Il decreto salva-Roma affossa Messina. Le Donne: «Auspichiamo un intervento della deputazione messinese»

Il decreto salva-Roma affossa Messina. Le Donne: «Auspichiamo un intervento della deputazione messinese»

Danila La Torre

Il decreto salva-Roma affossa Messina. Le Donne: «Auspichiamo un intervento della deputazione messinese»

sabato 08 Marzo 2014 - 13:03

A palazzo Zanca è successo l’imprevedibile e adesso il Comune deve intraprendere una nuova “via crucis” al fine di non vedere vanificati gli sforzi sin qui compiuti per accedere al Fondo di rotazione nazionale ed evitare il dissesto finanziario. Il segretario/direttore generale manifesta ottimismo ma la situazione è preoccupante

Il decreto salva-Roma rischia di affossare Messina e condannare il nostro Comune al dissesto. L’atto normativo, già pubblicato in Gazzetta ufficiale, cambia le regole del gioco e mette in pericolo la procedura di riequilibrio avviata dall'amministrazione Accorinti, che sta lavorando alla rimodulazione del piano di riequilibrio bocciato lo scorso 29 gennaio dal Consiglio Comunale (vedi correlato).

Il nuovo decreto salva Roma – il precedente non era stato convertito in legge nei 60 giorni di tempo utili – penalizza il Comune di Messina sotto due aspetti: innanzitutto, non prevede espressamente il prolungamento dei termini per la rimodulazione del Piano di riequilibrio a 90 giorni come il precedente decreto, riportandolo automaticamente ai 30 giorni indicati nella legge di stabilità 2014; in secondo luogo, stabilisce che le amministrazioni possono procedere alla rimodulazione del documento di risanamento finanziario in caso di diniego da parte della Corte dei Conti, e quindi non da parte del Consiglio comunale.

Per Palazzo Zanca, questa seconda fattispecie è la più grave ed in un certo senso “annulla” la prima, poiché – al di là dell’anticipazione della scadenza dei termini – il vero scoglio è rappresentato dal fatto che, per la rimodulazione del piano, l’amministrazione Accorinti sta beneficiando di una proroga che nasce dalla bocciatura ad opera dell’organo consiliare e non della magistratura contabile.

Un bel pasticcio, insomma, anche se dal Comune preferiscono evitare «allarmismi esagerati». Il segretario/direttore generale Antonio Le Donne spiega di aver già investito della questione – che ovviamente non tocca solo il nostro Comune – il Ministero dell’Interno e l’Anci regionale e nazionale. «All’inizio della prossima settimana dovrebbe arrivare qualche informazione più certa», ci dice al telefono. In ogni caso, Le Donne crede che il Comune abbia comunque un appiglio per rispettare quanto previsto dal decreto salva- Roma: il vecchio piano di riequilibrio, quello targato Croce per intenderci, che dopo l’approvazione da parte del Consiglio comunale venne spedito sia alla Sottocommissione del Ministero che alla Corte dei conti, senza che questi si esprimessero mai in merito. Il manager di Palazzo Zanca è convinto che i magistrati contabili potrebbero adesso formalmente respingere quella manovra.

Va, tuttavia, ricordato che la procedura di valutazione del piano venne allora sospesa su richiesta del commissario Lugi Croce, il quale comunicò a Palermo e a Roma che gran parte delle previsioni di entrata di quel Piano venivano a cadere a causa della bocciatura del Contratto di servizio con l’Amam e del conseguente venir meno del canone annuo da 15 milioni di euro a favore del Comune .

Difficile quindi ritenere possibile che, oggi, la Corte dei Conti decida di riprendere dai propri cassetti il piano targato Croce, facendo finta che nel frattempo, l’amministrazione Accorinti non abbia beneficiato, così come invece è avvenuto, prima della legge "salva-Italia" e in particolare dell’emendamento Mancuso, che sulle procedure di riequilibrio ha lanciato un salvagente alle amministrazioni di nuovo insediamento, tra cui la nostra; e poi anche della legge di stabilità e del salva- Roma, prima versione

Nonostante tutto, però, Le Donne non sembra affatto scoraggiato ed annuncia che nel frattempo porterà avanti il percorso tecnico amministrativo per la rimodulazione del piano respinto dai consiglieri comunali a gennaio, contando di presentare la nuova versione entro il termine che si era prefissato, cioè il 17 marzo.

