La vicenda sullo sfondo del processo ad un 72enne accusato di evasione dai domiciliari
Messina – “Voglio andare in carcere!”. E’ questa la richiesta che si è sentita fare la giudice Crisafulli al processo per direttissima ad un 72enne accusato di evasione dai domiciliari. Un caso insolito quello dell’uomo, fermato dai Carabinieri perché più di una volta era stato sorpreso fuori casa. Non unico però. Perché dietro tante storie e vissuti che finiscono davanti ai giudici c’è spesso uno sfondo di difficoltà e disagio che la mera cronaca fatica a mostrare e la giustizia gioco forza il più delle volte ignora e non è la prima volta che un giudice si è sentito dire: “Preferisco il carcere”.
La vicenda
Il 72enne messinese, residente nella zona sud cittadina, era stato arrestato per maltrattamenti in famiglia. su richiesta del difensore il Tribunale di Sorveglianza gli aveva concesso i domiciliari e qualche settimana fa il legale gli aveva fatto ottenere qualche ora di permesso per uscire di casa, tre giorni a settimana. “Sono solo, non sto bene, ho bisogno di tutto e devo provvedere autonomamente, dalla spesa alle medicine”, ha spiegato oggi infatti il 72enne. Ma, secondo i carabinieri che lo hanno arrestato, l’uomo ha interpretato i permessi “in autogestione”, violando più di una volta le prescrizioni del Tribunale di Sorveglianza.
Il processo
Da qui il processo per direttissima per evasione dai domiciliari, celebrato oggi. Il pubblico ministero Riccardo Bussoli aveva chiesto per lui gli arresti domiciliari. E’ lì che l’imputato “si è opposto”. “Meglio il carcere signora giudice, io non ce la faccio più, almeno in cella qualcuno mi cucina e non sono solo”. Malgrado l’insolita richiesta, la dottoressa Crisafulli ha invece accolto la richiesta dell’avvocato Giovanni Mannuccia, convalidando il fermo ma non applicando all’uomo alcuna misura cautelare.
