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Storia e costi della crisi dei rifiuti. Il “mistero” dei sette mezzi fermi

Marco Ipsale

Storia e costi della crisi dei rifiuti. Il “mistero” dei sette mezzi fermi

venerdì 30 Novembre 2018 - 06:14
Storia e costi della crisi dei rifiuti. Il “mistero” dei sette mezzi fermi

A fine ottobre restano solo due mezzi funzionanti ma poi cambia il responsabile dell’autocentro e sette vengono riparati subito. L’emergenza è costata 130mila euro

Un mese di emergenza rifiuti, come Messina non viveva da tempo. La crisi è finita ma bisogna risalire alle cause, soprattutto per far sì che non si ripeta. Il motivo principale? Al 30 ottobre Messina Servizi si ritrova con soli due mezzi funzionanti, su sedici, per la raccolta indifferenziata. E ciò che fa pensare è che, fino ad allora, nessuno ha agito per porvi rimedio. Ovviamente si è trattato di un processo graduale, non si sono mica rotti quattordici mezzi nella notte tra il 29 e il 30 ottobre, tanto che fino al 25 ottobre i mezzi in servizio erano sette, rispetto ai nove necessari per la raccolta ordinaria. La situazione è, quindi, precipitata in soli cinque giorni.

“Il direttore operativo, che deve rapportarsi direttamente al presidente, ed il responsabile dell’autocentro avrebbero dovuto fare qualcosa – dice il direttore generale Aldo Iacomelli -. Non bastava segnalare e passare il cerino ad altri. Io ho dato un’impronta di legalità. Non si può affidare la manutenzione sempre alle stesse officine, bisogna rispettare il principio di rotazione previsto dalle linee guida Anac. Ho dato l’input di usare il codice degli appalti, ho fatto registrare alcuni funzionari per fare da responsabili unici dei procedimenti, ho fatto firmare il protocollo di legalità antimafia e altre operazioni nella traiettoria obbligata della legalità. Per fare le gare ci vogliono dei tempi, dobbiamo farcene una ragione e, nel frattempo, trovare soluzioni per garantire l’ordinario”.

La GARA per la MANUTENZIONE dei MEZZI

Così lo scorso 4 luglio Iacomelli nomina l’ing. Roberto Lisi rup per la gara ponte trimestrale da 200mila euro per la manutenzione dei mezzi che l’azienda ha in usufrutto da Messinambiente. Il 14 agosto Lisi diventa rup anche per la gara europea da 2,2 milioni, della durata di due anni. “Mi sono state fatte due proposte inaccettabili – prosegue il direttore – : la prima era di riinvitare le officine che già lavoravano con Messinambiente, la seconda di spacchettare la gara a blocchi da 40mila euro per un totale di 400mila euro, un frazionamento d’appalto vietato dalla legge. Sono state fatte due richieste d’offerta su Mepa (il Mercato elettronico della pubblica amministrazione, ndr) e sono andate deserte, l’ultima proprio durante la crisi di novembre. A questo punto ho sostituito il rup, nominando l’ing. Benedetto Alberti, che ha rimodulato entrambe le gare dividendole in quattro lotti. I nostri mezzi hanno problemi meccanici, elettrici, idraulici, di carpenteria. Su un lotto unico è più difficile trovare qualcuno che si occupi di tutte queste cose. Il nuovo bando su Mepa scade il 5 dicembre, il 6 speriamo di averlo aggiudicato”. Ecco uno dei motivi per cui l’azienda si è ritrovata con appena due mezzi. Ma non è l’unico.

Il “MISTERO” dei SETTE MEZZI FERMI da TEMPO e RIPARATI in POCHI GIORNI

I mezzi sono vecchi ma com’è possibile una tale “ecatombe” in così poco tempo? “E’ vero che ci sono difficoltà coi fornitori visto il passato di Messinambiente – dice Iacomelli – ma è anche vero che abbiamo trovato mezzi fermi per la rottura di un sensore che costava 30 euro o di un cavo telecamera, poi invece si è trovato il ricambio”.

La RIUNIONE del 10 NOVEMBRE e i PIENI POTERI a IACOMELLI

Nel verbale della riunione del 10 novembre, si legge che Iacomelli “accoglie positivamente la proposta del socio unico di assumersi le responsabilità proposte del superamento delle criticità esistenti, che assicura possano essere risolte entro la fine del corrente mese col punto di partenza irrinunciabile della rivoluzione della gestione dei rifiuti, verso l’obiettivo del 65 % di raccolta differenziata da raggiungere con il contributo e le relative responsabilità di tutti gli attori entro il mese di luglio. Pertanto accetta la proposta di pieni poteri gestori chiedendo al cda di rimuovere ogni ostacolo formale”. Inoltre il sindaco e il cda decidono di azzerare tutti i corpi intermedi, “per togliere ogni alibi” al direttore, che accetta ma dice che “è necessario togliere ogni ambiguità”.

E quali sono le ambiguità e gli ostacoli? “Lo scorso 28 febbraio, il giorno stesso in cui io ho firmato il contratto – spiega il dg -, l’ex amministratore unico Ginatempo ha dato l’incarico di direttore operativo a Trimboli, senza parlarne con me. Situazione confermata dal nuovo cda fino, appunto, al 10 novembre. Gli ostacoli, invece, sono tre: i finanziamenti, il piano industriale e la pianta organica non ancora approvata”.

