Reggio. Arillotta: «Area moderata da rifondare. Basta spot cui nessuno crede» - Tempostretto

Reggio. Arillotta: «Area moderata da rifondare. Basta spot cui nessuno crede»

Redazione

Reggio. Arillotta: «Area moderata da rifondare. Basta spot cui nessuno crede»

martedì 04 Ottobre 2022 - 08:50

Il responsabile regionale Enti locali dell'Udc rintuzza le accuse del centrosinistra a Cannizzaro e Occhiuto: «Sono portatori di prospettive e soluzioni»

REGGIO CALABRIA – Da Reggio Calabria, l’udiccino Paolo Arillotta – già alla guida dello Scudocrociato su scala regionale, dall’aprile scorso responsabile calabrese Enti locali appunto dell’Udc – rintuzza gli attacchi concentrici a distanza ravvicinata che hanno riguardato il riconfermato deputato reggino di Forza Italia Ciccio Cannizzaro e il Governatore calabrese Roberto Occhiuto in relazione ai contenuti del loro comizio post-voto in piazza Duomo.

«Da Cannizzaro e Occhiuto prospettive e soluzioni»

«Ha veramente dell’incredibile la canea che si è avventata contro l’On.le Cannizzaro e il Presidente Occhiuto per il solo fatto – così Arillotta – d’avere voluto rimarcare, con la manifestazione di piazza Duomo dello scorso 30 settembre, la vittoria loro e di tutto il centrodestra presente in piazza. A quella manifestazione ho partecipato non come accolito, ma come uomo libero e come elettore di un centrodestra ancora una volta vittorioso in città, in provincia e nella regione.

Quella sera ho sentito parlare di politica, di quella che, penso, la gente vuole ascoltare perché illustra questioni, soluzioni e prospettive, e cioè ciò che il Pd e tutto il seguito che lo accompagna non è riuscito a dare a questa città dal giorno in cui giochi di Palazzo, congiure romane, anche, perché non ammetterlo, errori, hanno consentito che la governasse, da ormai lunghi … lunghissimi … 8 anni».

Arillotta: di scontri “per principio” non c’è necessità

Fa presente, ancora, il dirigente dell’Unione di centro d’aver «seguito con attenzione» le parole di entrambi gli esponenti del centrodestra che hanno ‘incendiato’ i presenti in piazza Duomo. «Ho sentito di progetti già realizzati o in corso di realizzazione, finanziamenti erogati o da erogare, prospettive a breve, medio e lungo termine, con parole trasudanti impegno, passione, estremo senso di responsabilità e delle istituzioni, vivo interesse per la città ed il suo sviluppo; sentimenti, insomma, che certo risultano intollerabili ad una Sinistra che spesso si è schierata contro la città, dai moti di Reggio ai più recenti fatti a seguito dei quali una stagione di grande progresso per la città, e che oggi in tanti rimpiangono, è stata spenta con mezzi estranei alla politica ed alla democrazia, pur se ciò ne è costata l’associazione al marchio dell’ndrangheta, e l’ha fatta precipitare nell’abisso  per poi presentarsi come salvatori e ricostruttori.

Ma a prescindere dai fatti del passato, sui quali non vediamo l’ora, nell’interesse della Città e della sua storia recente, di potere riflettere e ragionare con animo terzo con chiunque voglia farlo, penso che sia l’approccio, per quanto comprensibile per il bruciore della sconfitta, ad essere sbagliato – osserva Paolo Arillotta -, ed è in questo senso che va colto l’intercalare, così vibratamente stigmatizzato nella pochezza degli argomenti, delle “perle ai porci”. Esso non era diretto alla Città o ai cittadini, ma semmai ai comportamenti di coloro i quali a Suo o a Loro nome ritengono che il diverso colore politico renda di necessità lo scontro con questa Regione governata dal centrodestra … a prescindere, così, per principio, ed assumere posizioni pregiudiziali che inaridiscono, lasciano il vuoto, e non risolvono i problemi. Era un ennesimo invito ai nostri rappresentanti istituzionali, ad una collaborazione sia con la Regione che con la rappresentanza parlamentare, che penso vada colto nella sua estrema e fruttuosa positività per la Città, per i suoi cittadini, per gli stessi rappresentanti istituzionali locali».

L’area moderata «va rifondata, senza spot cui nessuno crede»

E le parole sulle prossime Comunali, tanto criticate da una serie di formazioni variamente riconducibili al centrosinistra? «Che poi la volontà del centrodestra sia quella di vincere le prossime elezioni comunali, non mi pare che sia una novità, ma semmai una più che legittima aspirazione che sono certo che si realizzerà. Come è legittimo affermare tale aspirazione, con forza, in occasione della celebrazione di una grande vittoria, di Cannizzaro, di Occhiuto, di tutto il centrodestra. Centrodestra all’interno del quale l’area moderata e post-democristiana, alla quale mi sento di appartenere, ha necessità di una vera e propria stagione fondativa, a tutti i livelli. È per questo motivo che non parlo a nome di qualcosa o di qualcuno: non saprei a nome di cosa e di chi parlare, perché è il risultato che emerge dalle urne che, mi pare, parli da sé, nonostante il coraggioso impegno di Nino Foti e di Franco Bevilacqua».

Nell’analisi centrista “sul” Centro del centrodestra e i suoi risultati il 25 settembre scorso, «i proclami di queste ore di successi che nessuno vede, fondati dove su 10, dove su 8, dove su 30 voti, dove su voti di altri, potranno valere a suggestionare scarne corti romane disincantate, abuliche, agnostiche, interessate solo – questo è quel che emerge, purtroppo, con chiarezza solare – all’autopromozione, all’autoconservazione, all’autoproposizione, anche a costo di mortificare da un lato, e strumentalizzare dall’altro, storie, ideali, passioni, non a far passare l’idea di un risultato che, purtroppo, non c’è.

È questa un’area che va profondamente riorganizzata in uno scenario in evidente evoluzione, sempre con un saldo ancoraggio ai principi e valori di riferimento, sicuramente senza spot o sceneggiate ai quali nessuno crede, ma con il coinvolgimento vero della gente, con una costante interlocuzione con i territori, con il richiamo all’impegno politico, culturale e sociale di tutti, soprattutto dei tantissimi che, non riconoscendosi nelle formazioni politiche che nella storia politica del Paese li hanno rappresentati, oggi interessatamente ridotte dai responsabili nazionali a meri simulacri,  impinguano le schiere del preoccupantissimo – questo sì, non il governo della Meloni – astensionismo.

Un moto d’impegno civile che è anche il riscatto e la riproposizione senza nostalgie ma in termini moderni di una grande Storia sempre attuale, al quale nessuno può sottrarsi, per conservare a noi ed alle generazioni future la democrazia e la libertà, ed assicurare, come nel passato, progresso e sviluppo».

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