programma elettorale  e dà appuntamenti al 20 febbraio nel Salone delle Bandiere di Palazzo Zanca per un’Assemblea pubblica.

«E’ di pochi giorni fa– si legge nella nota- l’incontro con il Presidente della Regione Nello Musumeci dei rappresentanti degli automobilisti siciliani che si sono stancati di morire sulla A18 e sulla A20. E sono di pochi giorni fa le dichiarazioni dell’assessore all’Economia Gaetano Armao e di quello alle infrastrutture Marco Falcone che snocciolano i dati impietosi sul disinvestimento al Sud. Se gli investimenti per servizi e infrastrutture sono diminuiti negli ultimi 15 anni da 8 a 5 miliardi, se al Nord ci sono 7.600 chilometri di rete ferroviaria e al Sud 5.700 (e non tutti a doppio binario), se in Sicilia la spesa procapite di fondi pubblici è di 880 euro, mentre la media italiana è di 1100 euro, se il divario nella dotazione infrastrutturale (ferrovie, strade, autostrade, porti) tra Nord e Sud si è allargato e se le aziende del sub-appalto dei grandi Contactor delle infrastrutture in crisi (Astaldi, Cmc, Condotte) sono alla canna del gas,  il Ponte sullo Stretto non c’entra nulla. C’entrano, invece, e tanto, i partiti nazionali (tutti) che stanno conducendo una vera e propria guerra contro la Sicilia e il Meridione e i cui rappresentanti locali ne sono i terminali organizzativi».

«Non è, così, strano che proprio i rappresentanti di questi partiti nazionali che stanno affossando il Sud raccolgano la bandiera del Ponte sullo Stretto. Incapaci di programmare alcunché per il futuro della nostra terra che non sia la svendita del territorio e la speculazione, cosa c’è di meglio per una classe politica disperata e disperante che sbandierare il vessillo della grande opera che non si farà mai? Dovrebbero, infatti, sapere che il Ponte sullo Stretto si è incagliato su difficoltà di ordine ingegneristico (decine di parametri non erano risolvibili e uno dei principali progettisti, Remo Calzona, aveva abbandonato il progetto originario per orientarsi verso uno nuovo con i due piloni in mezzo al mare affinché diminuisse la lunghezza della campata unica). Dovrebbero sapere- continua la nota- che il Piano finanziario dell’opera era completamento sballato, che le previsioni di crescita del Pil erano totalmente infondate e che gli attraversamenti nello Stretto di Messina si sono dimezzati piuttosto che aumentare esponenzialmente, come invece era previsto originariamente nel progetto. Dovrebbero sapere che il miliardo e 300 milioni dei Fondi Fas originariamente destinati al Ponte sullo Stretto e poi spostati sulle altre infrastrutture sono stati utilizzati dal Governo Berlusconi per compensare le minori entrate dalla soppressione dell’Ici sulla prima casa».

«Il Sindaco di Messina Cateno De Luca, con le buone maniere che lo contraddistinguono, definisce il no-pontismo come il “simbolo dell’idiozia suicida che ha determinato il crollo demografico della città”. Noi crediamo, al contrario, che al crollo demografico della città (oltre a ragioni storiche, economiche e sociali che De Luca evita di citare) abbia contribuito e contribuisca la classe politica e amministrativa locale (di cui lui è brillante espressione) che ha occupato militarmente tutti i posti di comando (nel campo della rappresentanza politica, ma anche, e soprattutto, nei tanti consigli di amministrazione di società partecipate e enti para-pubblici, nella gestione di tutto il sistema sanitario a totale controllo politico, nella guida della macchina amministrativa comunale e regionale) e che ha drenato tutti i flussi finanziari pubblici, facendone strumento del proprio arricchimento e della propria riproduzione politica».

«I numeri che De Luca sbandiera a sostegno del suo “pontismo” sono banalità. Li abbiamo smontati negli anni e se sarà necessario lo faremo nuovamente. Per essi basterà dire che l’avvio dei lavori citati in Calabria non c’entrano nulla con il Ponte. Erano parte di un progetto di variante già previsto nei piani delle Ferrovie e, tra le altre cose, l’unico risultato che hanno ottenuto è stata la chiusura della stazione ferroviaria di Cannitello. Sul saldo occupazionale non sarebbe difficile quanto poco questo porterebbe vantaggi per il territorio. Lo dimostrano i lavori di trivellazione operati a Torre Faro. In quella occasione su oltre 100 operai solo 5 o 6 erano messinesi. Basterebbe confrontare il rapporto tra investimenti e occupati nelle Grandi Opere e quelli invece già verificabili nelle opere di messa in sicurezza del territorio (si guardi anche semplicemente a quelli avuti per gli interventi fatti sui costoni dopo la tragedia di Giampilieri) per farsi un’idea di dove è meglio mettere i soldi. Basterebbe, e questo ci sembra decisivo, rilevare che la Stretto di Messina spa ha speso (dati presenti nel suo bilancio) oltre 300 milioni di euro (e a questi andrebbero aggiunti quelli spesi per il Ponte prima della costituzione della Società concessionaria) senza mettere un mattone sopra un altro, a dimostrazione del carattere speculativo dell’operazione Ponte. Basterebbe rilevare, come fa la Corte dei Conti, che la Stretto di Messina in liquidazione brucia tra uno e due milioni di euro l’anno senza alcuna finalità».

«Su una cosa concordiamo con De Luca. Dopo tanto parlare di profittabilità del Ponte, dopo tanto parlare di intervento dei privati, adesso è chiaro che l’opera di attraversamento potrebbe essere fatta solo con fondi pubblici. Ma, allora, perché buttare tante risorse in un’opera devastante e inutile come il Ponte e non farsi la battaglia per ottenere quei soldi per una vera infrastrutturazione del territorio? Perché non pensare alla grande opera di manutenzione delle città, alla loro messa in sicurezza sismica? Perché non battersi affinché quelle risorse vengano utilizzate per una modernizzazione della rete stradale e ferroviaria? Perché non lottare affinché i cittadini possano avere l’acqua nel rubinetto con continuità? I nostri territori potrebbero diventare più belli, più vivibili e accoglienti, capaci di generare, ad esempio, un’economia del paesaggio da offrire ai viaggiatori che attraverserebbero l’isola (arricchendola) per godere della nostra terra piuttosto che essere scaraventati sui moli dal crocierismo vandalico».

«Questa battaglia noi ce la faremo e sfidiamo De Luca a farsela. Se poi il confronto sarà sulla mobilitazione non è certo di quello che abbiamo paura. Giorno 20 febbraio saremo in assemblea nel Salone delle Bandiere del Comune di Messina per confrontarci e programmare le prossime tappe del nostro percorso. Lo faremo insieme ai rappresentanti di comitati, associazioni e movimenti che in Sicilia e Calabria si battono contro le politiche speculative e di devastazione del territorio. I si-ponte portano i deputati, noi portiamo i comitati perché riteniamo che centrale sia la capacità di autodecisione dei territori. Tutti insieme decideremo le modalità di partecipazione alla grande manifestazione nazionale per il clima e contro la politica delle Grandi Opere che si svolgerà a Roma il 23 marzo».

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