La garante per la disabilità e il garante per l’infanzia chiedono la revoca del provvedimento
“No alla sospensione del ragazzino autistico”. E’ la sintesi di quanto chiedono la garante per i diritti dei disabili, Tiziana De Maria, ed il garante per l’infanzia, Giovanni Amante, al dirigente della scuola media Manzoni.
Avviene dopo la segnalazione della famiglia del bambino, affetto da una grave forma di disturbo dello spettro autistico, condizione certificata. Il provvedimento disciplinare era scaturito da un episodio in cui il minore aveva colpito una compagna con una pacca.
La motivazione del riesame
I due garanti precisano che l’alunno – pur seguito da personale specializzato – avrebbe compiuto un “gesto istintivo” che, in coerenza con il suo quadro clinico, era “privo di intenzionalità aggressiva o connotazione sessuale”. Si sottolinea, infatti, che il disturbo “ne condiziona condotta, percezione dello spazio personale e capacità di controllo degli impulsi”.
Per queste ragioni, si ritiene che il provvedimento adottato dalla scuola non sia adeguato alla situazione. I garanti ritengono fondamentale che la sanzione venga ricondotta “entro i confini di legittimità e proporzionalità previsti dall’ordinamento”.
Le ragioni legali e pedagogiche
L’istanza si fonda su un’articolata argomentazione che intreccia norme internazionali, giurisprudenza e legislazione scolastica.
Citando la Convenzione Onu sui diritti delle persone con disabilità, il documento afferma che devono essere adottati tutti i “ragionevoli accomodamenti per garantire il pieno sviluppo della persona, evitando sanzioni che colpiscano comportamenti direttamente derivanti dalla condizione di disabilità”. I garanti avvertono: “L’applicazione di una sospensione, anche con obbligo di frequenza, rischia di configurare una discriminazione indiretta, poiché punisce un comportamento non pienamente governabile dal minore“.
A supporto di questa tesi viene richiamata anche la giurisprudenza della Corte di Cassazione, che esprime il principio per cui “non è configurabile alcuna colpa disciplinare quando il comportamento è diretta manifestazione della disabilità e non governabile dal soggetto”.
Dal punto di vista educativo, viene sottolineato che il Decreto Legislativo 66/2017 impone che i comportamenti problematici vengano gestiti tramite “interventi educativi e strategie personalizzate, non tramite misure punitive”.
L’effetto della sospensione
I garanti sostengono che una sanzione in assenza di consapevolezza è “pedagogicamente impropria e giuridicamente non sostenibile”. La sospensione, anche nella sua forma attenuata, “stigmatizza il minore, compromette il suo percorso inclusivo, può generare regressioni e sfiducia nella relazione educativa” e non produce effetti migliorativi, dato che il gesto “non deriva da scelta volontaria”.
Pur chiarendo che la posizione non intende “minimizzare né sminuire il vissuto della minore coinvolta, la cui tutela rimane centrale”, si chiede che la risposta dell’istituto si basi su “interventi educativi mirati, definiti all’interno del Pei (Piano educativo individualizzato) e condivisi nel Glo (Gruppo di lavoro operativo)”. I garanti chiedono formalmente di revocare il provvedimento e di convocare un incontro urgente con la famiglia e il Glo per definire nuove misure di prevenzione e accompagnamento, non punitive.

Ogni giorno nelle scuole avvengono aggressioni e provocazioni contro insegnanti e alunni da parte di bulli consapevoli e genitori impuniti, ma tutti stanno zitti e si preoccupano di minimizzare . Adesso, il preside si impegna per sanzionare l’alunno con un handicap grave e non autonomo.
Una pacca. Una pacca da un bambino autistico. Si e’ perso il senso dell’equilibrio.