Reggio Calabria. L'ex premier pentastellato ritrova la “sua” piazza FOTO - Tempostretto

Reggio Calabria. L’ex premier pentastellato ritrova la “sua” piazza FOTO

mario meliado

Reggio Calabria. L’ex premier pentastellato ritrova la “sua” piazza FOTO

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venerdì 16 Settembre 2022 - 17:10

Vero bagno di folla: Giuseppe Conte catalizza l’attenzione, difende a spada tratta il Reddito di cittadinanza e ‘incorona’ l’ex procuratore Cafiero de Raho

REGGIO CALABRIA – L’idillio tra Reggio Calabria e Giuseppe Conte sembra non essersi mai interrotto da quel 2020 in cui la campagna elettorale, trainata dalla sua premiership, anche inondando la centralissima piazza De Nava l’allora Presidente del Consiglio dei ministri trainò il Movimento Cinquestelle a Palazzo Campanella per la prima volta nella sua storia (due gli eletti, Francesco Afflitto e il capogruppo Davide Tavernise).

Dal 2020, musica cambiata ma immutato ‘calore’ reggino

Nel frattempo la musica è molto, molto cambiata: Conte non è più a Palazzo Chigi (e, se è per questo, ne sta uscendo lo stesso successore “tecnico” Mario Draghi…), l’intero pianeta soffre per le smisurate bollette del gas e dell’energia elettrica e la dirimpettaia Sicilia che sta per votare anche per le Regionali cattura quasi per intero le attenzioni del capo politico del M5S.
Che peraltro, sul fronte delle Politiche del 25 settembre, è impegnato in una partita quasi totalmente interna. Dimostrare che è ‘davvero’ il capo, riscuotere un successo convincente per i capilista a lui graditi imposti-votati con elenchi separati ai tempi delle Parlamentarie – in Calabria sono l’ex procuratore distrettuale reggino ed ex procuratore nazionale antimafia Federico Cafiero de Raho per Montecitorio, l’ex procuratore generale presso la Corte d’appello di Palermo Roberto Scarpinato per Palazzo Madama –, fare un ‘pieno’ che compensi i ventilati minori consensi al Nord, ma soprattutto le nostalgie per Politiche 2018 nelle quali il M5S da solo conquistò la maggioranza assoluta dei suffragi in ampie fasce della Calabria e non soltanto.

Lo scivolone del ‘finto’ punto-stampa

In riva allo Stretto, l’ex premier convoca i cronisti per un ‘punto stampa’ che poi tristemente non si rivelerà affatto tale: spazio angusto e del tutto inadeguato; folla bestiale di non-giornalisti rispetto allo scarsissimo spazio, che ha assolutamente impedito agli operatori dell’informazione di svolgere serenamente e compiutamente il proprio lavoro; impossibilità assoluta di rivolgere al capo politico di Cinquestelle anche una striminzita domanda (chi ci ha provato comunque non ha avuto risposta).

Bronzi e passeggiata, poi dal testimone di giustizia Bentivoglio

“Prima”, però, Conte omaggia a suo modo il cinquantesimo dal ritrovamento degli splendidi Bronzi di Riace andando a visitarli a ‘casa’ loro, al MarRc, il Museo nazionale archeologico della Magna Grecia diretto da Carmelo Malacrino.

Poi, passeggiata con tanto di colloqui improvvisati coi cittadini, che ricambiano con grande calore.

E soprattutto, stop di tre quarti d’ora dall’intrepido testimone di giustizia Tiberio Bentivoglio alla Sanitaria “Sant’Elia” che guida – con mille difficoltà e ostacoli burocratici frapposti dallo stesso Stato che s’è avvantaggiato delle sue dichiarazioni – insieme alla moglie Enza Falsone.
Una lunga, emblematica tappa “a sorpresa ma non troppo”, considerato che casualmente sono della partita anche don Ennio Stamile e Mimmo Nasone (Libera), Lorenzo Labate (Confcommercio), Claudio Aloisio (Confesercenti), Gianni Laganà (Cna), Antonino Tramontana (presidente regionale di Unioncamere) e altri protagonisti del mondo del commercio e dell’imprenditoria reggina.

Davanti all’esercizio commerciale – che Bentivoglio e consorte tengono aperto, malgrado tutte le onte subite dal crimine organizzato incluso il tentato omicidio, giusto in un bene confiscato alle ‘ndrine -, tanti supporter con cartelli esplicitamente inneggianti a Conte e al MoVimento, ma pure più simpatici («Mia moglie è gelosa di te», per esempio).
E non mancano neppure le famigerate bimbe di Conte

…Tutto ciò con al seguito proprio Cafiero de Raho, tanti parlamentari uscenti e ricandidati a partire dalla stessa ex sottosegretaria alla Cultura Maria Laura Orrico per poi andare ai candidati nei collegi che interessano il Reggino – Fabio Foti e Giuseppe Auddino per la Camera dei deputati, Riccardo Tucci per il Senato – e non soltanto.

L’incoronazione dell’ex capo della Dda di Reggio

A seguire, ecco il “punto-stampa” che repentinamente si trasforma in un’arringa-lampo da un palchetto, coi cronisti schiacciati e impossibilitati a parlare. Per la scarsa voglia di rispondere di Conte; per il suo pochissimo tempo disponibile, visto il ritorno quasi immediato in Sicilia; ma anche per le mille gomitate subite.

L’occasione è propizia innanzitutto per «un abbraccio di speranza, di progettualità, di riscatto».
Quindi per un warning contro lo strapotere dei clan: «Tanti i successi, ma adesso stanno per arrivare circa 80 miliardi del Pnrr… Non cantiamo vittoria».

A seguire, per logica, l’incoronazione dell’ex procuratore antimafia Cafiero de Raho: «Non dobbiamo permettere alla malavita – così Giuseppe Conte – di mettere le mani su questi miliardi. Proprio per questo ci presentiamo a queste le elezioni avendo chiesto rinforzi… e che rinforzi!, ‘arrivano i nostri’! Accanto a me, lo conoscete bene, c’è l’ex procuratore di Reggio Federico Cafiero de Raho: un alfiere dell’antimafia che ha combattuto le mafie e conosce bene questo territorio e tutte le insidiose forme con cui la ‘ndrangheta e i clan sono capaci d’insinuarsi in tutti i gangli della Pubblica amministrazione e della vita pubblica».

Il Reddito di cittadinanza?

Da ultimo, strenua difesa di una misura ‘identitaria’ dei pentastellati: il Reddito di cittadinanza (che, per inciso, proprio in Calabria e nella dirimpettaia Sicilia vanta un’amplissima fetta di beneficiari). «Quando qualcuno parla di parassiti, spero bene si riferisca ai mafiosi!, non a chi percepisce il Reddito di cittadinanza… – tuona l’ex presidente del Consiglio –. Come vi permettete, voi politici, che state magari da 20-30 anni in politica e guadagnate anche coi soldi dello Stato di dare dei ‘parassiti’ a chi è in difficoltà? Questa cosa, scrivetelo voi giornalisti!, è indegna e mi fa imbestialire… da Giorgia Meloni a Renzi parlano di “poltronai”, di “parassiti” e di “metadone di Stato”… Cioè dei mafiosi? No, eh: dei mafiosi non ne parlano mai. E invece quello in cui chi è in difficoltà viene supportato dallo Stato per noi è un mondo civile, e incivile quello dei mafiosi: non possiamo accettare la visione che tutti questi politici hanno di un mondo “capovolto”».

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Un commento

  1. L’ha ritrovata? Perché gliela avevano nascosta?

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