Cosa succederà dunque? Davvero arduo dirlo adesso, i prossimi giorni saranno fondamentali per capire quali saranno gli sviluppi di una situazione imprevista, imprevedibile e, al di là delle dichiarazioni volte all’ottimismo, davvero preoccupante .

Di certo, e questo è l’unico aspetto davvero rassicurante, c'è che il decreto salva- Roma, come tutti i decreti legge, potrà essere modificato ed emendato in sede di conversione. Un ruolo importante lo potrebbe, dunque, giocare la deputazione nazionale messinese, come già avvenuto in passato. Ed è l’auspicio che si sente di esternare anche il segretario Le Donne: «Purtroppo non abbiamo più un ministro messinese, ma speriamo che i deputati ed i senatori messinesi si attivino per la città».

Ancora una volta il Comune sembra essere di fronte alla ghigliottina: vivere o morire decapitati. (Danila La Torre)

15 commenti

  1. Questa svista, non saprei come chiamarla, di Matteo RENZI, e per lui degli uffici legislativi della Presidenza del Consiglio ha dell’incredibile. Sono tanti i Comuni nella stessa posizione di Palazzo Zanca, speriamo nell’intervento dell’ANCI, a mio avviso l’associazione dei Comuni dovrebbe fornire una consulenza preventiva, ma si sa tutto quello che sia logico nella vita reale diventa insensato in quella dei burocrati. A proposito di burocrati ministeriali, darvi le cifre del loro stipendio sarebbe come iniettarvi direttamente in vena una dose doppia di bile, quindi non voglio assumermi questa responsabilità, aggiro l’ostacolo, pensate allo stipendio del cardiochirurgo che vi abbia salvato la vita e moltiplicatelo per tre quattro.

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  2. dead man walking

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  3. Queste notizie sono musica per le mie orecchie.
    Solo uno sprovveduto con gli occhi chiusi e le orecchie tappate poteva credere che si potessero salvare tutti i comuni che, dopo anni di allegro spendi-e-spandi, adesso si trovano col sedere per terra.
    E, per il salvataggio, basta un funambolo della politica.
    Con i soldi a disposizione, questo si poteva fare e questo si è fatto.
    Roma ha titolo per essere salvata, Messina no.
    Del resto, i messinesi hanno votato sempre per sporchi interessi personalistici.
    Baraccati che rivendevano le case popolari, squallidi commerci senza autorizzazioni, occupazioni suolo abusive nel silenzio dell’autorità, costruzioni abusive dotate di acqua, luce, gas e telefono.
    Adesso, finalmente, ne pagheranno le conseguenze.
    La politica del “andiamo a fottere il compagno” alla fine non ha pagato.
    George

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  4. quindi dovremmo essere felici che le porcate fatte a messina ci affossino e quelle fatte a roma..no !! i soliti sfascia tutto… ma mi sa che i pasticci di roma stavolta generando confusione premieranno tutti ..anche messina !!

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  5. Dividi et Impera 8 Marzo 2014 17:57

    Siamo di fronte alla seconda fase del piano:

    la prima consisteva nel lasciare indisturbati i sacchiggiatori di modo che, spontaneamente, portassero il debito alle stelle e servizi essenziali disfunzionanti e costosissimi.

    la seconda, che sta arrivando, consiste nell’espropriare definitivamente la collettività di beni e servizi in cambio di… NIENTE! perchè le risorse verranno immediatamente risucchiate dal suddetto debito.

    A questo punto ci si aspetterebbe che la magistratura faccia qualcosa visto l’incredibile danno prodotto alla collettività ma, ovviamente, tutto questo non accardà perche gli ambienti entro cui questo piano è maturato è lo stesso e fra compagni o fratelli è improbabile ci si pesti i piedi.

    E noi, popolo sovrano? Tutti a sperare nel salvatore di turno o a cliccare mi piace? C’è qualcuno che ancora ricorda come si è arrivati a conquistare certi diritti?

