L'Authority dello Stretto rischia di essere affondata dal no della Calabria - Tempostretto

L’Authority dello Stretto rischia di essere affondata dal no della Calabria

Rosaria Brancato

L’Authority dello Stretto rischia di essere affondata dal no della Calabria

lunedì 26 Novembre 2018 - 07:39
L’Authority dello Stretto rischia di essere affondata dal no della Calabria

Da settembre il no delle istituzioni della Calabria, dal sindaco al vice presidente della Regione, rappresenta il maggiore ostacolo alla realizzazione della sedicesima autorità portuale. Un rischio da non sottovalutare

I matrimoni si fanno in due, ma a quanto pare la sponda calabra non ha alcuna intenzione di accettare la nascita dell’Autorità portuale dello Stretto.

Il primo a dirlo, in ordine di tempo, è stato il vice presidente della Regione Calabria, Francesco Russo, con delega al porto di Gioia Tauro. “Le motivazioni sono diverse- ha dichiarato a settembre- La gestione di porti cruciali della Calabria non sarebbe uniformata agli standard provenienti da una sola Autorità di sistema, causando così confusione negli investitori che dovrebbero seguire diversi iter procedurali. Verrebbe poi a mancare la continuità gestionale per il porto di Villa San Giovanni, che si staccherebbe da Gioia Tauro. Infine la Zes di Reggio Calabria sarebbe gestita da Enti diversi”.

L’istituzione dell’Autorità portuale dello Stretto ( che accorperebbe i porti di Messina, Milazzo, Reggio Calabria e Villa S. Giovanni), finora più che altro soltanto annunciata, rischia di arenarsi in uno scoglio piuttosto consistente: il no dei dirimpettai.

Il vicesindaco della Città Metropolitana di Reggio Calabria, Riccardo Mauro ha definito incomprensibile la decisione del ministro Toninelli di istituire la sedicesima AP archiviando l’accorpamento Messina-Gioia Tauro “una scelta che mortifica il territorio”. Posizione analoga per l’assessore del Comune di Reggio Giuseppe Marino ed un no netto per la Filt Cgil nazionale e per la Uil Trasporti della Calabria.

A ottobre a tuonare contro il matrimonio è stato il sindaco metropolitano Giuseppe FalcomatàD’accordo che al momento è solo un annuncio e non ci sono fatti concreti ma non si può spezzare in due un territorio, sarebbe un passo indietro rispetto al percorso di crescita avviato con l’Autorità di sistema di Gioia Tauro che avrebbe portato alla creazione della più grande AP del Mediterraneo”.

Lo stesso presidente della Regione Sicilia Musumeci, sabato scorso a Messina in occasione dell’inaugurazione della nave Elio, ha tirato le orecchie ai colleghi della Regione Calabria “non potete parlare di area integrata se poi ci presentiamo divisi sull’AP”.

I rischi che lo scoglio diventi insormontabile, mandando in soffitta l’AP dello Stretto, ci sono soprattutto se la città si accontenta di quella che finora è stata solo una dichiarazione d’intenti.

Non a caso nei giorni scorsi a dare l’allarme è stato il segretario generale della Cisl Tonino Genovese che ha evidenziato come nel silenzio generale sia stata la parlamentare del M5S Angela Raffa a dire chiaro e tondo che il vero ostacolo all’AP dello Stretto è la Regione Calabria e che il dialogo è difficilissimo

«Il territorio di Messina ha tutte le potenzialità che gli consentirebbero di “poter camminare da solo”. – sostiene Genovese – Meglio piccoli e autonomi che inseriti in un’ ipotesi di maggiore dimensione ed essere irrilevanti. Dagli annunci il ministro Toninelli deve passare ai fatti. Finora si sono salvaguardati interessi territoriali basati su logiche di potere contrattuale e politico e le tanto sbandierate opportunità legate agli incrementi dei traffici marittimi vanno nella direzione dei porti di Genova e Trieste e sono governate da scelte imprenditoriali di economicità e funzionalità proprie degli interessi delle società che gestiscono i trasporti delle merci”.

Il troppo silenzio può essere scambiato per acquiescenza e il rischio è che alla fine Messina resti con un pugno di mosche in mano.

Nel frattempo è stato presentato un disegno di legge, che sarà discusso entro il 23 dicembre, nell'ambito della manovra finanziaria e che prevede un "ridisegno" del sistema dei porti calabresi che tuteli le diverse istanze. Il nodo da sciogliere sono le Zes, che Reggio Calabria non vuole perdere, nonchè il fatto che sarebbe preferibile chiamarla Autorità portuale dello Stretto, togliendo il "di Messina" dal momento che le sponde sono due e puntando ad un'integrazione completa. I "pontieri" sono al lavoro da settimane per smussare gli angoli e far rientrare le proteste dei reggini e contano di far trovare la quadra entro fine mese. Il vero "Ponte" tra Scilla e Cariddi, dovrà essere la continuità territoriale, attestata anche dall'AP dello Stretto.

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