Per la rubrica di Rosario Lucà, la storia di una donna: dall'infanzia a Messina alla vita tra Parigi e Torino
VISTI DA LONTANO di Rosario Lucà –Oggi ho incontrato Roberta Mantineo. Mi appare subito come una persona solare e generosa: arriva al nostro appuntamento con una confezione di biscotti e mi dice sorridendo: “Mi sembrava brutto arrivare a mani vuote”.
Poi aggiunge: “Ho un cognome tipicamente messinese che mi perseguita dal primo giorno di scuola. Ma no, non sono parente di quello dei fiori”.







Roberta ha 42 anni ma ne dimostra almeno cinque di meno. È sorridente, anche se forse un po’ preoccupata da questa “intervista”.
Le chiedo subito di lei e di dove vivesse a Messina.
“Le mie origini sono del quartiere Boccetta. Mio nonno era il barbiere del Viale Boccetta, Cicitto. In realtà si chiamava Francesco, ma questo soprannome gli era stato dato già in famiglia per via della sua bassa statura”. Era molto conosciuto nel quartiere, quasi un’istituzione. Era anche amico del compianto Mico della Boccetta, poeta visionario che con le sue poesie illuminava la strada.
“Raccontami un po’ di te”, le dico. “La mia vita si divide in due filoni: il filone mamma e il filone papà. Questo perché, dopo dodici anni di fidanzamento e nove di matrimonio, il loro legame si rompe. E questo cambia molto la vita di noi figli”. Roberta ha una sorella minore, Fabiola, che fa l’infermiera al Niguarda e vive nella provincia brianzola.
“Mio padre dopo il divorzio si è risposato e ha avuto un altro figlio, Massimo, che è ancora il piccolo di casa, anche se è nato nel 2003 e si sta laureando”. Così la vita di Roberta si divide per anni tra periodi con il padre e periodi con la madre, fino alla seconda superiore, quando decide di andare definitivamente a vivere con la mamma in una casa dietro il Viale Europa.





Ma torniamo indietro. Dopo il matrimonio i genitori di Roberta lavorano al Nord: il papà come geometra ai Beni Culturali, in seguito si laureerà in architettura, e la mamma alle Poste. Quando arriva il momento della nascita, il padre ha un’idea precisa: sua figlia deve avere scritto sulla carta d’identità “nata a Messina”. Così, alla fine della gravidanza, la madre torna in Sicilia per il parto.
Per la piccola Roberta comincia un periodo di continui spostamenti tra Milano e Messina . Deve rientrare perché il clima del Nord le pesa ed è spesso malata. Dopo qualche tempo il padre ottiene il trasferimento in Sicilia, ma la madre continua ancora a lavorare a Milano e la famiglia resta divisa.
Finalmente arriva un concorso interno e anche la madre viene trasferita a Messina. È allora che nasce la sorella Fabiola. La famiglia è finalmente riunita e per Roberta comincia un’infanzia bellissima. È una bambina felice, estroversa e solare. Qualcuno diceva che avrebbe fatto l’attrice per la sua capacità espressiva. E’ autonoma , ancora molto piccola si spostava da sola per andare a casa dei nonni, dove poteva giocare nel cortile.
Roberta conserva un ricordo bellissimo dei nonni e sottolinea quanto siano stati importanti per la sua crescita, soprattutto dopo la separazione dei genitori. Con l’adolescenza però le cose cambiano. I problemi si amplificano e Roberta sviluppa una forte obesità. Prova molte diete ma non funzionano.
Le scuole superiori diventano un incubo. I compagni sono spietati e lei si chiude sempre di più in se stessa, vivendo quella che oggi definisce “una vita di nascosto”. Ma Roberta non si arrende. Si fa aiutare, dimagrisce e riesce a superare quel periodo difficile. Finalmente il suo corpo le piace e comincia quella che lei chiama “la sua seconda vita”.
Con l’università a Messina arriva quello che definisce il periodo più bello della sua vita, insieme alle sue migliori amiche, Alessandra e Stefania. Ricorda le serate a ballare, le gite con gli amici e quei weekend organizzati all’ultimo momento solo per andare a scoprire una grande città. Si laurea in Scienze del Turismo con una tesi sugli Hammam, che da noi conosciamo come bagni turchi e che spesso osserviamo solo sotto l’aspetto turistico. Nella sua ricerca ne studia le origini romane e il ruolo sociale che hanno nella cultura musulmana dove sono luoghi di incontro, di cura del corpo e di condivisione.
Proprio durante la preparazione della tesi avviene l’incontro più importante della sua vita. La sua relatrice le passa il contatto di una persona che a Torino lavora nell’organizzazione di un importante hammam della città: Bouchaib un marocchino che vive e studia a Torino. Roberta comincia a collaborare con lui a distanza per raccogliere materiale utile alla sua ricerca. All’inizio il loro rapporto è solo professionale. Bouch, come lo chiama lei, le suggerisce testi, studi e informazioni sugli hammam. A quel tempo entrambi sono fidanzati.
Roberta però resta affascinata dalla sua cultura e poco alla volta il loro rapporto diventa sempre più intenso. I contatti via computer si moltiplicano e ogni tanto lei viene a Torino per degli incontri di lavoro.
Così, nella notte tra il 24 e il 25 aprile del 2013, quando Roberta arriva a Torino per il ponte della Festa della Liberazione, tra lei e Bouch scocca l’amore.