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  6. COMMENTO APERTO AI LETTORI DI TEMPOSTRETTO. Cominciamo noi a porre, URLANDO, ai signori di Palazzo Zanca, la domanda: per la prima casa, è meglio la vecchia IMU o la nuova TASI? Ho già invitato la CONTESTABILE e il PAGANO a studiare la TASI invece di perdere tempo a contrastare ZUCCARELLO, estendo l’invito a tutti i Consiglieri Comunali. Ho dato loro una lezione, a gratis, di come simulare i calcoli, utilizzando il simulatore IMU 2013 del sito web di Palazzo Zanca. Negli esempi fatti in quel commento, rimarcavo che, in assenza di detrazioni, anche senza innalzare ulteriormente l’aliquota della TASI dal 2,5 al 3,3 per mille, pagheranno di più tutte le famiglie con una rendita catastale inferiore a €800. Ho una brutta notizia, mi dispiace ma devo darla, per far conoscere cosa ci aspetta e sperare che possano mitigarla con l’unico rimedio possibile, estendendo la platea dei contribuenti. Nelle mie simulazioni in presenza di un figlio la soglia di rendita catastale in cui la TASI supera l’IMU al 4 per mille, sale a €992; con due figli si sale a €1190. ESEMPI.Chi ha una rendita catastale di €400 pagava di IMU senza figli €69, di TASI ne pagherà €168, ossia €99 in più. Differenza che sale a €168 in presenza di 2 figli. Con rendita da €500 l’aggravio nel passaggio da IMU a TASI va da €74 senza figli a €174 con due figli. Faccio presente che queste differenze sono con aliquota al 2,5 per mille, se salissimo al 3,3 per mille la stangata salirebbe ulteriormente, AVVERTE MARIEDIT. Per la miseria ci vogliamo interessare delle nostre tasche vuote, invece di polemizzare tra di noi?

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  7. liliana parisi 9 Marzo 2014 11:21

    Ma perchè:a parte Garofalo, abbiamo una deputazione messinese?Non me ne ero accorta!

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  8. C’è anche la possibilità che alla fine il decreto non venga convertito in legge e decada. Ma in quel caso che succederebbe?
    Non c’è nulla che vada bene a Messina. Gente che sbandiera vittorie di Pirro, azzeccagarbugli che avrebbero trovato scorciatoie e provvidenziali sottopassaggi per aggirare lo spettro del dissesto.
    Roma avrebbe qualcosa da vendere per recuperare il dissesto, ma noi che abbiamo? La madonnina del porto? Forse sarebbe il caso di arrivarci a questo dissesto.. tanto non abbiamo niente cosa ci possono prendere?

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  9. Garofalo chi?

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  10. Ma i messinesi lo sanno chi ha svuotato le loro tasche ed anche per questo mai si coalizzeranno per riprendersi il maltolto perché tutti sono complici del grande furto.

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  11. Da più di un anno si parla insistentemente di default del Comune e sempre, prontamente, il pericolo viene scongiurato. Probabilmente per salvare il deretano a coloro che hanno colpe e che ancora albergano a Palazzo Zanca. Auspico che una volta per tutte arrivi l’agognato fallimento, tanto con Accorinti & Co. il salasso è garantito in ogni caso.
    Poi l’uscita del pluristipendiato Le Donne è veramente risibile: ma secondo lui in D’Alia avevamo un ministro messinese che faceva gli interessi di Messina? La stessa cosa per i deputati e i senatori, chi li ha visti? Di politici falliti la nostra città ne è veramente piena…

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  12. Le Donne chi?

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  13. Dividi et Impera 10 Marzo 2014 00:10

    E qui si sbaglia. Possono prenderci tanti luoghi pubblici attualmente inutilizzati ma che rappresentano il vero “tesoretto” nascosto di tutti noi cittadini. Al di la di patologici e culturalmente radicati disfattismi Messina ha delle potenzialità fortissime il gioco sta nel farlo dimenticare ai cittadini di modo che, spontaneamente e di buon grado, si consegni il bene comune in mani private.

    Dio ci liberi dalla nostra miopia.

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  14. E c’era bisogno di importare questo supermegaprofessionista-mago-delle-resurrezioni presunte per poi in affanno riciclare il piano di Croce? Non è meglio fare un megasistemone al superenalotto e fare giocare ad ogni messinese una schedina del sistema?
    Acccorinti deludi sempre più

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  15. liliana parisi 10 Marzo 2014 18:04

    Quello che ha ottenuto l’audizione in Commissione Trasporti per Accorinti e il Commissario della Provincia,che finora non è stato mai inquisito e che io non ho votato come sindaco perchè mi pare l’unico che ricordi al Parlamento nazionale che esiste una città che si chiama Messina.Solo ultimamente a lui si è aggiunto il giovane D’Uva.

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