Respinto il ricorso contro l'amministrazione. Il Csa: "Il pronunciamento del giudice non bloccherà lo sciopero e le altre rivendicazioni a Messina"
MESSINA – L’amministrazione non ha violato le regole sindacali. A sostenerlo il giudice del Tribunale di Messina chiamato in causa dal ricorso del Csa e della Cisl. La vicenda riguarda l’imminente sciopero dei dipendenti del Comune. Secondo il magistrato, non si è verificata alcuna condotta antisindacale nel provvedimento della segretaria generale Rossana Carrubba. A essere messa in discussione è stato l’accordo tra i sindacati e l’ex direttore generale Salvo Puccio e la “modifica unilaterale” sulle progressioni economiche orizzontali degli impiegati decisa dalla dottoressa Carrubba.
Così il coordinatore provinciale del sindacato Csa Pietro Fotia: “Ricorso ex articolo 28 contro il Comune di Messina. Il Csa regioni autonomie locali prende atto della decisione del Tribunale del lavoro, e proporrà nei termini di legge opposizione al decreto, non condividendone le ragioni in fatto e in diritto. Il pronunciamento del giudice, non definitivo, non bloccherà lo sciopero e le altre rivendicazioni sindacali deliberate dai lavoratori. Altre azioni giudiziarie seguiranno in tutte le sedi opportune, anche a fronte della denuncia presentata dalla segretaria gennerale e direttrice generale alla Procura delle Corte dei conti sulla contrattazione decentrata 2023. Chiederemo copia dell’atto ai sensi della legge sulla trasparenza, per conoscerne il contenuto. Si auspica che tale solerzia, venga posta in essere non solo per gli atti posti in essere dal precedente direttore generale, Salvo Puccio, ma anche a quelli di altri”.
Oteri: “Sul piano politico e amministrativo rimangono interrogativi ai quali l’amministrazione deve rispondere”
Questo invece il commento del capogruppo della Lega in Consiglio comunale Cosimo Oteri: “La sentenza del Tribunale di Messina merita il massimo rispetto e va letta con equilibrio, senza strumentalizzazioni. Il giudice ha rigettato il ricorso promosso da Csa e Cisl, escludendo che, nel caso di specie, ricorressero i presupposti della condotta antisindacale prevista dall’articolo 28 dello Statuto dei lavoratori. Il Tribunale ha ritenuto che il Comune abbia agito sulla base di una ricostruzione giuridica non pretestuosa, fondata sulla normativa nazionale, sul contratto collettivo e sui vincoli finanziari, evidenziando che l’amministrazione, qualora ritenga una clausola della contrattazione integrativa incompatibile con norme imperative, ha anche il dovere di non applicarla. Si tratta di una motivazione articolata che va rispettata. Allo stesso tempo, però, è altrettanto vero che il Tribunale precisa che il presente giudizio non era diretto ad accertare in via definitiva la validità o la nullità della clausola contrattuale contestata, ma esclusivamente a verificare se vi fosse stata una condotta antisindacale. Sono due piani diversi, che non vanno confusi”.
Continua Oteri: “Ritengo che la vicenda non possa essere archiviata soltanto con l’esito del giudizio. Sul piano politico e amministrativo rimangono interrogativi ai quali l’amministrazione deve rispondere. Quando una procedura così rilevante coinvolge centinaia di dipendenti comunali e determina un contenzioso con organizzazioni sindacali rappresentative, è doveroso interrogarsi se il confronto preventivo avrebbe potuto evitare tensioni e incertezze. Tengo anche a distinguere il ruolo tecnico da quello politico. La segretaria generale e gli uffici hanno svolto le proprie funzioni assumendo una determinata interpretazione giuridica che il Tribunale ha ritenuto tutt’altro che pretestuosa. Il mio intervento non è, quindi, rivolto alle persone o ai dirigenti dell’Ente, ma riguarda le responsabilità politiche dell’amministrazione nella gestione complessiva delle relazioni sindacali e del confronto con i lavoratori. Una buona amministrazione non si misura soltanto dalla capacità di difendere le proprie ragioni davanti a un giudice. Si misura soprattutto dalla capacità di prevenire i conflitti, costruire relazioni sindacali solide, garantire certezza delle regole e tutelare la serenità dei dipendenti”.
Conclude il consigliere: “Continueremo a svolgere con senso di responsabilità il nostro ruolo di opposizione, chiedendo trasparenza, chiarezza amministrativa e un dialogo costante con le rappresentanze dei lavoratori. La sentenza chiude questo giudizio, ma non esaurisce il doveroso confronto politico, che non c è stato per volontà dei consiglieri comunali di maggioranza, su una vicenda che ha avuto un impatto significativo sull’organizzazione del Comune e sui suoi dipendenti”.
L’opposizione alla decisione della segretaria generale Carrubba
La grana è quella dei differenziali stipendiali per le Peo, Progressioni economiche orizzontali per il 2024. Con una nota precedente dei sindacati, a essere criticata è stata la decisione, frutto di una determina del 28 maggio, “della dottoressa Rossana Carrubba. La segretaria generale e direttrice generale del Comune di Messina, oltre a non dare seguito a quanto già posto in essere con e graduatoria provvisoria, ha inteso interpretare e modificare unilateralmente i criteri che allo stato attuale risultano individuati e definiti”. Il tutto andando contro, secondo i rappresentanti delle tre sigle, al “corretto mantenimento delle relazioni sindacali”. Da qui “la penalizzazione per 300 dipendenti, che perdono dai 50 ai 100 euro lordi mensili”.
Si tratta di una “progressione orizzontale risalente all’1 gennaio 2024, con una graduatoria con criteri meritocratici. Criteri, risorse e contingenti frutto di contrattazione con l’ex dg Salvo Puccio”. E che, per i sindacati, sono stati smentiti dalla dottoressa Carrubba.

