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Reggio Calabria, successo della XVII Convegno AISSA nella facoltà di Agraria

Reggio Calabria, 20 febbraio –

Intensificazione e sostenibilità, è attorno a questi due sostantivi che aReggio Calabria esponenti del mondo accademico, ricercatori, rappresentantidel mondo agricolo e dirigenti delle organizzazioni di rappresentanza hannosviluppato un confronto approfondito nei contenuti, rigoroso nelle analisi,franco nelle prospettive.
L’occasione è stata data dalla celebrazione del XVII convegno dell’AISSA,l’Associazione Italiana delle Società Scientifiche Agrarie, organizzato dalDipartimento di Agraria dell’Università Mediterranea di Reggio Calabria,guidato da Giuseppe Zimbalatti, con la partecipazione della Conferenzanazionale per la Didattica di Agraria; convegno
Due giorni nei quali, di fatto e grazie ad un approfondito documento datoalle stampe da AISSA, si è disegnata quella che dovrebbe esserel’agricoltura del futuro in un contesto produttivo la cui scala è ormaiglobale; lavori iniziati prima con l’approfondimento relativo alle filieredi interesse per l’ambiente mediterraneo e proseguiti poi con le buonepratiche di intensificazione sostenibileLa seconda giornata è stata aperta da Giuseppe Zimbalatti, direttore delDipartimento Agraria Reggio Calabria e vicepresidente della Conferenzanazionale di Agraria, e da un intervento particolarmente apprezzato diDaniele Castrizio, ordinario di Storia economica all’Università di Messina,che ha ripercorso lo sviluppo delle colture dello Stretto dall’antichità alMedioevo attraverso l’analisi di tutti quegli elementi che, un tempo,rendevano la Calabria avamposto nelle rotte commerciali del mondo antico.

Saluti istituzionali affidati a Marcello Zimbone, Rettore dell’UniversitàMediterranea, Anna Nucera, in rappresentanza del Sindaco di Reggio Calabria,Stefano Colazza, Presidente della Conferenza di Agraria e Bruno Maiolo,direttore Generale Arsac, l’intervento introduttivo è stato affidato a MarcoMarchetti, Presidente uscente di Aissa (il nuovo presidente eletto nella duegiorni reggina è Massimo Tagliavini).
Marchetti ha indicato le prospettive per l’intensificazione sostenibilenell’agricoltura italiana, se “più conoscenza per ettaro” è il primo deiparametri elaborati da AISSA, l’altro è riassunto dall’espressione “produrredi più con meno”.
Per Marchetti “c’è oggi la necessita di una visione che sia coraggiosa edaudace, bisogna aprirsi alla possibilità di nuove filiere produttive edintervenire su quelle storiche e tradizionali sapendo che la coltivazioneintensiva è un’opportunità ma che può non valere per tutti i contesti e pertutte le produzioni.

In alcuni casi, ad esempio, la miglior forma è la coltura estensiva ma lascelta dipende sempre da una approfondita conoscenza del territorio e delleproduzioni”
Forte il richiamo dell’ex Presidente di Aissa alla necessità di avere unastrategia nazionale di intervento, sostegno e sviluppo dell’agricoltura “inpratica – ha sottolineato Marchetti – da moltissimi anni in Italia nonabbiamo una politica agricola e gli interventi sono apparsi spesso come lasemplice rincorsa verso l’ottenimento di fondi”.

Di agricoltori “coltivatori del paesaggio” ha invece parlato DinoScanavino, Presidente nazionale della Cia, sottolineando come in Italia siasempre più forte una dannosa tendenza “mentre si consuma e si urbanizzasuolo che sarebbe utile alla produzione agricola vengono anche abbandonatele aree meno fertili, la gestione responsabile del territorio è – da questopunto di vista – una priorità.”
Per il presidente dell’organizzazione agricola poi “la relazione con ilmondo scientifico è essenziale, la ricerca e le sue applicazioni concreteobiettivi irrinunciabili”.
Nicola Cilento, Vicepresidente nazionale di Confagricoltura, nel concordaresulla necessità di un Piano Agricolo nazionale ha evidenziato il ruolo delleaziende “condividiamo gli obiettivi della sostenibilità, contribuiamo allagestione del territorio ed in molte aree del paese gli agricoltori con illoro lavoro sono un insostituibile presidio di difesa contro il dissestoidrogeologico.

Le imprese – ha aggiunto Cilento – provano a far tutto ma quando parliamodi sostenibilità dobbiamo anche pensare a quella economica, i conti non sononella vita delle aziende un dettaglio trascurabile e dunque abbiamol’obbligo di ricercare punti di equilibrio”
Alla discussione hanno partecipato anche Sabrina Diamanti, Presidente delConsiglio nazionale dei dottori agronomi e forestali, Aldo Todaro, inrappresentanza del consiglio nazionale dei tecnologi alimentari, RobertoHenke, direttore del centro Politiche e Bioeconomia, Damiano Di Simine, inrappresentanza di Legambiente.
Le conclusioni sono state invece affidate ad Alessandra Stefani, Direttoregenerale Diforr del Ministero delle Politiche Agricole, che ha sottolineatocome il nostro Paese si è già dato delle linee guida essendo stato il primoe l’unico – a livello europeo – a definire ad esempio il concetto di forestevetuste “in alcune aree non dobbiamo proprio intervenire e rispettarel’evoluzione naturale.

La nostra biodiversità – ha evidenziato la Stefani – è una indiscutibilericchezza, ogni intervento va calibrato facendo attenzione a ciò che èpossibile fare nel pieno rispetto di un equilibrio naturale che vavalorizzato, tutelato e difeso.
Su alcuni temi ed in ordine a precise prospettive – ha aggiunto la Stefani- dobbiamo avere la forza di definire un progetto condiviso, è chiaro che cisaranno sacrifici compensati ovviamente da contrappesi ma se la governancedi sistemi è partecipata allora è possibile ottenere risultati”
















Carlo TARANTO

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