Referendum, le ragioni del sì "per una giustizia più giusta"

Referendum, le ragioni del sì “per una giustizia più giusta”

Redazione

Referendum, le ragioni del sì “per una giustizia più giusta”

domenica 15 Marzo 2026 - 07:49

22 e 23 marzo i cittadini approveranno o respingeranno la legge costituzionale Meloni-Nordio. Comitato "Sì separa" e Unione delle Camere penali a favore

Referendum sulla giustizia del 22 e 23 marzo. Le ragioni del sì. Il 22 e 23 marzo i cittadini italiani saranno chiamati a scrivere“sì” o “no” a una legge costituzionale promossa dal governo Meloni e dal ministro Nordio. Ecco il quesito: “Approvate il testo della legge di revisione degli articoli 87, decimo comma, 102, primo comma, 104, 105, 106, terzo comma, 107, primo comma e 110 della Costituzione approvata dal Parlamento e pubblicata nella Gazzetta Ufficiale del 30 ottobre 2025 con il titolo “norme in materia di ordinamento giurisdizionale e di istituzione della Corte disciplinare?”. In discussione sette articoli della Costituzione, la separazione delle carriere tra giudici e pubblici ministeri e la creazione di due Consigli superiori della magistratura e di una nuova Alta Corte disciplinare.

“Votare sì significa scegliere una giustizia davvero terza”

Questa la posizione del comitato “Sì separa”: “Votare sì significa scegliere una giustizia davvero terza, in cui chi accusa e chi giudica percorrono strade diverse, con responsabilità chiare e non sovrapponibili. La riforma mette in Costituzione la separazione delle carriere tra magistrati giudicanti e requirenti: due percorsi distinti che si incontrano solo nel processo, nel rispetto dei ruoli, per garantire al cittadino un giudice imparziale e un pubblico ministero forte e autonomo. È una scelta di civiltà istituzionale, pensata per restituire fiducia nella giustizia senza indebolire l’azione penale. Questa architettura si regge su un doppio pilastro di garanzie: due Consigli superiori della magistratura, uno per la magistratura giudicante e uno per quella requirente, entrambi presieduti dal Presidente della Repubblica. Non c’è frattura dell’ordine giudiziario, ma un rafforzamento della sua autonomia interna. La massima istituzione di garanzia resta al vertice, mentre ciascun Consiglio si occupa della propria funzione, con regole disegnate per evitare sovrapposizioni e zone d’ombra”.

“Una riforma per spezzare l’inerzia delle correnti”

Continua il comitato: “Per spezzare l’inerzia delle correnti, la riforma introduce il sorteggio entro elenchi qualificati. La componente laica nasce da una rosa di professori di diritto e avvocati che il Parlamento individua in seduta comune; la componente togata è estratta tra i magistrati delle rispettive carriere. Anche il vicepresidente proviene dall’elenco parlamentare. Non è arbitrio, ma una tecnica costituzionale per rendere gli incarichi meno prevedibili e quindi meno condizionabili, mantenendo alto il profilo di competenza. La credibilità si gioca anche sul terreno della disciplina. Per questo la giurisdizione disciplinare viene affidata a un’Alta Corte autonoma, composta da quindici giudici con requisiti rigorosi e una presenza significativa di magistrati di comprovata esperienza. Le decisioni sono appellabili davanti alla stessa Corte in diversa composizione, così da assicurare il doppio grado senza interferenze esterne. È un passo avanti netto: si separano i piani, si specializza il giudice, si proteggono insieme indipendenza e responsabilità”.

E ancora: “La riforma riorganizza in chiave trasparente la gestione delle carriere. Ai Consigli vengono affidati assunzioni, assegnazioni, trasferimenti, valutazioni di professionalità e conferimenti di funzioni. Si abbraccia un lessico—e soprattutto una pratica—di merito misurabile, periodico, verificabile. Meno alchimie, più criteri chiari; meno appartenenze, più qualità del servizio reso ai cittadini. Il sì non è un salto nel vuoto, ma un investimento nella fiducia pubblica. Significa dire basta alle opacità che hanno logorato l’immagine della giurisdizione e aprire una stagione in cui terzietà, merito e responsabilità tornano ad essere parole concrete. Due carriere per una giustizia più giusta; due Consigli per un’autonomia più solida; un’Alta Corte per una disciplina più credibile. Per queste ragioni, al referendum costituzionale, noi e gli italiani sceglieremo sì”.

Il costituzionalista Barbera: “Voterò sì al referendum”

“Voterò sì al referendum perché è giusto avere due Csm e l’Alta Corte. In tanti a sinistra sono a favore della separazione delle carriere”. Questa la dichiarazione di Augusto Barbera, già presidente della Corte costituzionale ed ex parlamentare. E così l’Unione delle Camere penali italiane commenta la presa di posizione del costituzionalista: “Una dichiarazione estremamente significativa, perché arriva da una delle figure di più alta competenza istituzionale del Paese. Barbera non parla per appartenenza politica, ma per logica giuridica: due Consigli superiori significano due percorsi realmente autonomi, un sistema in cui chi indaga e chi giudica non appartengono alla stessa struttura, e l’Alta Corte diventa finalmente il garante terzo della disciplina interna alla magistratura”.

Le Camere penali: “Un sì per la tutela dei cittadini”

E vale la pena ricordarlo: Barbera non è solo un ex presidente della Consulta. Prima ancora è stato politico di lungo corso, eletto per cinque mandati in Parlamento — prima nel Pci, poi nel Pds — diventando una delle voci più autorevoli della sinistra italiana. A questo si aggiunge una vita accademica di altissimo profilo: è professore emerito di diritto costituzionale. E Barbera ricorda un punto spesso taciuto: non è una battaglia di destra o di sinistra. La separazione delle carriere è sostenuta anche da molti progressisti, perché la giustizia non tutela i partiti ma i cittadini”.

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