Dopo l'approvazione all'Ars di un documento congiunto sul tema del regionalismo differenziato interviene anche il governo regionale.
Un regionalismo differenziato due volte. Questo in sintesi chiede la Sicilia alle Regioni del Nord: un’autonomia che tenga conto delle diversità anche in negativo – non solo in positivo – rispetto alle condizioni di criticità strutturale in cui versa il Sud. Si alla riforma no ai tagli in buona sostanza.
“Giovedì prossimo in Conferenza delle Regioni si terrà un confronto tra tutte le Regioni e le Province autonome sul tema dell’Autonomia differenziata.” Spiega il vice-presidente della Regione Sicilia e Assessore all’Economia Gaetano Armao: “E’ un importante risultato che ho ottenuto stamattina durante una riunione della stessa Conferenza, dopo aver presentato la lettera che, sull’argomento, il presidente Musumeci aveva inviato al presidente del Consiglio, Giuseppe Conte e l’ordine del giorno che l’Assemblea regionale siciliana ha approvato ieri sera all’unanimità, dimostrando capacità di dialogo e di confronto sui temi dell’Autonomia”.
Il vicepresidente, in Conferenza delle Regioni a Roma, ha ricordato che “le misure di perequazione infrastrutturale in Sicilia sono state e risultano ancora oggi insufficienti e non hanno consentito di recuperare un divario inaccettabile, in palese violazione delle previsioni europee e costituzionali italiane del principio di coesione. Divario che è, peraltro, aggravato dalla condizione di insularità che non solo consente, ma impone allo Stato l’adozione di misure di riequilibrio strutturale e fiscale”.
Per questo motivo, si legge nell’intervento del vicepresidente, “il regionalismo differenziato previsto dal terzo comma dell’articolo 116 della Costituzione, sul quale premono le Regioni del Nord, potrà non danneggiare la Sicilia solo se contestualmente troveranno riconoscimento, così come ha richiesto il Governo regionale, le previsioni dello Statuto e la contemporanea attivazione degli strumenti di perequazione fiscale ed infrastrutturale previsti dalla stessa Costituzione e dai Trattati Ue, nonché dalla disciplina sul federalismo fiscale”.
