Il rogazionista 49enne è stato scagionato dall'accusa di aver abusato di una giovane migrante ospitata al Cristo Re
Messina – E’ arrivato in serata il verdetto sul caso del sacerdote accusato di violenza sessuale. Il Tribunale lo ha assolto, scagionandolo completamente dalla pensante accusa, alla fine di un lungo processo che ha visto sfilare tra i tanti testimoni anche suore e sacerdoti.
“Abbiamo sempre sostenuto sin dall’inizio di poter dimostrare l’assoluta insussistenza dei fatti, finalmente viene restituita dignità ad una persona contro la quale non c’erano circostanze a sostegno dell’accusa”, commenta l’avvocato Salvatore Silvestro, difensore del religioso insieme alla collega Delia Urbani.
Il prete 49enne, originario del torinese, era andato ai domiciliari nell’ottobre del 2024 dopo le indagini seguite al racconto di una giovane migrante, per un periodo alloggiata nella casa di prima accoglienza gestita dall’Istituto rogazionista messinese “Cristo Re”.
La ragazza ha raccontato di aver accettato l’ospitalità di un connazionale e di essere stata molestata e abusata da un religioso, mentre dormiva nell’alloggio. Religioso poi riconosciuto nell’allora responsabile, già destinato ad altra sede al momento dell’arresto. La giovane non aveva denunciato inizialmente la violenza, raccontandone in un secondo momento, a Catania, durante le operazioni legate al riconoscimento del permesso di soggiorno.
L’Accusa aveva chiesto per lui la condanna a 4 anni di reclusione, ma i giudici hanno deciso diversamente. Tra due mesi sarà possibile capire, col deposito delle motivazioni, qual è il ragionamento che hanno seguito per arrivare alla loro decisione.
