Referendum abrogativi su lavoro e cittadinanza, si vota 8 e 9 giugno

Referendum abrogativi su lavoro e cittadinanza, si vota 8 e 9 giugno

Redazione

Referendum abrogativi su lavoro e cittadinanza, si vota 8 e 9 giugno

venerdì 06 Giugno 2025 - 14:26

Ecco i cinque quesiti. Risulta necessario che voti il il 50% più uno degli elettori

Domenica 8 e lunedì 9 giugno i cittadini italiani sono chiamati a esprimersi sui referendum abrogativi relativi a 5 quesiti in tema di lavoro e cittadinanza. Possibile votare domenica dalle ore 7 alle ore 23 e lunedì dalle ore 7 alle ore 15. Anche i dati su affluenza e risultati del referendum saranno disponibili online su Eligendo e sull’app Eligendo Mobile”, fa sapere il ministero dell’Interno.

Perché i risultati siano validi, bisogna raggiungere il quorum, ovvero il 50% più uno degli elettori. Cinque le schede: verde, arancione, grigia, rossa rubino e gialla. Si può votare sì, per cancellare in tutto in parte la norma, o no.

I cinque quesiti

  1. “Stop ai licenziamenti illegittimi”, sostiene il comitato referendario.
    Nelle imprese con più di 15 dipendenti, le lavoratrici e i lavoratori assunti dal 7 marzo 2015 in poi non possono rientrare nel loro posto di lavoro dopo un licenziamento illegittimo. Sono oltre 3 milioni e 500mila ad oggi e aumenteranno nei prossimi anni le lavoratrici e i lavoratori penalizzati da una legge che impedisce il reintegro anche nel caso in cui la/il giudice dichiari ingiusta e infondata l’interruzione del rapporto. Abroghiamo questa norma, diamo uno stop ai licenziamenti privi di giusta causa o giustificato motivo.
  2. “Più tutele per le lavoratrici e i lavoratori delle piccole imprese”
    Nelle imprese con meno di 16 dipendenti, in caso di licenziamento illegittimo oggi una lavoratrice o un lavoratore può al massimo ottenere 6 mensilità di risarcimento, anche qualora una/un giudice reputi infondata l’interruzione del rapporto. Questa è una condizione che tiene le/i dipendenti delle piccole imprese (circa 3 milioni e 700mila) in uno stato di forte soggezione rispetto alla/al titolare. Abroghiamo questo limite, aumentiamo l’indennizzo sulla base della capacità economica dell’azienda, dei carichi familiari e dell’età della lavoratrice e del lavoratore.
  3. “Riduzione del lavoro precario”
    In Italia circa 2 milioni e 300 mila persone hanno contratti di lavoro a tempo determinato. I rapporti a termine possono oggi essere instaurati fino a 12 mesi senza alcuna ragione oggettiva che giustifichi il lavoro temporaneo. Rendiamo il lavoro più stabile. Ripristiniamo l’obbligo di causali per il ricorso ai contratti a tempo determinato.
  4. “Più sicurezza sul lavoro”
    Arrivano fino a 500mila, in Italia, le denunce annuali di infortunio sul lavoro. Quasi 1000 i morti. Modifichiamo le norme attuali, che impediscono in caso di infortunio negli appalti di estendere la responsabilità all’impresa appaltante. Cambiamo le leggi che favoriscono il ricorso ad appaltatori privi di solidità finanziaria, spesso non in regola con le norme antinfortunistiche. Abrogare le norme in essere ed estendere la responsabilità dell’imprenditore committente significa garantire maggiore sicurezza sul lavoro.
  5. “Più integrazione con la cittadinanza italiana”, sottolinea il comitato referendario.
    Riduciamo da 10 a 5 gli anni di residenza legale in Italia richiesti per poter fare domanda di cittadinanza italiana, che una volta ottenuta sarebbe trasmessa ai figli e alle figlie minorenni. Questa modifica costituisce una conquista decisiva per circa 2 milioni e 500mila cittadine e cittadini di origine straniera che nel nostro Paese nascono, crescono, abitano, studiano e lavorano. Allineiamo l’Italia ai maggiori Paesi Europei, che hanno già compreso come promuovere diritti, tutele e opportunità garantisca ricchezza e crescita per l’intero Paese.

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