Soddisfatto il Governatore Scopelliti: «E' una battaglia che avevo già iniziato da Sindaco di Reggio, che ho ribadito in campagna elettorale e che ora continuo a portare avanti. Nella nostra terra non abbiamo bisogno di questi interventi, il carbone non è nella nostra cultura»
Il Consiglio regionale della Calabria ha approvato all’unanimità una mozione contro la realizzazione di centrali a carbone sul territorio calabrese. L’iniziativa ha fatto seguito alla discussione in atto sui progetti di realizzazione della centrale a carbone di Saline Joniche, nel comune di Montebello Jonico (Reggio Calabria), e alla riconversione dell’impianto termoelettrico di Rossano (Cosenza).
Il documento, licenziato dall’assemblea, rilevando che la Calabria «ha un saldo elettrico positivo», impegna il presidente Scopelliti e la Giunta regionale «affinchè si attivino presso il Ministero dello Sviluppo economico per impedire la costruzione di impianti termoelettrici a carbone in tutta la Calabria nel rispetto del Piano energetico regionale (Pear)».
La mozione, portata avanti dai consiglieri Bilardi, Fedele, Serra e Tripodi, tutti di centro/destra, è stata approvata all’unanimità ed esplicita la volontà, da parte dell’ente Regionale, a «costruire un percorso di ascolto con le comunità locali, attraverso gli amministratori veri artefici dello sviluppo territoriali ed è aperta al confronto ed ad un incontro con le comunità per affrontare nello specifico le strategie più idonee per la crescita economica e sociale dei vari territori».
Il Governatore Giuseppe Scopelliti ha detto che «questa battaglia contro il carbone in Calabria l’ho iniziata quando ero Sindaco della Città di Reggio, sempre in merito al progetto di Saline Joniche: non penso sia questa la soluzione per lo sviluppo della nostra terra. In campagna elettorale avevo garantito il nostro no a questo tipo di progetti e il documento del Consiglio di oggi dimostra che continuiamo a combattere per contrastare questo tipo di progetti, che riteniamo dannosi e distruttivi per la nostra terra che non merita il carbone. Non fa parte della nostra cultura, puntiamo su altro».
Peppe Caridi