Gli occhi di Roberta adesso brillano ed esprimono tutto l’amore e la passione che prova per il suo Bouch.
All’inizio sarà un amore a distanza.
Dopo la laurea Roberta comincia a lavorare nel settore turistico. Trova subito lavoro a Parigi, nell’accoglienza di importanti hotel, e ci resta per due anni.
Con Bouch però trovano sempre il modo di vedersi. Da Parigi a Torino c’è il TGV ma spesso si incontrano per qualche weekend in giro per l’Europa. La vita all’estero però non è semplice. Roberta è a Parigi durante l’attacco al Bataclan e la sua famiglia si preoccupa molto. Lei sente anche il bisogno di avere più tempo da passare con Bouch.
Così decide di tornare in Italia e sceglie Torino come nuova casa. Trova un appartamento in affitto e comincia a mandare curriculum. Poco dopo trova lavoro sulle Alpi piemontesi nell’accoglienza di un lussuoso chalet, dove resterà per otto anni. Ma i contratti italiani non sono come quelli francesi. A Parigi aveva un impiego stabile, qui invece si tratta spesso di contratti stagionali e alla fine di ogni stagione deve rimettersi a cercare lavoro. Questo la costringe a spostarsi, a reinventarsi, ad ampliare le sue competenze.
Poi arriva il Covid e il turismo crolla. Roberta perde il lavoro ma l’affitto resta da pagare. Comincia a fare lavori temporanei, ma capisce che non può continuare così. “È stato come vedere tutto quello che avevo costruito diventare un castello di sabbia. È arrivata un’onda e lo ha buttato giù”. Attraversa un periodo di depressione. Le sembra di avere toccato il fondo.
Ma è proprio da lì che riparte e come una moderna Araba Fenice risorge. Comincia la sua terza vita .
“Mi sono detta: ho messo qualcosa da parte. Ricomincio a studiare. Mi butto nella ricostruzione di me stessa”. Pensa a quale settore possa offrirle maggiore stabilità e decide di puntare su quello sanitario.
“Adesso ho quarant’anni ed è troppo tardi per fare medicina”, pensa. “Farò l’assistente di studio operatorio”. Professione che in quel periodo stava diventando una figura professionale regolamentata .
La scuola a Torino costa molto più che in Sicilia, così Roberta torna per un anno a Messina, a casa della mamma che nel frattempo è andata in pensione e si è trasferita a Villafranca Tirrena. Questo però significa anche allontanarsi di nuovo da Bouch. Un anno e mezzo di corso e tirocinio a Messina e poi torna a Torino, nella sua casa, e ricomincia a mandare curriculum.
Dopo soli due mesi trova lavoro in uno studio dentistico della città dove lavora ancora adesso. Oggi Roberta è felice e lo leggo chiaramente nei suoi occhi. Vive una vita piena insieme al suo Bouch, che la fa sentire una regina.
Lei cucina piatti messinesi per lui e lui prepara per lei le specialità marocchine. Roberta conserva con orgoglio il suo accento messinese e nel frattempo ha imparato anche qualche parola di arabo, grazie ai suoceri. Ma lo scambio funziona anche al contrario: ogni tanto si rivolge a Bouch con espressioni in dialetto messinese che lui ha imparato.
Quando lui diventa troppo prolisso nel raccontare qualcosa, lei scherzando gli dice: “Si ma strinci”. Oppure: “Na cosa cu ionnu”, quando è troppo lento nel fare le cose. Le faccio i miei complimenti per la sua forza e per la sua capacità di adattamento. Lei mi risponde: “Ho attraversato momenti di grande debolezza, ma alla fine la vita ti propone sempre strade nuove che devi imparare a percorrere”.
Si sente accolta dalla sua nuova famiglia e sottolinea che la differenza di cultura o di religione non conta nulla quando esistono rispetto e sentimenti sinceri. Scherza su qualche collega che le chiede se, sposando Bouch, dovrebbe mettere il velo. Mi racconta che lui non le ha mai chiesto di diventare musulmana. In questo periodo è il mese del Ramadan e Roberta aiuta il suo compagno durante il digiuno.
Adesso Bouch lavora come ingegnere strutturista mentre sta completando la laurea magistrale. Ama molto la Sicilia e tornarci con Roberta.
Roberta non è solo un esempio di forza e resilienza. Insieme a Bouch racconta quanto possano essere ricchi lo scambio tra culture, il rispetto e l’amore.
Prima di salutarci le chiedo se il suo sogno sia quello di tornare un giorno a vivere a Messina. Mi risponde:
“Ho imparato a non guardare troppo avanti nel futuro. In passato ho fatto molti progetti e poi sono rimasta delusa. Adesso imposto la mia vita per obiettivi. Quando ne raggiungo uno, penso al prossimo”.
La nostra chiacchierata è durata quasi un’ora. Adesso Roberta è a suo agio. Facciamo le foto e la vedo serena davanti al mio obiettivo.
Gioca con la macchina fotografica, fa espressioni divertenti, mi mostra orgogliosa l’anello di fidanzamento che Bouch le ha donato.Penso a quanta strada c’è dentro quel sorriso. Penso a quanto sia bello quello che vedo: la sua bellezza, la sua storia, l’amore che la attraversa e la forza con cui è riuscita a rinascere, ogni volta un po’ più forte e un po’ più saggia. Ci salutiamo. Ma so già che ci risentiremo.
Testo e foto di Rosario Lucà