Tra i corpi intermedi, Benedetto Alberti prende il posto di Filippo Marguccio e, in pochi giorni, i mezzi passano da due a nove. “La gestione della piattaforma era inefficiente – prosegue il direttore -. Su iniziativa di Alberti, abbiamo recuperato subito sette mezzi, che evidentemente non erano così guasti, in parte riparati in autocentro, in parte applicando il regolamento acquisti in economia fino a 5mila euro”.

I MEZZI in USUFRUTTO

Il problema è che quei mezzi sono talmente vecchi che, anche una volta riparati, c’è il rischio che si guastino di nuovo. C’è però una buona notizia in ottica futura: “A fine usufrutto, l’anno prossimo, l’azienda non sarà obbligata a fare un’offerta vincolante per tutto il parco mezzi. L’obbligo era nel concordato e prevedeva un contributo da parte del Comune di 1 milione e 400mila euro. Una volta fallita Messinambiente, l’obbligo decade e non ci sarà quel contributo. Ma solo pochi di quei mezzi sono salvabili, molti hanno vent’anni o più, a mio avviso non va fatta alcuna offerta. L’investimento per i nuovi mezzi è nel nuovo piano industriale. Serviranno soprattutto mezzi piccoli per il porta a porta, ormai è così dappertutto, nessuno usa più quelli a carico laterale”.

Lo STOP del RIBALTAMENTO dei COSTI

Il ribaltamento dei costi è un istituto previsto dall’usufrutto. Messina Servizi pagava le spese a Messinambiente, subentrando nei contratti, e ogni mese i commissari giudiziali informavano il Tribunale rispetto alle attività svolte. L’usufrutto è stato firmato il 26 febbraio e aveva un termine ordinatorio di sessanta giorni ma Messina Servizi ha avuto i lavoratori solo dal 1 maggio. Poteva eventualmente scadere il 1 luglio ma né i commissari né il Tribunale hanno eccepito nulla perché il termine non era perentorio. Il 7 settembre l’allora liquidatore di Messinambiente, Giovanni Calabrò, dice stop al ribaltamento dei costi. Da qui l’avvio di altri problemi ma non si arriva ancora alla crisi. Il 16 novembre, stavolta sì in piena crisi, il sindaco Cateno De Luca chiede al nuovo liquidatore, Pietro Picciolo, di riprendere il ribaltamento dei costi. Troppo tardi, sia perché ormai l’emergenza è acclarata sia perché non si può più fare visto che tre giorni dopo Messinambiente fallisce.

QUANTO E’ COSTATA L’EMERGENZA

Due le voci di spesa: i mezzi noleggiati e lo straordinario per il personale. Sono stati noleggiati sei mezzi, di cui quattro a carico laterale e due a carico posteriore, per un importo di 73mila euro. Le ore di straordinario sono circa 4mila 500, che dovrebbero avere un costo compreso tra i 50 e i 60mila euro. In totale, circa 130mila euro. Il noleggio dei mezzi è fino al 15 dicembre ma c’è la gara in corso per la manutenzione dei mezzi, che si spera di aggiudicare il 5 dicembre.

I DUBBI sui LAVORATORI

Tra i dodici post domenicali del sindaco Cateno De Luca c’era anche questo: “E’ una tecnica che a Messinambiente hanno sempre fatto prima di Natale per farsi autorizzare lo straordinario. Rallentano la raccolta in modo tale che poi per risolvere la crisi bisogna fare i doppi e tripli turni e a dicembre si prendono anche fino a 5mila euro tra straordinario e bonus. Tutto viene deciso dai capi servizio “i settimi”, cioè quelli del 7 livello”. Per questo, De Luca ha annunciato di aver commissionato ai vigili urbani un’indagine. “Attendiamo gli esiti – continua il direttore -. Noi abbiamo applicato ai lavoratori il contratto nazionale senza aggiuntivi, come invece accadeva prima a Messinambiente, con un risparmio del 35 %, circa 80mila euro. Nel passaggio a Messina Servizi, i 507 dipendenti ci hanno già rimesso 1 milione e 200mila euro di ferie, mentre altri 4 milioni e 300mila euro di tfr li prenderanno ma dovranno comunque rivolgersi a un avvocato. Gli straordinari a Messinambiente sono sempre stati tanti”. Negli ultimi mesi, 2600 ore a luglio, 3200 ad agosto (ma è periodo di ferie), 2300 a settembre, 4131 ad ottobre (c’era la campagna Decoro Messina), 4500 a novembre per l’emergenza rifiuti.

L’OBIETTIVO del 65 % di DIFFERENZIATA

Per Iacomelli il 65 % di differenziata è raggiungibile ma a determinate condizioni. “Serve a Messina un impianto di compostaggio da 30mila tonnellate di umido all’anno, se si continua ad andare a 130 chilometri è un disastro. Il sistema è fragile e siamo appesi a un filo. E’ bastata la chiusura della discarica di Lentini per nove ore per creare problemi. Ogni mezzo può caricare il contenuto di 90 o 95 cassonetti, poi va alla piattaforma di trasbordo per scaricare sull'autoarticolato che va in discarica. Se c’è un problema in uno di questi passaggi, salta tutto il sistema. Anche i cassonetti sono in condizioni pessime, a volte si sganciano e cascano dentro i mezzi, anche per l’inciviltà dei cittadini. Dentro ci troviamo di tutto, una volta anche una bombola del gas, che si è incendiata, e abbiamo dovuto chiamare i vigili del fuoco”.

(Marco Ipsale)

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